Consiglio comunale di Mondavio dell’8 maggio 2017

Il consiglio numero dieci del mandato cominciato poco meno di un anno fa è stato indetto in sessione ordinaria per l’ormai consueto orario delle 21.15 dell’8 maggio scorso. Pochi minuti prima dell’ora indicata sono già presenti alcuni consiglieri; il segretario comunale si palesa in sala alle 21.13, seguito un paio di minuti dopo da Zenobi e Albani, appena usciti dall’ufficio del sindaco. Alle 21.16 Volpini può quindi procedere all’appello: risultano assenti le neo-mamme Simoncelli e Bonifazi, che già all’assemblea precedente non avevano risposto alla chiamata del segretario. Alla presenza dello scarno pubblico costituito solo da chi scrive e dalla vigilessa municipale, il sindaco attesta le undici presenze, nomina scrutatori della serata Berti, Bigelli, Pasquini e dichiara aperta la seduta con il primo dei sette punti previsti per la serata, l’ultimo dei quali aggiunto in un secondo momento: i verbali della seduta precedente vengono quindi approvati all’unanimità.

Il secondo punto, come di consueto, è costituito dalle comunicazioni del sindaco: Zenobi ricorda che, come molti comuni in Italia, “siamo in leggero ritardo sulla scadenza legata all’approvazione del bilancio consuntivo che la legge fissa al 30 aprile”; tuttavia in realtà ci sono 20 giorni in cui il prefetto intima al consiglio di adempiere al proprio dovere, pena lo scioglimento. Il primo cittadino evidenzia che quest’anno le maggiori problematiche sono state costituite dalla nuova normativa sulla contabilità che ha messo in difficoltà anche i gestori dei software che fino all’ultimo non hanno adeguato i propri programmi. Inizialmente i comuni hanno chiesto una proroga all’Anci, ma a quanto pare non è stata concessa; per quel che riguarda Mondavio, è stata fatta un comunicazione alla prefettura che ha soprasseduto sui pochi giorni di ritardo. Anche i comuni vicini hanno sforato i termini, come Mondolfo che ha appena approvato o San Lorenzo in campo che lo farà nei prossimi giorni; “da noi” c’era un problema con il software che “agganciava male i dati” e “sballava anche il consuntivo del 2015”, al quale si è aggiunto il fatto che il periodo di feste e ponti da poco trascorso “non ha agevolato” la situazione. Zenobi conclude precisando che altre comunicazioni verranno date nel corso della discussione dei punti successivi.

Non dovendo procedere a votazione, si passa al terzo punto della serata, che recita “esame e approvazione rendiconto 2016” e viene illustrato dal primo cittadino, il quale ricorda che tale rendiconto rappresenta la chiusura dell’esercizio finanziario precedente ed è frutto di scelte politiche e amministrative, anche se il bilancio è stato approvato dalla vecchia amministrazione e l’attuale ha apportato delle variazioni su un impianto che non aveva votato. Zenobi afferma che il rendiconto si è chiuso positivamente con la parte di competenza di 2.357 euro e “questo significa che la previsione per il 2016 era veritiera”: avere “troppo avanzo non è positivo” perché vuol dire che “uno ha frenato durante l’anno con la spesa”. Mentre il sindaco parla, entra in aula e si siede tra il pubblico una ragazza con una bambina piccola, presumibilmente una conoscente di una amministratrice. Zenobi prosegue elencando “le parti più importanti”: l’avanzo complessivo di amministrazione al 31 dicembre 2016 è pari a 579.823,37 euro, di cui solo 248.064,30 rimangono “liberi, a disposizione” per essere utilizzati per spese di investimento perché, come prevede la normativa, si sono dovuti costituire due fondi. Uno di essi è quello per i crediti di dubbia esigibilità, per un importo di 202.427,13 euro a garanzia di entrate che ancora si devono concretizzare, e rappresenta una tutela dell’ente dal punto di vista finanziario: quest’anno la stima è ancora più prudenziale rispetto allo scorso anno, quando l’importo era di circa 180.000 euro. L’altro fondo “molto prudenziale” è legato alle partite vincolate ed è pari a 129.331,94 euro impegnati in “precisi scopi in entrate e in uscita che però ancora non sono stati fatti”, ad esempio vincoli derivati dalla contrazione di mutui, vincoli formalmente attribuiti all’ente, vincoli derivanti da trasferimenti o da leggi e principi contabili: si tratta di risorse che il comune ha previsto in entrata o in uscita ma che poi “non si sono utilizzate”, come ad esempio le somme dovute a provincia o regione iscritte a bilancio ma non più richieste. Prima però di cancellare queste “pendenze che non ci sono più” e di metterle nella parte non vincolata “che poi uno le spende”, la ragioneria “ha chiesto per quest’anno” di lasciarle nel fondo citato. Per quel che riguarda la partita dei residui, la situazione è “notevolmente migliorata grazie al lavoro che ha fatto l’ufficio”: si è “partiti a inizio anno” con un fondo di 2.114.309 euro e residui passivi per 1.455.000 euro, quindi “chiudiamo l’anno” con residui attivi per 558.000 euro e passivi per 310.000 euro, perché “un minimo di passivi c’è sempre”. Zenobi ricorda che quest’anno non c’è più il patto di stabilità ma c’è il pareggio di bilancio; nella relazione del revisore ma anche in quella della ragioneria deve essere riportata l’attestazione del rispetto del vincolo di finanza pubblica e la gestione del 2016 è stata “forse anche troppo rispettosa” perché “come spazi finanziari siamo stati nel pareggio di bilancio con 477.000 euro”. Un altro aspetto positivo della gestione finanziaria è il mancato utilizzo per due anni consecutivi, cioè 2015 e 2016, degli oneri: lo scorso anno sono stati incassati 58.344,50 euro, anche se c’è da registrare un calo rispetto a quando “l’edilizia andava forte” e permetteva di realizzare anche 150.000 euro. Tra le entrate dello scorso anno rientra quella relativa alla ristrutturazione del supermercato “Famila” a San Filippo. Il sindaco ricorda che la normativa prevede l’obbligo di utilizzare il 25% degli oneri per la copertura delle spese correnti e sostiene che il non utilizzo di questi oneri per i due anni passati è un’attestazione di correttezza. Per quel che riguarda il consuntivo, vengono riportate le coperture dei servizi a domanda individuale: la copertura media è dell’84,3% ed è un fattore positivo, ma le criticità rimangono e quelle maggiori vengono riscontrate sulla mensa e in alcuni settori dei servizi sociali. La copertura della Rocca, nonostante il calo dei turisti registrato anche a causa dei recenti sismi, è pari al 117%: “abbiamo incassato 54.000 euro e ne abbiamo spesi 47.000”. I servizi cimiteriali “sono sempre molto in attivo”, mentre la maglia nera è rappresentata dal trasporto scolastico, che registra una copertura del 14,93%: a fronte di un incasso di 24.000 euro “ne spendiamo 166.000”. Zenobi precisa che la gara per il servizio per i prossimi tre anni che verrà indetta a breve dovrebbe apportare un risparmio di circa 10.000 euro, anche perché è previsto un ridimensionamento dei percorsi, che ora arrivano in molti casi fuori comune per “accaparrarsi i bambini e mantenere le scuole”: non si andrà più a Cavallara in quanto l’utenza verrà meno, mentre per Castelvecchio e Monte Porzio si farà un solo viaggio invece di due. Il consigliere Martino interviene sostenendo di aver “pensato parecchio” a questo proposito e affermando che un dipendente costa meno di 150.000 euro e che un pulmino del comune lavora poche ore al giorno: Zenobi replica che il costo comprende non solo gli stipendi ma anche carburante e manutenzione dei mezzi, che gli orari del servizio sono “molto spezzettati”, che ci sono contestualmente quattro pulmini e che comunque attualmente il livello di spesa è lo stesso di quando la gestione era in mano al comune, cioè sino a quattro/cinque anni fa. L’esternalizzazione del servizio era stata messa in gara, ricorda il sindaco, alla stessa cifra che l’amministrazione sosteneva fino a quel momento. La scelta di esternalizzare il trasporto scolastico, sulla quale “oggi non si può tornare indietro”, era stata “obbligata” dal blocco del turnover al 25%: a seguito del pensionamento di un dipendente e all’entrata in aspettativa di un altro non “riuscivamo ad assumere altro personale”. Inoltre, aggiunge Zenobi, ogni volta che un dipendente dei servizi sociali si assentava doveva essere sostituito da un operaio, causando disagio all’Ufficio Tecnico. Martino osserva però che “nel periodo estivo non lavorano”, il primo cittadino ribatte sostenendo che in realtà “stanno facendo più ore” a causa delle varie manifestazioni stagionali e delle attività come centri estivi e colonie, senza contare i viaggi e le uscite in più che vengono realizzate durante l’anno scolastico. Zenobi precisa inoltre che “attualmente c’è lo sblocco del turnover”, però la capacità di spesa persa negli anni non si recupera: esiste un vincolo sulla spesa del personale per cui si è dovuto certificare che nell’esercizio finanziario del 2016 questa è stata uguale o non superiore alla media fissata per legge nel 2011-2013; in quel triennio “noi abbiamo avuto una media di spesa del personale di 1.040.000 euro”, per il 2016 è “ampiamente rispettata perché siamo sotto i 196.000 euro”. Al momento il turnover è al 100%, mentre fino a poco tempo fa era al 75%, e ciò “è una piccola soddisfazione” perché si potrà rimpiazzare interamente il dipendente che va in pensione con un altro. Per finire, l’ultima cosa che il sindaco “ci tiene a dire” è l’aspetto dell’indebitamento: il comune può limitarsi fino ad una percentuale dell’8%, ma “noi certifichiamo per il 2016 che l’incidenza dell’indebitamento sulla parte corrente è del 2,69%”, nonostante il mutuo di 130.000 euro contratto lo scorso anno. Negli anni l’indebitamento si è ridotto, passando alla percentuale citata dal 3,72% del 2014, con una quota mutuo da rimborsare che attualmente è di 3.096.000 euro. Non ci sono altre osservazioni e allora si passa al voto: il consiglio è favorevole all’unanimità alla delibera e alla sua immediata eseguibilità.

Il quarto punto all’ordine del giorno recita “approvazione regolamento comunale per la gestione dei rifiuti”: Zenobi premette che per i cittadini non cambierà nulla dato che si tratta della regolarizzazione di un aspetto amministrativo dell’ente. Nei fatti il nostro comune ha un regolamento amministrativo che disciplina il tributo ma non ne ha uno “che disciplina la gestione del rifiuto” e questa mancanza ha rappresentato una lacuna che impediva lo svolgimento dei controlli e la repressione dei comportamenti scorretti, per i sanzionare i quali ci si poteva attenere solo alle norme del codice civile. In base alla nuova normativa, il nuovo regolamento va a disciplinare quelle che sono le classificazioni dei rifiuti (urbani, speciali, ingombranti, assimilati, ecc…), le modalità di raccolta, recupero e smaltimento, le aree di svolgimento del servizio, la frequenza di raccolta, le norme relative ai contenitori, la modalità di effettuazione della pesatura dei rifiuti, le modalità di conferimento dei rifiuti ingombranti, dei RAEE e delle altre tipologie tra cui i rifiuti cimiteriali e quelli “legati al verde” (potature, sfalci), la pulizia dei mercati e delle aree legate alle manifestazioni. Riguardo a queste ultime, già la delibera regionale 368 del 18 aprile 2016 “tende a spingere” affinché gli organizzatori di sagre, feste e manifestazioni utilizzino materiali il più possibile ecologici e procedano alla corretta raccolta dei rifiuti. Un altro aspetto contemplato dal nuovo regolamento riguarda l’attività di volantinaggio, consentito solo nella forma della consegna diretta al destinatario, per tutelare il decoro ed evitare di ritrovarsi attaccato in giro per il comune “di tutto e di più”. Un articolo disciplina il comportamento dei padroni dei cani e prevede sanzioni per coloro che non ne raccolgono gli escrementi, fatto che non di rado succede nel nostro comune; su proposta della Polizia Municipale il sindaco propone però di stralciare l’allegato delle sanzioni e di demandarne l’adozione alla giunta, per evitare che future modifiche agli importi delle sanzioni stesse comportino una modifica del regolamento in consiglio. Bigelli richiede di esporre alcune precisazioni sull’articolo 14, quello riguardante i RAEE, perché sono cose che “è bene che conoscano tutti”, a partire dai consiglieri. Il sindaco ricorda quindi che in base al decreto legislativo 151/2005 i RAEE devono essere gestiti dai detentori finali con una delle seguenti modalità: consegna gratuita dell’apparecchiatura usata ad un rivenditore, in ragione di uno contro uno, quindi con contestuale acquisto di un apparecchio equivalente, oppure consegna gratuita dell’apparecchiatura usata di piccole dimensioni (meno di 25 cm.) ad un rivenditore, senza essere condizionati all’acquisto di uno nuovo (ma l’obbligo vale solo per i grandi negozi con più di 400 mq. mentre per i piccoli è facoltativo), oppure conferimento diretto al centro di raccolta apposito individuato dal comune, o ancora tramite conferimento al gestore del servizio con le medesime modalità dei rifiuti ingombranti. Saranno poi i distributori a smaltire i RAEE ritirati a norma di legge. Il primo cittadino conclude con un ironico “Sauro vi interroga la prossima volta”, poi passa alla due votazioni, quella per l’emendamento relativo allo stralcio e poi a quella per l’approvazione del regolamento così modificato: unanimità in entrambi i casi.

Il quinto punto prevede la “approvazione regolamento sul compostaggio domestico”: Zenobi sottolinea che questa è una “forte passione sociale” di Bigelli, ma non solo: recentemente “sono stati convocati come soci” da parte di Aset per una riunione sul tema ed in particolare sul nuovo sistema di calcolo della percentuale della raccolta differenziata. Due sono le novità: la prima è che per legge dal 2017 nel conteggio della differenziata deve entrare lo “spazzamento” e questo “lo dico subito, ci penalizza” per una percentuale che Aset ha stimato del 2,07%, anche perché i comuni che come il nostro hanno la spazzatrice meccanica raccolgono più rifiuto di quelli che si avvalgono dell’opera degli spazzini. Il secondo aspetto è invece facoltativo e riguarda il computo che la legge riconosce per il rifiuto legato al compostaggio. La percentuale di frazione organica che non viene ritirata perché finisce nelle compostiere dei cittadini viene calcolata, con una formula matematica a livello nazionale, nella raccolta differenziata: la percentuale stimata “per il nostro caso” da Aset è del 6%, che comprende anche il saldo negativo generato dalla spazzatrice. È “una cosa positiva” che “dobbiamo fare” anche perché in base alla percentuale di raccolta differenziata viene applicata l’ecotassa, ovvero il contributo aggiuntivo alla tonnellata che finisce in discarica, nel caso di Mondavio 8 euro. Zenobi precisa che la normativa disciplina i requisiti per il riconoscimento della differenziata, che sono: l’avere un regolamento per il compostaggio domestico, il prevedere la riduzione del tributo per coloro che lo praticano, l’obbligatorietà della formazione e quella dei controlli sulle compostiere in ragione del 5%, vale a dire su 15 – 20 delle 400 utenze convenzionate nel nostro comune ad opera del settore dei vigili. Per il sindaco quest’anno “vediamo come va, facciamo vedere che ci sono i controlli, che c’è serietà anche dietro questo servizio” e se le cose “si aggiustano tutte come devono andare ci impegniamo nel prossimo anno a incentivare ma anche ad aumentare la riduzione per il compostaggio domestico”. Il primo cittadino prosegue evidenziando di aver ricevuto da Aset un regolamento standard per tutti i comuni, sul quale nelle scorse settimane sono state apportate alcune piccole variazioni; il regolamento tra l’altro disciplina la pratica del cumulo, mentre quella della fossa, precisa Bigelli, non è stata prevista perché troppo complicata. Seguono momenti di confronto sull’articolo 4 del regolamento, che viene in parte riformulato togliendo ogni riferimento alla fossa e lasciando solo la possibilità del cumulo; alla battuta “alla romana” di Martino sui “sorci” che ne verrebbero attirati, Zenobi ne approfitta per ricordare che non tutte le frazioni organiche sono adatte al compostaggio domestico e quindi per esse si può comunque usufruire del ritiro dedicato all’umido. La parola passa a Bigelli, che desidera sottolineare l’importanza di questa delibera e procede quindi a leggere l’intervento scritto in merito. Il consigliere ci tiene a sottolineare di tenere molto all’argomento, sia personalmente sia da amministratore. Si tratta di “una tematica ambientale oserei dire chiave. In natura il rifiuto non esiste, la sostanza organica prodotta e non più utile alla vita come i rami, le foglie secche, ma anche le feci o le spoglie di animali, viene decomposta da microrganismi presenti nel terreno che la restituiscono al ciclo naturale. Nel nostro sistema di coltivazione, sia che si tratti di orto o di giardino, noi togliamo i prodotti delle colture e non restituiamo nulla e quindi non chiudiamo il ciclo naturale. Anche i nostri rifiuti organici o vegetali invece possono tornare a nutrire il ciclo vitale della natura, restituendo al suolo la sostanza organica che rinforza la struttura e la fertilità diventando compost. Il cittadino che svolge l’attività del compostaggio domestico correttamente ha già iniziato ad invertire la rotta, cioè dal percorso lineare materia prima – fabbricazione – utilizzo – rifiuto che la società moderna ha intrapreso con l’avvento del consumismo e quindi spreco di energia e materia prima, producendo alla fine un rifiuto, si passa ad un percorso circolare, quindi il rifiuto si trasforma in materia prima e ritorna ad alimentare la fase iniziale chiudendo così il cerchio. Ricavare humus, cioè terra ricca di sostanze nutritive, da quello che era un rifiuto della nostra cucina o del nostro giardino è una pratica intelligente che dovremmo seguire spontaneamente, perché dalla nostra terra prendiamo energia: nell’orto da frutta e ortaggi e nel giardino da foglie, fiori, alberi e arbusti. Alla nostra terra ridiamo energia chiudendo così il nostro percorso circolare, senza dover utilizzare appunto la chimica con le conseguenze che conosciamo sulle falde acquifere o sulla nostra sana alimentazione che quindi si ripercuote sulla nostra salute. Circa il 30% dei nostri rifiuti è costituito da scarti organici e vegetali, quindi una frazione abbastanza importante nell’intera gestione dei rifiuti. Recuperarla in proprio, attraverso il compostaggio domestico, significa diminuire i costi di smaltimento. Sì, abbiamo come si diceva il servizio di raccolta porta a porta dell’organico ma il compostaggio industriale ha un costo da sostenere, dalla raccolta al trasporto e quindi altro inquinamento, che fino ad oggi dobbiamo trasportare a Rimini, spesso a Pavia o ancora più lontano. Utilizziamolo solamente se non abbiamo spazio per la compostiera o, per chi fa compostaggio domestico, solamente per una sovrapproduzione di carne o pesce. Vorrei elencare anche alcuni consigli per ottenere un buon compost: una delle prime cose da seguire è mescolare il composto ogni volta che si aggiunge materiale organico per evitare che si crei un compattamento dell’umido, perché l’umido tende a compattarsi perché molto ricco di acqua. Poi ridurre il più possibile le dimensioni degli scarti vegetali che produciamo da compostare in modo da facilitare la digestione, come avviene del resto con il nostro stomaco: la prima fase della digestione è la masticazione. Poi non aggiungere mai del nuovo materiale lasciandolo all’interno della bustina anche se la bustina è biodegradabile perché va comunque a limitare l’ossigenazione di quello che buttiamo dentro. È consigliabile poi non introdurre erba ancora verde ma lasciarla un pochino a seccare. Il processo di compostaggio è una trasformazione aerobica, quindi per svilupparsi correttamente ha bisogno di ossigeno, umidità ed un giusto rapporto tra la componente fibrosa, che contiene carbonio, e quella proteica che contiene azoto. Quando la componente fibrosa è eccessiva, troppa ramaglie, segatura, legno di legno, il processo stenta ad avviarsi ed è molto lungo. Quando la componente proteica è predominante, si sviluppa in fretta ma forma poco humus. Bisogna cercare di equilibrare un po’ queste due sostanze diverse. Nella pratica del compostaggio poi è anche fortemente consigliabile un biotrituratore per sminuzzare il materiale ingombrante come le potature in giardino e quindi restituire anche questa sostanza organica alla nostra terra. Per chi non ha ancora ritirato la compostiera, può fare la domanda all’Ufficio Tecnico del comune o contattarmi personalmente. Come disponibilità abbiamo ancora circa 60 compostiere. Lo sconto sulla Tari, come diceva prima il sindaco, attualmente è del 6% sul tributo, cioè circa 17,00 euro all’anno. Per quest’anno rimarrà invariata ma per il prossimo anno pensavamo con il sindaco di portarla forse al 10% anche per equipararci con Fano che ce l’ha attualmente al 20%”. Alla puntualizzazione di Zenobi, che sottolinea come la percentuale del 20% sia applicata sulla quota fissa, Bigelli ribatte che corrisponde a circa il 10% sul totale. E prosegue: “produrre un buon humus in casa ricavato da un rifiuto sarà comunque una piccola soddisfazione che farà anche risparmiare qualche piccolo soldino perché faremo a meno di acquistare il terriccio, per dire, per rinvasare le piante d’appartamento. Poi, le famiglie che attualmente a Mondavio hanno una compostiera sono circa 330”: “su 1850 utenze domestiche” precisa Zenobi. Il consigliere riprende: “erano 319 nel luglio scorso. Ma effettivamente come si diceva non tutte le famiglie sono riuscite a proseguire l’attività iniziata, perché magari hanno ottenuto un risultato di qualità magari non ottimale. È necessario che tutte le famiglie abbiano le informazioni necessarie per ottenere un buon risultato. Come lo richiede la Regione Marche, necessita un controllo da parte della Polizia Locale sul compostaggio domestico su almeno il 5% degli aderenti. Qualora la compostiera risulti essere inutilizzata o che il compostaggio venga effettuato in modo non corretto, all’utente non verrà riconosciuta alcuna riduzione.” Bigelli conclude: “ci tengo a ribadire ulteriormente che scegliere di fare compostaggio domestico è una scelta ecologica e responsabile nel rispetto dell’ambiente in cui viviamo.” Zenobi ringrazia il consigliere per il suo intervento e per il suo impegno nell’approfondire la tematica, poi passa alle due votazioni, quella relativa alla modifica sulla fossa e quella complessiva sulla delibera: unanimità in entrambi i casi.

Il sesto punto all’ordine del giorno è quello relativo alla “mozione a firma del consigliere Girolamo Martino ad oggetto “Mondavio dell’accoglienza, Mondavio della solidarietà, Mondavio dell’integrazione”, che nella precedente seduta del 29 marzo era stata rinviata per essere meglio discussa. Il decano dei nostri consiglieri, come suo solito, si alza in piedi per illustrare la sua proposta e di conseguenza monopolizzare il consiglio per i successivi 22 (ventidue) minuti, di cui 18 (diciotto) solo di premessa. Martino precisa che la sua è una mozione “di riflessione” e che l’idea viene da “alcune frasi captate qua e là negli incontri informali che abbiamo avuto in passato sulla materia dell’immigrazione. Sentendo alcune frasi sono rimasto abbastanza perplesso per cui mi sono chiesto se anche noi siamo affetti dalla famosa sindrome Nimby. Le frasi che ho sentito sono tutte sulla linea “siamo tutti attenti con la solidarietà, l’uguaglianza, l’accoglienza, però non a Mondavio” per cui riflettiamo su questo, siamo persone ragionevoli”: il consigliere propone quindi ai colleghi qualche sua riflessione a corredo della sua mozione. “Innanzitutto l’immigrazione c’è sempre stata e ci sarà sempre”, gli stessi Gesù e Maometto erano immigrati, “non riusciamo a fermare l’immigrazione ma soprattutto non riusciamo a fermare la storia. L’immigrazione è un fenomeno complesso” e lo dimostra il fatto che “il Mediterraneo sta diventando una tomba”. Martino però non vuole “aprire il discorso sulle Ong perché non è stasera il momento. L’immigrazione è un fenomeno mondiale che cambia il volto di una società: noi non sappiamo tra venti o trent’anni quanti immigrati avremo, addirittura sui giornali si dice che questa immigrazione è voluta”; a tal proposito il consigliere cita “il mitico Soros”, il finanziere che vorrebbe così per “affossare la civiltà mediterranea ed europea creando un grande miscuglio” per non meglio precisati vantaggi economici, “sicuramente non per filantropia. L’immigrazione ha dei costi ma anche dei benefici e il modo in cui noi la gestiamo, anche nel nostro piccolo di Mondavio, decreterà il nostro successo o la nostra sconfitta. È abbastanza frequente nei periodi di crisi, come questo che stiamo attraversando, cercare un capro espiatorio e oggi tutti noi siamo tentati di dare la colpa di quello che succede all’immigrazione: la violenza”; un esempio di questo sono i giornali, che in caso di reato “hanno il gusto” di precisare l’etnia di appartenenza se chi lo commette è uno straniero. Ma “la generalizzazione è sempre un errore, diceva Mark Twain” anche se “le generalizzazioni ci fanno comodo e ci semplificano l’analisi dei fenomeni. Diventa inaccettabile quando incide sulla dignità delle persone”. Il consigliere, che per lavoro incontra “decine e decine di donne rumene, albanesi, senegalesi” assicura che “sono in genere persone splendide, interessantissime con alle spalle storie molto più difficili delle nostre e quindi non mi sento di dire senegalese o albanese con un’accezione negativa” perché le persone che conosce “si sono integrate, lavorano, contribuiscono al bene, allo sviluppo dell’Italia e quindi meritano tutto il nostro rispetto. Questo non significa che l’immigrazione non comporti dei rischi, non possiamo tacerli, è assurdo negarli, ne ho elencato qualcuno: la cattiva condizione di vita degli immigrati si riflette anche sui cittadini; le condizioni di lavoro e di alloggio degli italiani possono peggiorare in presenza di immigrazione massiccia anche perché si crea concorrenza con gli immigrati, la cosiddetta “lotta tra poveri”, che sicuramente non fa bene a nessuno; aumentano gli obblighi di assistenza da parte del nostro sistema sanitario nazionale”; qui Martino cita il tentativo, in passato, di obbligare i medici a non curare i cosiddetti clandestini che si fossero presentati in ospedale. E continua: “non si può però negare che aumentando il numero degli assistiti diventa più difficile e aumentano i costi”. Tra gli altri rischi cita poi “la tendenza a delinquere di chi ha fame ed è senza lavoro e lo sfruttamento degli immigrati da parte della criminalità organizzata”: il consigliere ricorda di essere nato a Salerno e di vedere d’estate, quando passa da quelle parti, “i senegalesi che per due o tre euro stanno tutto il giorno sotto il sole nei campi di pomodori”. Martino riferisce poi dei molti casi in cui si è trovato di fronte degli immigrati, magari di seconda generazione o donne, che nel paese di provenienza facevano dei lavori “più intellettuali e ora devono accontentarsi di quelli più semplici”, quindi invita a considerare “l’impoverimento degli immigrati” e che “non è vero che ci hanno mandato solo i delinquenti”. Per il discorso delle “comunità-ghetto” viene citato l’esempio di Urbino, in cui pare ci sia un quartiere di persone “solo del Marocco dove la polizia non ci va, è in mano loro e vige la loro legge e quindi significa sfruttamento delle donne, sfruttamento del lavoro. La legge che noi non vogliamo, noi abbiamo la nostra legge di italiani. E poi conflitti politici e culturali: pensate a tutto il problema della considerazione della donna da parte di alcune etnie, pensate al problema delle mutilazioni genitali femminili, e ci sarebbe tanto altro da dire. Poi, diamo per scontato i nostri doveri di solidarietà che ovviamente non possono esaurirsi nel salvataggio dei barconi, con le isole che accolgono gli immigrati, ma noi dovremmo offrire qualcosa di più. E quali sono i vantaggi dell’immigrazione? Il più evidente è la manodopera per quei lavori che noi italiani non vogliamo più fare” come per l’esempio dei pomodori citato in precedenza. Un altro vantaggio è costituito dal “contributo di creatività e sviluppo economico anche in altri settori, perché l’economia cresce anche trasformandosi, innervata da nuove idee”: e qui l’esempio riportato da Martino è quello del “marito di una ragazza al quarto figlio che fa i panettoni per un forno di Sassocorvaro, una persona simpaticissima che ha apportato delle idee”. Un altro vantaggio è “l’apporto positivo alla stabilità sociale: se l’immigrazione, l’integrazione viene ben gestita fa bene a tutti “. E infine “l’arricchimento culturale: il rischio che ci sia uno scontro culturale non deve far dimenticare la possibilità di un arricchimento. Noi non dobbiamo rinunciare alle nostre tradizioni, questo lo dico e ne sono convinto, preferirei un incontro verso le nostre tradizioni, non verso quelle di chi viene in Italia. Quando noi andiamo all’estero siamo molto rispettosi delle tradizioni locali, vorremmo lo stesso rispetto, però dobbiamo tenere conto anche delle loro tradizioni. Se parliamo di un rapporto costi/benefici ricordiamo però che noi parliamo di persone, che hanno lasciato la loro vita, la loro storia, la loro cultura, le loro tradizioni alla ricerca di un benessere o semplicemente in cerca di cibo perché la fame è fame”. Il consigliere continua: “la maggior parte sono persone che entrano nel nostro paese per costruirsi una nuova vita, stabilirvisi a lungo, in molti casi per sempre: quindi questo inserimento deve avvenire senza conflitti con la nostra società, costruendo una graduale reciprocità di diritti e doveri. Io ritengo che dobbiamo essere accoglienti, ma voglio prima i doveri, poi concedo i diritti. Quindi noi, va bene l’accoglienza, ma abbiamo una legge, se vogliamo anche una Costituzione, le persone che entrano in Italia innanzitutto devono capire che si rispetta la legge del paese che in cui si viene ospitati e non di quello da cui si proviene: questo è un concetto che in un clima di accoglienza e integrazione va fatto capire chiaramente. Non possono esserci zone franche come quelle dell’esempio di prima, quartieri di immigrati dove queste leggi non vengono rispettate. A questo punto gli immigrati, rispettando le leggi del paese che li ospita, possono esigere dei diritti: il diritto alle cure, che è sacrosanto, il diritto di libertà personale, di inviolabilità del domicilio, di libertà espressione, di religione, di tutela giudiziaria, di istruzione per i minori, diritti connessi alla propria prestazione lavorativa, diritti di prestazione economica connessi alle tasse versate. Io ho anche un’idea un po’ più forte, sembra che si comincerà a parlare di ius soli, io ho delle grosse perplessità: secondo me non si diventa cittadini per nascita, si diventa cittadini quando vivi qui da un po’ di tempo, quando hai imparato la lingua, quando hai conosciuto e accettato le regole del paese che ti ospita.” Zenobi interviene per precisare che lo ius soli sarebbe legato all’immigrazione delle seconde generazioni, che sì e no conoscono le tradizioni dei paesi di provenienza e crescono come italiani. Martino replica affermando che “negli altri stati non puoi partorire, non puoi far nascere un figlio americano” e cita un esempio, l’ennesimo, di una tizia che nascondendo la pancia riuscì a imbarcarsi sull’aereo e a partorire dove voleva. Poi riprende: “non si è più immigrati, ma cittadini a pieno titolo, dunque, dopo aver appreso la lingua di un Paese, dopo avervi vissuto un numero di anni sufficiente a comprenderne la mentalità e la cultura, e a condizione di condividere i valori fondamentali espressi dalla carta costituzionale di quel paese. Dopo che si è raggiunto, insomma, un pieno livello di integrazione”. Il consigliere si invola quindi verso la fine del suo intervento: “definire gli italiani, cosa vuol dire: gli italiani sono quelli che condividono un patrimonio di cultura, di valori e di storia, però dobbiamo essere degli italiani aperti all’apporto di altre culture, l’Italia lo è sempre stata ed è giusto che continui ad esserlo: siamo contenti di avere dei nuovi italiani che, accettando l’integrazione, accolgono la nostra cultura e la arricchiscono col loro apporto, come è già successo in passato. Non ci serve solo manodopera ma anche lavoro qualificato, nuove idee, nuovi cervelli, nuovi entusiasmi che facciano crescere il Paese. E tutto sommato un po’ di concorrenza ci fa bene per non farci adagiare sugli allori. Quindi concludo: non dobbiamo nascondere i rischi e le dimensioni del problema o fare finta che tutto va bene, per non creare allarmismo o per non alimentare le paure della gente; ma la denuncia dei rischi connessi all’immigrazione non deve condurre a strumentalizzare le paure e quindi ad andare contro allo straniero che viene in Italia, o per calcoli politici come il buon Salvini che usa l’immigrazione per prendere voti facilmente negli ambienti dove la sindrome Nimby è fortissima, oppure per alimentare atteggiamenti pregiudizialmente xenofobi. Quello dell’immigrazione è un fenomeno complesso, che non può essere affrontato sotto un’unica prospettiva io sono favorevole-io sono contrario: sarebbe troppo semplice. Esiste la necessità di regolare il numero degli immigrati, e qui ritorna il discorso fatto con Mirco che è meglio andare incontro agli immigrati che aspettare che il prefetto ce li imponga. Però dobbiamo anche creare le premesse per la loro integrazione sulla base di decisioni politiche condivise anche dalla cittadinanza e non soltanto di impulsi emotivi a favore, come alcuni esempi ai vertici istituzioni del nostro Paese che parlano probabilmente senza aver mai visto un immigrato, ma neanche contro come Matteo Salvini. Io ho finito la premessa”: Martino passa quindi a leggere ai presenti solo la seconda parte della propria mozione, ricordando che comunque l’intero documento è consultabile sul sito del comune (precisamente all’indirizzo http://www.halleyweb.com/c041028/zf/index.php/atti-amministrativi/delibere/dettaglio/table-delibere-public-page/2/atto/GTkRZM1UEYz0-F, n.d.A.). Al termine della lettura il sindaco ringrazia Martino per il suo intervento su questo “tema così attuale” sia a livello nazionale sia locale e prima di fare le proprie considerazioni lascia la parola agli altri consiglieri per “non stoppare il dibattito”: Pasquini esordisce affermando che “io quello che penso più che altro è l’istruzione di questa gente, cioè istruire bene questa gente qui è fondamentale”; alcune delle parole successive, relative diciamo così alla reciprocità tra accoglienti e accolti e del rispetto da parte di questi ultimi, si perdono un po’, vuoi perché l’acustica della sala è terribile, vuoi perché Pasquini si rivolge direttamente al sindaco dando praticamente tre quarti di spalle al pubblico. Il consigliere conclude affermando di essere d’accordo per “l’accoglienza, mirata prima che imposta, però studiata”, così come “ben studiato” deve essere l’inserimento. Morico prende la parola ringraziando “Girolamo per la sua riflessione” che a suo dire “qualsiasi consiglio comunale italiano dovrebbe fare perché siamo di fronte alla necessità e all’obbligo di accogliere, e se tu accogli per obbligo sicuramente accogli male. Io ritengo, ma questo fa parte della mia formazione, che innanzitutto sono delle persone” e quindi “qualsiasi essere umano” ha il diritto di essere accolto come persona alla pari, indipendentemente dai motivi per cui lo fa, come ci aspetteremmo di essere accolti noi italiani se toccasse a noi. La vice sindaco conclude affermando che “questo mio modo di pensare incide anche sulla scelta che fossi costretta a prendere”. Zenobi dal canto suo afferma di non voler riprendere “i punti che ha detto Giro” che per formazione e sensibilità personale e sociale condivide; da amministratore, tuttavia, il sindaco vede “il discorso un po’ diverso”. Purtroppo la contingenza e la reticenza culturale portano a vivere con una certa difficoltà percorsi di accoglienza che potrebbero rivelarsi positivi ma dei quali si evidenziano solo gli aspetti negativi. “La partita dell’accoglienza è una partita che sta muovendo tanti interessi, anche di operatori privati” ma c’è “oggettivamente una necessità di confrontarsi con questo tema”. Il primo cittadino afferma di aver cercato nei mesi scorsi di evitare di dover affrontarlo, “lo dico tranquillamente, anche perché particolari esigenze non le avevamo”. Tuttavia chi amministra non può avere la libertà di dire come un cittadino qualcunque che questo tema non lo vuole affrontare, indipendentemente dalla sensibilità personale: Pergola ne è un esempio. “Il problema dell’accoglienza alla fine si risolve nella disponibilità del pubblico e del privato”; non essendoci strutture comunali, Mondavio aveva sempre risposto alla prefettura di non avere disponibilità, e il sindaco non nasconde che ciò aveva permesso di non doversi occupare della questione. Inoltre fino a poco tempo fa non c’era nemmeno l’interesse da parte dei privati. Zenobi precisa di voler “mantenere un approccio pratico e amministrativo” alla questione e ammette di non aver voluto cercare motivi di discussione con la popolazione e di destabilizzazione su un tema non impellente. Le cose quest’anno hanno cominciato a cambiare ed è cambiato anche l’approccio del comune: un privato ha dato la disponibilità di una sua struttura a Valdiveltrica. I comuni in questo senso “subiscono il tema dell’accoglienza; lì c’è un bando della prefettura uscito pochi mesi fa che, sulla base del previsione ministeriale di dover accogliere nel 2017 sul territorio provinciale circa 1.300 profughi, fa un piano di riparto a livello comunale, assegnando ai comuni una quota, nel nostro caso 15.” Il bando si è chiuso e ci sono dei privati che hanno manifestato interesse e che verranno inseriti in una graduatoria; le strutture verranno attivati per gli sbarchi che, tra l’altro, non costituiscono un fenomeno in regressione. Non si può pensare di “rimanere immuni da questo discorso” e molti comuni vicini stanno già sperimentando l’accoglienza. Il bando della prefettura per il 2017 è pari a 13 milioni di euro e questo sta portando molti privati che hanno appartamenti sfitti a muoversi non tanto per i principi enunciati prima da Martino, quanto perché mossi dall’interesse economico. Zenobi sottolinea di aver ragionato della situazione con la giunta e di essere arrivato alla conclusione che “se dobbiamo comunque subire un percorso, subiamolo gestendolo e facendo sì che sia un’esperienza positiva per il territorio”. Da alcuni mesi Mondavio è stata contattata dal comune di Fano, che ha partecipato ad un bando Sprar sulla seconda accoglienza, cioè un centro mirato per l’accoglienza di secondo livello, quindi di soggetti che hanno già attivato un percorso di conoscenza e che la prefettura ha già gestito e indirizzato. “Questo ovviamente ci ha fatto riflettere molto” sostiene Zenobi “anche sui problemi che questa accoglienza comporta”: l’amministrazione si è convinta dello Sprar per due motivi, il primo dei quali è il fatto che permetta di scegliere chi accogliere, a differenza delle imposizioni previste da parte della prefettura nella prima accoglienza. Il secondo motivo è che il comune che decide di attivare lo Sprar assolve alla quota stabilita dalla prefettura, impedendo così che altri privati possano rendersi disponibili e vedersi assegnati spazi nel territorio comunale; nel caso di Mondavio, la quota riguarda 16 minori, che andranno a scuola, impareranno la lingua, avranno assistenza 24 ore su 24 e verranno coinvolti dalle associazioni locali. A detta di Zenobi, questa operazione, completamente finanziata dal ministero, permette di evitare il verificarsi di una sgradevole situazione: il privato incassa l’affitto mentre il comune corre il rischio di doversi sobbarcare il minore non accompagnato, con un costo molto alto solo in parte rimborsato che va sostenuto sottraendo risorse ad altri progetti o servizi e scatenando il malcontento dei cittadini. Sono le undici passate da poco: la bambina è già crollata addormentata da un pezzo tra le braccia della giovane mamma, che dopo aver resistito stoicamente sino ad ora, decide che ormai è tempo di andarsene e abbandona la sala nello stesso momento della vigilessa. Il sindaco non ha ancora finito di parlare, ma sono ormai le ultime battute: il discorso si è spostato sulla necessità di far comprendere ai cittadini il quadro nazionale, quello locale “ponendosi da amministratore” in maniera diversa da Pergola, che nonostante l’atteggiamento di resistenza alla fine “si è beccata” la decisione della prefettura. Martino fa notare che è mancato il coinvolgimento, il sindaco replica che è stata fatta un’assemblea proprio a Valdiveltrica e una si svolgerà a breve con tutti gli aggiornamenti del caso. Zenobi si dice convinto che la resistenza iniziale registrata a Valdiveltrica, che comunque “ci sta”, con il tempo e la conoscenza diretta dei ragazzi si tramuterà in comprensione e l’aspetto umano prevarrà. Purtroppo la percezione comune, mutuata in gran parte dalla televisione, è che lo stato italiano risponde e assegna risorse all’immigrazione ma non, per esempio, ai problemi sociali, lavorativi e giovanili. Martino chiosa ricordando che “i nostri figli hanno un sistema di protezione sociale, le famiglie, che questi non hanno, quindi se non si integrano diventano un problema di ordine pubblico”. Il sindaco sostiene che questa operazione andrebbe vissuta non solo come obbligo ma con la convinzione che possa rappresentare un’esperienza positiva e una prospettiva di crescere; Zenobi ribadisce inoltre la propria convinzione che le stesse persone che contestano questa scelta, una volta conosciute personalmente le vite e le storie dei ragazzi, rimpiangeranno le loro dure parole e le iniziali resistenze: dopo aver incassato un ironico “Don Mirco!” da parte di Martino, il primo cittadino mette finalmente ai voti la mozione, che ottiene l’unanimità dei presenti.

Il settimo e ultimo previsto per la serata, che come già anticipato è stato aggiunto successivamente all’ordine del giorno, riguarda l’approvazione del regolamento “tirocini finalizzati all’inclusione sociale”: Zenobi cede quindi il microfono a Galassi, ma prima ancora che questa possa parlare la consigliera Mancinelli fa notare che “a loro non è arrivato” e Zenobi risponde che “non si sa cosa è successo, è mancata Laura due giorni”. L’assessore illustra quindi la delibera, con la quale “si cerca di risolvere i problemi che abbiamo quotidianamente in casa. La prima volta che sono entrata nell’ufficio dell’assistente sociale abbiamo parlato un po’ delle problematiche e di quale può essere l’aiuto che il comune, l’amministrazione può dare nei casi di disagio sociale o economico dovuto alla crisi. L’idea era quella di uno strumento non puramente assistenziale, ma di pensare a qualcosa di più che potesse arrivare a dare non solo un aiuto economico ma un aiuto per quanto possibile più globale, sociale, perché chi ci chiede aiuto spesso non ha bisogno solo di pagare le bollette ma anche di uscire di casa e di sentirsi utile, di dare qualcosa oltre che ricevere. Questo ti dà dignità e ti mette di nuovo in relazione con la società e ti può dare anche opportunità. Questo strumento lo abbiamo trovato in una normativa regionale che ci permette di attivare dei tirocini per persone bisognose che non a caso si chiama “di inclusione sociale” quindi non finalizzati solamente all’aiuto economico ma finalizzati alla creazione di un progetto. Questo significa che il soggetto avrà un progetto per il quale svolgerà un’attività, per la quale avrà una retribuzione a titolo di rimborso spese. Tecnicamente, per questo uscirà un bando sulla base del regolamento che andremo ad approvare. Questi tirocini” precisa Galassi “sono rivolti a delle persone che devono possedere dei requisiti in base ai quali verrà stilata una graduatoria: da questa verranno chiamate le persone alle quali verrà proposto il progetto”. Tra i requisiti richiesti ci sono la residenza nel comune da più di cinque anni, la maggiore età, il criterio economico attraverso l’Isee, una condizione di disagio sociale che verrà verificata dall’assistente sociale, la condizione di disoccupazione che verrà poi certificata dal centro per l’impiego; per quest’ultimo requisito si è scelto “volutamente di non indicare il tempo” per ampliare al massimo i destinatari. Gli interventi saranno “di tipo semplice” e saranno di aiuto “nel verde pubblico, nella pulizia e in quello che ci verrà in mente”. Per Galassi “il succo di tutto è questo: per ogni soggetto inserito nel tirocinio di inclusione verrà redatta sia una convenzione che un progetto personalizzato ed è qui la differenza tra un aiuto economico e uno che può essere economico-sociale”. Per l’assessore “questo è un po’ il cambio di prospettiva nell’approccio sociale al disagio”. Martino approva perché “tiene conto della dignità della persona”, Zenobi sottolinea che “spendevamo un po’ di meno negli anni passati, c’era il bando, si faceva la domanda e davamo il contributo di 500 euro, però abbiamo visto che in base all’Isee a prendere questi euro erano sempre quei tre-quattro. Adesso diamo qualcosa di più perché sono tre mesi di tirocinio a 300 euro” però questi interventi “rimettono un po’ in moto”: Galassi precisa che questo strumento è nato in base al tipo di domande che arrivavano da parte di chi chiedeva qualcosa che non fosse solo un aiuto economico per arrivare a fine mese. Bigelli chiede se è tutto in mano all’assistente sociale, Galassi risponde che questa raccoglierà le domande, poi in base agli elementi richiesti verrà stilata la graduatoria; il sindaco da parte sua precisa che questi tirocini serviranno per venire incontro a quelle persone che sono già in carico all’ufficio del comune ma per i quali non si era ancora riusciti a dare una risposta. Bigelli chiede se c’è un limite all’importo destinato o al numero di persone da seguire, il primo cittadino risponde che al momento il fondo in bilancio è di 5.000 euro e quindi si potranno garantire almeno 5 tirocini: se poi nel corso dell’anno ci dovesse essere una risposta significativa in termini di richieste, “questo ci impegnerà a trovare le risorse per reintegrare il capitolo, ma questo lo vedremo dopo il bando”. Non essendoci altri interventi, si passa alla votazione della delibera e della sua immediata eseguibilità: unanimità in entrambi i casi.

La seduta viene tolta alle ore 23.26.