Xi e Putin: business sì ma tanta cautela in politica estera

Come previsto, l’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping a Mosca ha messo molta carne al fuoco sotto il profilo degli interscambi e dei progetti economici tra i due paesi.
Putin ha snocciolato in conferenza stampa i numeri. «Il volume degli interscambi tra i nostri due paesi che era cresciuto del 4% nel 2016 per un totale di 66 miliardi di dollari, nei primi 4 mesi del 2017 ha già raggiunto i 24,5 miliardi di dollari per con un aumento del 37% rispetto all’anno precedente» ha sottolineato con orgoglio il capo del Cremlino.

NELLA DUE GIORNI di incontri sono stati firmati ben 40 accordi commerciali che spaziano dal settore militare fino a quello agricolo, passando per un faraonico progetto di autostrada che collegherà la Cina all’Europa i cui lavori inizieranno nel 2019.

Sono stati definiti anche tempi e modalità della tranche russa della magnum opus della «Nuova Via della Seta» (One Belt One Road come l’hanno chiamata a Pechino) a cui i cinesi danno uno straordinario significato strategico.

DI PARTICOLARE RILIEVO anche la firma di una serie di accordi tra cui quelli volti alla realizzazione di quattro progetti nel settore nucleare civile. Il Ceo di Rosatom, l’agenzia nucleare di Stato russa, Alexey Likhachev, ha informato che «stiamo preparando documenti legali, accordi intergovernativi e i contratti relativi a questi quattro progetti. Putin e Xi Jinping hanno dato via libera ai tecnici di completare il negoziato in modo da firmare un pacchetto di intese entro fine dell’anno».

L’INCONTRO HA PARTORITO una montagna economica ma un topolino politico. I Brics si incontreranno a Pechino il 3 settembre ma l’asse delle cinque potenze emergenti che dovrebbe costituire una alternativa politica e una nuova piattaforma finanziaria al dominio USA e del dollaro, sta incontrando più di un ostacolo.

Per ora la Cina continua a dipendere fortemente alle esportazioni negli Usa, il Brasile annaspa nella peggiore crisi economica e politica degli ultimi trent’anni e Vladimir Putin ha dovuto ammettere, seppur a denti stretti, che la costituzione di una alternativa alle piattaforme di pagamento americane è qualcosa per ora di impensabile.

SI È RITORNATI quindi, e questo per i cinesi costituisce sicuramente un dato positivo, in gran parte ai rapporti bilaterali in cui si parla tanto di business e poco di politica.
Putin a margine degli incontri con Xi Jinping ha affermato perentoriamente «che negli incontri si parla anche degli equilibri e delle crisi internazionali» ma il «menù politico» non è stato particolarmente ricco. I due leader hanno firmato una dichiarazione comune dell’incontro sulla crisi coreana.

RUSSIA E CINA sostengono «che il dispiegamento dei sistemi di difesa antimissile Thaad provoca gravi danni agli interessi di sicurezza strategica degli stati regionali… non contribuiscono agli obiettivi della denuclearizzazione della penisola coreana, così come la pace e la stabilità nella regione». La dichiarazione si è conclusa in una vaga chiave «antimperialista». I due paesi si sono dichiarati infatti contrari alla «presenza militare di forze extra-regionali in Asia nordorientale con il pretesto di contrastare i programmi missilistici e nucleari della Corea del Nord».

SULLA SIRIA Cina e Russia si sono limitate invece a ripetere quanto avevano già sostenuto al Palazzo di Vetro. I due paesi «sostengono gli sforzi dell’Opcw e delle Nazioni unite per fare luce sull’uso di armi chimiche».
Pechino e Mosca chiedono «un’indagine indipendente volta ad ottenere prove inconfutabili» sull’uso del sarin da parte del regime di Assad e fin d’ora «condannano fermamente qualsiasi uso di armi chimiche ovunque e da parte di chiunque». Pechino è ormai diventata campione di diplomazia nello scacchiere internazionale. E Xi Jinping nello scorso incontro di Davos ha dimostrato di volersi mettere a capo non tanto di una improbabile internazionale sovranista antiamericana ma di una filiera liberoscambista pragmatica e senza alcuna incrostazione ideologica.

Ora Putin volerà ad Amburgo a vedere le carte di Trump, che incontrerà il 7 luglio. Nell’intervista a Oliver Stone, il presidente russo ha dichiarato di non avere perso le speranze di riaprire con il tycoon il dialogo. Anche per questo, forse, Xi Jinping continua a eccedere in cautela.

Articolo di Yurii Colombo