Comprati e venduti

Claudio Fava è giornalista, scrittore e politico. Ha raccontato, per i giornali e per le televisioni, molti luoghi e molte guerre, dalla Sicilia che lotta contro Cosa Nostra ai difficili processi di pace in America Latina. Scrive anche per il cinema e il teatro: sua è la sceneggiatura del celebre film I cento passi.

Il suo ultimo libro Comprati e venduti racconta le storie di giornalisti, editori, padrini e padroni, giornali e gruppi editoriali legati alle associazioni criminali, senza dimenticare precari e freelance, cioè quelli che se domani scioperassero tutti insieme costringerebbero metà dei quotidiani italiani a non uscire in edicola. Da una parte gli esempi luminosi, quelli degli ultimi cronisti dello Stivale, e dall’altra i volti neri dei padroni del vapore, trait d’union tra stampa e potere.

Di tutto questo si parla nel libro di Claudio Fava, figlio del giornalista Pippo Fava, direttore del mensile “I Siciliani” ammazzato dalla mafia con cinque proiettili sparati alla testa davanti all’ingresso del Teatro Stabile di Catania la sera del 5 gennaio 1984.

Comprati e venduti è un viaggio attraverso le vite dei giornalisti sotto il mirino della mafia, ma anche uno sguardo sul rapporto tra informazione e poteri criminali.

L’autore così descrive questo suo ultimo lavoro:

Fare il giornalista in un Paese lacerato dalla violenza delle mafie vuol dire mettere in conto che nel mirino di quella violenza ci puoi finire anche tu. E i giornalisti – i troppi che in questi anni hanno subito avvertimenti, minacce, scomuniche – lo sanno. Quelli che ho conosciuto, quelli che abbiamo a lungo ascoltato, ci hanno consegnato parole di solitudine più che di preoccupazione. È il ritratto di un Paese, non solo di un mestiere. Racconta un sistema di poteri (non solo mafiosi) che continuano a considerare come un fastidio ogni voce libera, ogni cronista con la schiena dritta, ogni racconto – su quei poteri e sulle loro miserie – che non si pieghi all’adulazione alla menzogna. Sono giornalisti poco conosciuti, schivi, generosi, determinati. Una silenziosa e tenace comunità di giovani cronisti che ha raccolto l’eredità più autentica degli undici giornalisti uccisi da mafie e terrorismo in Italia, certamente la più preziosa.

Quando mi è stata affidata dalla Commissione antimafia la relazione sul rapporto tra mafie e informazione ho pensato che fosse lo strumento per affondare lo sguardo sulle cose tristi e opache di questi anni: sui giornali utilizzati come ramazza per parlar d’altro; su quei direttori, editori, inviati che hanno scelto di tacere; sui giovani cronisti mandati in prima linea senza nemmeno un contratto in tasca. Scrivere su chi scrive di mafia è anche questo, un viaggio in terra straniera tra forestieri, abusivi, invisibili, soldati semplici, carne da cannone. Quarant’anni fa come oggi.”

Claudio Fava
Comprati e venduti
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