Nella Direzione PD tutta la verità sul Referendum No Triv

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Nel corso dell’ultima Direzione del Partito Democratico è stato finalmente scoperchiato il vaso di Pandora. “Anche tu te ne rendesti conto che l’unica questione di quell’ultimo quesito era evitare il de-commissioning in capo alle aziende petrolifere”, dichiara Michele Emiliano, rivolgendosi al Segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi che incassa senza replicare.


Renzi era perfettamente consapevole dell’importanza della posta in gioco. Per questa ragione il suo Governo introdusse nella Legge di Stabilità 2016 la norma che prevede che permessi di ricerca e concessioni per estrazioni di gas e petrolio entro le 12 miglia marine non abbiano più un termine di scadenza.
Così facendo, di fatto, il Governo ha esentato le compagnie petrolifere dall’obbligo di smantellare le piattaforme non più produttive poste entro il limite delle 12 miglia.

I costi di de-commissioning delle 6.500 piattaforme sparse lungo le coste del mondo sono valutate oggi fino a 40 miliardi di dollari per i prossimi tre decenni. Il costo medio è quindi di oltre 6 milioni di dollari per singola piattaforma da smantellare a fine attività”. – dichiara Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv – “Secondo i dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico, entro le 12 miglia si trovano 135 piattaforme che, grazie alla norma voluta dal Governo nella Legge di Stabilità 2016, nessuno sarà più costretto a smantellare. Tradotto in euro, il Governo Renzi ha regalato alle compagnie petrolifere, da oggi ai prossimi anni, qualcosa come 760 milioni di euro, più tutto il resto”.

“Tutto il resto” sta a significare che, oltre alla rimozione di impianti, macchinari, di strutture fisse e galleggianti, le compagnie del gas e del petrolio, prima di tale norma, avrebbero dovuto farsi carico anche della rimozione o della stabilizzazione dei detriti di perforazione, dello smantellamento o della rimozione degli oleodotti e, infine, del ripristino del fondo marino, così come di ogni altra attività analoga a terra (per esempio, il riciclaggio o la stabilizzazione dei materiali di scarto).

Quella dei 760 milioni di euro risparmiate dalle compagnie -Eni in testa- è quindi una stima in difetto: tutto il de-commissioning delle 135 piattaforme che si trovano entro le 12 miglia vale almeno 1 miliardo di euro: 1 miliardo di euro di mancato lavoro per le imprese italiane del settore nei prossimi anni; 1 miliardo di euro in meno sui conti di Eni & Co..

Questa è la conferma che il vero obiettivo dell’invito al non voto e del sistematico boicottaggio del Referendum No Triv non è mai stata la difesa dei posti di lavoro che si sono comunque persi dopo il 17 aprile 2016,“ – dichiara il Prof. Enzo Di Salvatore, padre dei sei quesiti referendari – “bensì evitare che le compagnie petrolifere dovessero farsi carico del costo dello smantellamento delle piattaforme non più produttive e delle costosissime bonifiche. Il Governo Renzi ha fatto un grande regalo alle società petrolifere fingendo di prendersi cura del futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. Se a questo aggiungiamo 2,1 milioni di euro ogni anno di sussidi diretti ed indiretti, le franchigie sulle royalties e l’esenzione dal pagamento di IMU e TASI, è evidente che siamo distanti anni luce dai concetti di libertà di iniziativa economica privata e di tutela della concorrenza”.

Cosa riserva il futuro? “Abrogare quella norma è un atto di civiltà: lo era allora e lo è a maggior ragione oggi dopo le conferme venute dalla Direzione del PD” – concludono Di Salvatore e Gagliano-. “In un anno gli equilibri sono mutati ed in Parlamento esiste una maggioranza No Triv in grado di cancellare diversi mostri giuridici creati dal Governo Renzi con la Legge di Stabilità 2016. Per far questo occorre una netta e decisa volontà politica”.

Un pensiero riguardo “Nella Direzione PD tutta la verità sul Referendum No Triv

  • 19 febbraio 2017 in 11:30
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    non perdiamo la speranza
    liberiamo mare e terre dalle trivelle

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