Consiglio comunale di Mondavio del 27 luglio 2017

L’undicesimo consiglio dell’amministrazione Zenobi è convocato in sessione ordinaria per le 21.15 del 27 luglio 2017: alcuni adempimenti in scadenza impongono infatti al consiglio la discussione entro la fine del mese. All’ora designata per l’assemblea i consiglieri sono quasi già tutti presenti nella sala municipale, compresa Simoncelli e il suo paziente neonato: qualche minuto di attesa e alle 21.18 il segretario comunale può procedere all’appello, al quale non risponde solamente Bonifazi, alla terza assenza consecutiva. Il dottor Volpini può quindi constatare la validità dell’assemblea con undici presenze su dodici convocati: dodici e non tredici perché nel frattempo l’amministrazione Zenobi ha cominciato a perdere pezzi per strada. Infatti Girolamo Martino, autentico outsider delle elezioni 2016 con una spiccata predilezione per l’amato capoluogo, il consigliere che ci aveva fatto sognare autoproclamandosi portavoce del dissenso e della coscienza civile del comune a suon di mozioni, non ha probabilmente retto al crescente malumore che ha contraddistinto gli ultimi mesi del suo mandato e dopo nemmeno un anno ha rassegnato le proprie dimissioni. Non essendo possibile una sostituzione, il comune di Mondavio vede così ridotto di un’unità il numero dei propri rappresentanti in seno al consiglio.

Prima di procedere alla discussione, Zenobi nomina come sempre gli scrutatori, che per questa assemblea saranno Berti, Bigelli e Simoncelli. Come al solito, a seguire i lavori del consiglio non è presente nessun altro oltre a chi scrive; nel corso della serata solamente un signore avrà l’ardire di sedersi tra il pubblico, ma abbandonerà l’impresa dopo una ventina di minuti, forse sfiancato dall’afa o dalla terrificante acustica della sala che mettono a dura prova anche la resistenza dei consiglieri.

Il primo punto all’ordine del giorno è costituito dalla consueta approvazione dei verbali della seduta precedente: si astiene Simoncelli, che era assente, gli altri dieci approvano.

Il punto successivo prevede le comunicazioni del sindaco. Il primo cittadino ne ha in serbo più di una: con la prima spiega ai presenti che i comuni delle vallate del Cesano e del Metauro hanno partecipato in forma aggregata al bando regionale per l’informatizzazione dell’agenda digitale: il finanziamento copre il 100% della spesa del progetto, di cui è capofila il comune di Mondolfo, e si articola in due misure di intervento; “indicativamente avremo 20.000 euro” che serviranno ad implementare tutta una serie di servizi su cui “abbiamo degli obblighi di legge”. Uno degli aspetti riguarderà l’archiviazione digitale dei documenti amministrativi, l’altro servizio “avrà una ricaduta positiva sui cittadini” perché legata ai pagamenti on line e alla possibilità di poter regolare tributi, sanzioni e utenze tramite una piattaforma. La seconda comunicazione riguarda invece la grave emergenza idrica in corso: per il giorno successivo è stata convocata l’assemblea Ato con un aggiornamento sulla criticità della situazione e in settimana è stata paventata l’ipotesi di una ulteriore razionalizzazione del servizio idrico come avvenne durante la famigerata estate del 2003. Zenobi sottolinea che per l’estrema emergenza si è proceduto ad aprire il pozzo del Burano, ma di acqua se ne spreca ancora tantissima, sfruttando tra l’altro una riserva che si è accumulata in anni (“forse anche secoli” puntualizza Bigelli). Il sindaco ricorda che i tecnici sconsigliano l’interruzione del servizio idrico e, su domanda di Secchiaroli, precisa che l’acqua di Mondavio, così come quella di Orciano, proviene in parte dalle Cesane, ma poiché questo apporto non è sufficiente si ricorre anche alla potabilizzazione delle acque del Cesano e del Metauro. Un altro dei problemi che affligge i nostri fiumi è l’eccesso di ossigeno generato dalla scarsità dell’acqua che provoca la moria dei pesci; Zenobi promette comunque ulteriori aggiornamenti, prima di passare alla terza e ultima comunicazione, cioè le già citate dimissioni di Martino, trasmesse al comune tramite una propria lettera datata 25 maggio “ai sensi dell’articolo 17 comma 1, 2 e 3 dello Statuto Comunale”. In essa, precisa il primo cittadino, non vengono date motivazioni, tuttavia per Zenobi “non è un mistero per nessuno” il fatto che in più occasioni nel corso dei suoi interventi Martino abbia lamentato lo scarso coinvolgimento e l’altrettanto scarsa possibilità di incidere dei consiglieri, fattori che hanno deluso le sue aspettative in un ruolo che “forse non siamo riusciti a soddisfare”. Il sindaco è convinto che l’attività politica dell’ormai ex consigliere non si fermerà e nonostante le sue dimissioni rappresentino “un fallimento” nel percorso intrapreso, “lo ringraziamo per questo anno passato insieme”.

Prima di passare alla discussione del terzo punto all’ordine del giorno, il sindaco propone “per andare in ordine cronologico” di anticipare la discussione del decimo e ultimo punto che era tra l’altro stato aggiunto successivamente alla convocazione: il consiglio è favorevole all’unanimità e Morico può quindi passare ad esporre la “ratifica deliberazione della Giunta Comunale n. 62 del 01.06.2017 ad oggetto variazione di bilancio di previsione”. La vice sindaco premette che questa è la più “corposa” delle due variazioni che verranno discusse in serata e che con essa si è andati a disporre l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione. Più precisamente, dei 106.000 euro di avanzo si è deciso di destinarne 30.000 per i lavori di sistemazione del campanile del comune e 70.000 per le strade sia nel centro urbano che extraurbane. Zenobi prende la parola per precisare che l’avanzo di amministrazione ammonta a 248.000 euro e che quindi 140.000 euro rimarranno “fermi lì” anche perché “non abbiamo la capacità in termini di spazi finanziari per poterli spendere”. Il primo cittadino prosegue quindi ricordando che 6.000 euro sono andati all’ufficio tecnico per alcune spese per la manutenzione su edifici e che c’è una previsione di entrata in più per 23.000 euro legata agli accertamenti Ici; sono inoltre stati accertati 20.000 euro per il rimborso delle spese per la sistemazione post-sisma del teatro che sono stati messi per 12.000 euro a copertura degli interventi di consolidamento e ripristino del cimitero di Sant’Andrea e per 8.000 euro al fondo manutenzione delle strade. Sopo stati previsti in entrata altri 7.000 euro dall’Ambito Sociale per il rimborso di un progetto di videosorveglianza che sono stati destinati al cofinanziamento per l’acquisto di un mezzo per i vigili che, considerando anche l’allestimento particolare, alla fine viene a costare in totale sui 20/22.000 euro. Su richiesta di Secchiaroli, Zenobi ricorda che rimangono da ultimare i lavori per la frana di Cavallara, sulla quale c’è stata un’economia di 5.000 euro, nonché la sistemazione della viabilità: l’ufficio tecnico ha stimato una cifra di 16.000 euro. Pasquini chiede quale sia il costo “al metro” per gli interventi, il sindaco replica che ciò dipende dal tipo di strada sul quale si deve intervenire e che ci sono alcune strade “di breccia” che non “tengono più” perché depolverizzate ormai da molti anni, anche quindici. Il primo cittadino sottolinea di aver individuato alcune emergenze come “la via della Banca Marche”, via Bottaccio e via Cionara a Mondavio, via Costa a San Filippo e dei punti “più seri” a San Michele, a suo dire “forse la frazione meno asfaltata” in questi ultimi anni; tra questi la strada “che porta da Berti” che presenta problemi al centro dell’asfalto, la via “di fianco a Pulcinelli” e una via interna a fianco della biblioteca. “Dopodiché ci sono altre economie” ricorda il sindaco, affermando che con l’ufficio tecnico si sta valutando di ridurre il costo del tariffario regionale del 15%; “ovviamente non si fanno i miracoli” però se si riuscisse “anno per anno” a stanziare 50.000 euro al fondo che ora è di 88.000 euro nell’arco di due o tre anni si riuscirebbe ad intervenire con progetti sul territorio. Zenobi conclude ricordando che in autunno inizieranno i lavori da parte della Multiservizi per il collegamento della rete idrica al depuratore di Orciano su via Sant’Isidoro e via Mondaviese, a seguito dei quali verrà rifatto tutto l’asfalto. Non essendoci interventi, la delibera viene messa ai voti e ottiene l’unanimità dei presenti.

La discussione riprende quindi con il terzo punto all’ordine del giorno, precisamente con la “ratifica atto di G.C. n. 81 del 05.07.2017 ad oggetto variazione al bilancio di previsione 2017/2019”; come per la precedente, è Morico a provvedere ad esporla ai presenti. La vice sindaco evidenzia le variazioni effettuate per coprire il costo del rinnovo delle assicurazioni che il comune ha l’obbligo di sottoscrivere; le variazioni che sono state apportate dai preventivi “non sono consistenti” ma hanno comportato l’utilizzo di alcuni capitoli come, per esempio, oneri finanziari per 1.500 euro, spese per convegni e mostre per 1.000 euro, spese per assistenza handicap per 2.500 euro, spese per indennità di presenza per consiglio e giunta per 2.000 euro (passando dai 6.000 iniziali a 4.000). Dopo aver elencato le varie assicurazioni coperte, Morico conclude sottolineando che sono stati recuperati anche 1.500 euro dai trasferimenti alle società sportive (scesi da 21.900 a 20.400 euro) ed evidenziando nuovamente che tutto ciò è stato fatto in funzione della copertura delle assicurazioni. Zenobi riprende la parola per precisare che i costi per la responsabilità civile del comune sono in aumento perché è sempre più difficile trovare la disponibilità delle compagnie nell’assicurare l’amministrazione pubblica. Non essendoci osservazioni di sorta, si procede alla votazione della delibera, che ottiene il parere favorevole di tutti i presenti.

Il punto successivo, il quarto, recita “assestamento generale di bilancio per l’esercizio 2017 ai sensi dell’art. 175, comma 8 d.lgs. n. 267/2000” e viene esposto nuovamente da Morico. Si tratta di una delibera “dovuta” perché, dopo aver proceduto alle variazioni, entro il 31 luglio di ogni anno va effettuata una verifica generale delle voci di entrata e di uscita, compreso il fondo di riserva, per assicurare il pareggio di bilancio. I vari settori avevano l’obbligo di segnalare eventuali situazioni in grado di pregiudicare l’equilibrio di bilancio così come la presenza di eventuali debiti fuori bilancio, ma poiché tutti i responsabili hanno valutato e verificato le voci relative al proprio servizio si è proceduto al controllo definitivo. Tra le voci che hanno avuto una variazione rispetto allo stanziato figura il recupero dell’evasione Imu, per il quale si è accertato un assestato di 87.232 euro rispetto ai preventivati 68.141,43 euro; altro capitolo di bilancio che si è proceduto a modificare definitivamente è quello relativo al fondo sviluppo investimenti, che dai 21.222 euro stanziati inizialmente si riduce a zero, visto che da un controllo nel sito del Ministero si è appurato che il relativo trasferimento dallo Stato ai comuni non verrà più effettuato. Ulteriori voci interessate da variazioni sono quelle relative alle compensazioni a credito (da 5.000 a 9.000 euro) e il fondo crediti di dubbia esigibilità che dal complicato calcolo del computer era stato previsto in misura di 38.807 euro, mentre l’assestato è di 40.850 euro. Zenobi chiosa l’intervento della sua vice sottolineando che si è di fronte ad un “bilancio sano” e che l’amministrazione sta “dando un impulso” alla verifica e alla riscossione dei tributi, poiché la correttezza rappresenta un beneficio per l’ente che a fronte di maggiori riscossioni ha una minore necessità di avere fondi a garanzia. La delibera viene quindi messa in votazione, così come la sua immediata eseguibilità: unanimità in entrambi i casi.

L’esposizione del quinto punto è di nuovo appannaggio di Morico, che deve riferire ai presenti in merito alla “salvaguardia degli equilibri per l’esercizio 2017 ai sensi dell’art. 193 del d.lgs. n. 267/2000”. Dopo aver specificato che questa è una delibera strettamente legata alla precedente, Morico precisa che non sono pervenute segnalazioni di situazioni in grado di pregiudicare l’equilibrio di bilancio sia per quanto riguarda la gestione corrente sia per quello che riguarda la gestione dei residui e nemmeno segnalazioni sull’eventuale presenza di debiti fuori bilancio per i quali altrimenti avrebbero dovuto essere adottati i provvedimenti necessari all’eventuale riconoscimento di legittimità ed alla copertura delle relative spese. Anche i vari responsabili di settore hanno riscontrato, per quanto di loro competenza, che non ci sono situazioni atte a pregiudicare gli equilibri di bilancio e nemmeno debiti fuori bilancio; una sostanziale situazione di equilibrio economico-finanziario emerge quindi sia dalla gestione della parte corrente, sia per quella dei residui e della cassa, oltre al rispetto dei vincoli di finanza pubblica da parte del bilancio di previsione; in base a ciò, e visto anche il parere dell’organo revisore, si può accertare il permanere degli equilibri di bilancio. Il consiglio procede quindi alla votazione della delibera, alla quale sono tutti favorevoli.

Per il sesto punto all’ordine del giorno la parola torna a Zenobi, che ragguaglia i presenti sulla “nomina revisore dei conti – decorrenza 12 settembre 2017”; il sindaco ricorda che la nuova normativa in merito è cambiata già da qualche anno e a decidere non è più il consiglio comunale, circostanza che commenta con un “veniamo proprio svuotati di tutto”. Non è più il consiglio a scegliere tra una terna di nomi che proviene dall’Ordine, ma ora sono i commercialisti a candidarsi offrendo la propria disponibilità per il ruolo e venendo inseriti negli elenchi della Prefettura; ai comuni con revisori dei conti “in scadenza” vengono designati nuovi revisori estratti con sorteggio dalla Prefettura. Mondavio ha recentemente attivato questa procedura in quanto la nomina dell’attuale revisore scade fra poche settimane e il nominativo che è stato comunicato è quello del dottor Bruno Formichetti di Ascoli Piceno, che per tale incarico riceverà un compenso lordo annuo di 4.000 euro più Iva e contributi di legge. La durata della nomina è triennale salvo revoche o rinuncia da parte del revisore. Il consigliere Secchiaroli chiede quali siano le conseguenze “se diciamo di no”, il sindaco replica che “dalla Prefettura ci mandano il commissario”. La delibera viene approvata all’unanimità.

Il punto successivo recita “aggiornamento del piano di protezione civile sulla base delle indagini promosse dalla regione (CLE-MS)” e a dire di Zenobi, che la illustra ai presenti, si tratta di una delibera “importante anche se molto tecnica”. Il comune di Mondavio era già dotato di un piano di protezione civile con l’individuazione delle aree utilizzate in caso di calamità naturale. Dopo il sisma che ha colpito L’Aquila è stato finanziato l’aggiornamento di questi piani; tramite la regione Marche si è ottenuto un finanziamento di 20.000 euro che ha permesso di realizzare quello che nei vecchi piani mancava, cioè la microzonazione sismica ad opera di un geologo. A detta del primo cittadino, si tratta di uno studio importante ai fini del piano regolatore per quello che riguarda gli indirizzi di costruzione. Oltre alla microzonazione si è provveduto all’adozione di un piano riformulato sulla base delle indicazioni fornite dalla Protezione Civile, del quale si dovrà nei prossimi mesi dare adeguata informazione ai cittadini. Con il nuovo piano è stata individuata una nuova e unica area di ammasso presso gli impianti sportivi di San Michele, presso la quale sarà operativa la Protezione Civile in caso di allarme; contestualmente il Centro Operativo Comunale, che viene attivato dal sindaco e di cui fanno parte Carabinieri, Polizia municipale, Protezione Civile e Vigili del fuoco, è stato spostato dall’ufficio tecnico comunale ai locali della scuola di musica di San Michele, più facilmente raggiungibile in caso di emergenza. Nella “stanza dei ciclisti” verrà posizionata la radio che è stata comprata e lì verrà allestita la sala operativa. Sono state inoltre individuate tre aree di emergenza in base al numero di abitanti: gli impianti sportivi di Mondavio ai quali farà capo anche Cavallara, quelli di San Filippo e quelli già citati di San Michele ai quali faranno riferimento anche gli abitanti di Sant’Andrea. Ovviamente si dovrà informare la cittadinanza tramite il sito comunale e degli incontri dedicati presso le varie frazioni; verranno inoltre messe tabelle e segnali stradali per l’individuazione e il raggiungimento delle aree dedicate. Il consigliere Bigelli chiede lumi sulle eventuali spese, Zenobi precisa che saranno quelle inerenti la cartellonistica, per la quale verrà successivamente prevista una variazione, “ma stiamo parlando di 2.000 euro”. Non essendoci altri interventi, il sindaco pone in votazione la delibera, che ottiene l’unanimità.

L’ottavo punto all’ordine del giorno è “riscossione: delega delle funzioni e delle attività all’Agenzia delle Entrate”; il primo cittadino ricorda che con la legge di stabilità votata lo scorso anno è stata soppressa la funzione di riscossione da parte di Equitalia, alla quale nonostante la liberalizzazione degli ultimi anni molti comuni continuavano a conferire l’incarico di riscossione coattiva. In questa fase Mondavio si trova nella necessità di trovare un altro operatore e, anche se ad Equitalia è subentrata l’Agenzia delle Entrate, Zenobi afferma di non nascondere che si stanno valutando pure degli operatori privati: a suo dire, si può anche continuare con la convenzione con l’Agenzia ed affidarsi per un tributo particolare ad un altro operatore, anche per “valutarne l’efficienza” e visto che comunque la normativa alla quale sarebbe assoggettato è la medesima. Morico precisa che per quanto riguarda la durata dell’affidamento, questo “resta valido fino ad espressa deliberazione del consiglio comunale di cessazione della delega di funzioni e di affidamento”: non essendoci osservazioni, si procede alla votazione, che ottiene l’unanimità.

Dato che la discussione del decimo punto è stata anticipata, l’ultimo punto per questa assemblea è il nono, che riguarda la “approvazione ordine del giorno presentato dalla Federazione Provinciale Coldiretti di Pesaro e Urbino per un commercio libero e giusto e per un’Europa libera dal CETA (Accordo Economico e Commerciale Globale tra Unione Europea e Canada”. Il sindaco premette che a livello comunitario non è andato in porto il TTIP con gli Stati Uniti d’America ma è stato firmato il CETA; le associazioni di categoria, in particolare del mondo agricolo, si stanno opponendo alla concretizzazione di questo accordo che deve essere ratificato dai singoli stati dell’Unione. In un’ottica di tutela produttiva ed economica del made in Italy, della qualità dei prodotti e della sicurezza dei consumatori, per contrastare l’iter di ratifica molte istituzioni locali, su pressione della associazioni di categoria, stanno adottando degli ordini del giorno che sono nei fatti delle dichiarazioni di intenti; la regione Marche ha già adottato una delibera di consiglio regionale in cui si chiede allo Stato di non procedere nell’iter di ratifica, e così hanno fatto altre regioni e province. Dopo aver velocemente letto ai presenti la lettera di presentazione della proposta dell’ordine del giorno da parte di Coldiretti, Zenobi lascia ai consiglieri “libertà di pensiero” ma non nasconde “un certo timore” nei confronti di questi grandi processi di liberalizzazione finalizzati all’allargamento degli spazi commerciali, sottolineando che nell’Unione Europea sono già in vigore alcune regole sui processi di produzione ed etichettatura che vanno a discapito della tutela dei consumatori e della qualità dei prodotti, in contrasto con la forte sensibilità che c’è al riguardo nel nostro paese. Secchiaroli osserva come, contrariamente a quanto successo per il TTIP, del CETA si sia parlato molto poco, Zenobi replica che nei fatti l’impianto dell’accordo con il Canada è lo stesso di quello degli Stati Uniti. Bigelli prende la parola per sottolineare che lunedì 25 luglio è saltata la ratifica del CETA in Senato, poiché molte istituzioni locali, così come tante associazioni del mondo ambientalista e non, si stanno opponendo. Il consigliere prosegue quindi leggendo il proprio intervento: “è una vittoria di tutti noi, cittadini preoccupati e responsabili e della società civile. Purtroppo la ratifica rimane in agenda quindi non dobbiamo abbassare la guardia. Quindi fa bene il sindaco a portare in consiglio l’ordine del giorno presentato dalla Coldiretti di Pesaro e Urbino per un commercio libero e giusto e per un’Europa libera dal CETA. Purtroppo la commissione europea ha votato positivamente il 15 febbraio 2017 sull’Accordo Economico e Commerciale Globale tra UE e Canada (CETA). L’accordo dovrà però essere ratificato anche dagli Stati membri. Così come concepito, ovvero attraverso negoziati segreti, il CETA non avrà un impatto solo sulle barriere tariffarie, ma anche su quelle non tariffarie, ovvero l’insieme degli standard ambientali, sociali, alimentari che differenziano il mercato europeo da quello oltreoceano. L’approvazione di questi trattati comporterebbe il rischio di innescare un processo di “armonizzazione al ribasso” delle norme, mettendo in discussione gli alti standard europei di tutela della salute ambientale e animale, salute pubblica, sicurezza alimentare e informazione dei consumatori. Il CETA, infine, potrebbe spalancare le porte a circa 42 mila aziende statunitensi affiliate in Canada che, in questo modo, non avrebbero più bisogno del TTIP affossato, per il momento, da Trump. Ma analizziamo nello specifico il caso dell’alimentazione, uno dei più importanti per un paese come l’Italia. I trattati di libero commercio sono supportati da aziende multinazionali che cercano di vendere al mondo il loro sistema agricolo industriale basato sull’utilizzo di OGM, monocolture intensive, erbicidi e pesticidi. In tutto il mondo la società civile si sta mobilitando contro l’uso degli agrotossici promosso dal Cartello dei Veleni delle multinazionali (Bayer Monsanto e DuPont ecc.) che si arricchisce ai danni dei cittadini e a spese degli Stati. Nel recente rapporto “Il Veleno è servito”, delle associazioni Navdanya International (una Onlus che promuove l’agricoltura sostenibile, la biodiversità, sistemi di cibo sani e la sovranità alimentare) e A Sud, è stata svolta un’investigazione sul crescente utilizzo di prodotti chimici in agricoltura per denunciare non solo le pressioni in corso per la commercializzazione di uno specifico prodotto, il glifosato, a scapito della sua potenziale tossicità e dei rischi connessi per la salute umana e per l’ambiente, ma anche la fragilità di un sistema di regolamentazione che dovrebbe tutelare consumatori e cittadini mettendoli al riparo dai voraci appetiti delle multinazionali. Il dossier dimostra come sia possibile un sistema di produzione e distribuzione del cibo sostenibile, equo e salutare contro un sistema industriale anti-ecologico, iniquo e tossico. Una posizione sostenuta anche dal recente rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, Hilal Elver, che sfata il mito secondo cui i pesticidi servono a sfamare il mondo e denuncia, al contempo, i pericoli di un’esposizione prolungata agli agrotossici per lavoratori e consumatori. È in questo contesto che il ruolo del Canada risulta importantissimo. In Italia sta progressivamente crescendo l’attenzione sull’utilizzo degli agrotossici in agricoltura anche per via delle recenti denunce rispetto all’import di grano canadese, ampiamente utilizzato dalle compagnie italiane per il suo basso costo e il suo alto tasso proteico. La lavorazione del grano canadese prevede un massiccio uso di erbicidi a base di glifosato che vengono utilizzati anche per seccare il grano, visto che la temperatura canadese non permette un’essiccazione naturale. Insomma, abbiamo più proteine ma anche più veleno nel nostro piatto. L’import di grano canadese promette di avere un impatto anche nel settore delle piccole e medie imprese e dei piccoli produttori. Come si evidenzia nel rapporto, in Italia le superfici agricole destinate alla produzione del grano sono diminuite del 30% negli ultimi 15 anni. Nell’aprile 2017, l’Agenzia canadese di ispezione degli alimenti ha pubblicato i dati 2016 sulla contaminazione da glifosato nei cibi. Tracce dell’erbicida sono state rinvenute in frutta e vegetali freschi (7,3%) e nei prodotti trasformati (12,1%). Ad allarmare è la presenza di glifosato nel 36,6% dei campioni di grano analizzati, di cui il 3,9% oltre i limiti canadesi delle 5 ppm. Da questo punto di vista, l’Italia dovrebbe assumere un ruolo più consapevole nelle sedi competenti per difendere la salute dei cittadini, le piccole e medie imprese agricole, la ricchezza culturale e le eccellenze alimentari, come pizza, pasta e pane, che già ora vengono inquinate dal grano canadese al glifosato. In attesa che i governi dei paesi europei adempiano al loro ruolo di tutela degli interessi dei cittadini, la società civile si è mobilitata in forze, nel corso degli ultimi due anni, riuscendo a bloccare i piani della Commissione circa il rinnovo della licenza al glifosato per altri 15 anni. Alla scadenza dei 18 mesi di “estensione tecnica”, la Commissione potrebbe però dare il suo via libera al rinnovo. A seguito del pronunciamento dello Iarc, massima autorità mondiale in campo oncologico, sulla probabile cancerogenicità del glifosato, nel 2015 si è formata la coalizione Stop Glifosato, composta da oltre 40 organizzazioni italiane, tra associazioni ambientaliste, associazioni di medici impegnati per l’ambiente e federazioni di agricoltori biologici. Anche i cittadini europei stanno facendo sentire la loro voce attraverso una petizione, la Ice, che ha già raggiunto le 800 mila firme e punta al milione entro giugno per chiedere alla Commissione di vietare il glifosato, di riformare il processo di approvazione dei pesticidi UE e di impostare obiettivi vincolanti per ridurre l’uso dei pesticidi in Europa. Come si evidenzia nel rapporto, guardando oltre i miti e la propaganda creata dalle multinazionali, esiste sufficiente conoscenza, lavoro di ricerca e casi concreti, per affermare che non abbiamo bisogno di utilizzare prodotti agrotossici per produrre il nostro cibo. E’ necessario, al contempo, denunciare le carenze del quadro normativo internazionale in materia di regolamentazione dei pesticidi e dobbiamo fare pressione sulle autorità competenti per prestare maggiore attenzione alle ingerenze e alle pressioni dell’industria agrochimica, sia in campo scientifico che istituzionale.” Bigelli conclude il suo intervento chiedendo “quanto ancora consumatori e cittadini potranno sopportare un modello che arricchisce pochi soggetti, privati e istituzionali, e che comporta danni irreversibili alla loro salute e all’ambiente?”. Zenobi ringrazia il consigliere per aver fornito ai colleghi qualche spunto di riflessione, cita un articolo in cui si prevedeva per l’Italia un aumento di export di 5 miliardi di euro l’anno e conclude che “quindi gli interessi economici sono forti”. Secchiaroli chiede cosa succeda nel caso uno stato non ratifichi il CETA, il primo cittadino ribatte che affinché sia applicato è necessaria la ratifica di tutti e 28 gli stati membri e, dopo aver brevemente consultato il suo telefono, riporta il caso del Belgio che non potrà votare a favore dell’accordo a causa del rifiuto al nulla osta da parte della regione della Vallonia. Non essendoci altre osservazioni, il sindaco mette in votazione la proposta di approvazione dell’ordine del giorno presentato dalla Coldiretti perché lo si ritiene “ampiamente condivisibile in quanto motivato anche dalla necessità di tutelare gli interessi dei cittadini e delle imprese agricole del nostro comune”: il consiglio è favorevole all’unanimità.

I punti di discussione sono terminati, ma Morico prende la parola per evidenziare il “lavoro egregio” e la “minuziosa sistemazione e analisi delle voci e dei capitoli” da parte degli uffici che predispongono il bilancio e il suo assestamento, auspicando il medesimo riconoscimento da parte dei colleghi. La vice sindaco si dice poi dispiaciuta per le dimissioni di Martino, dispiacere condiviso anche dal primo cittadino che ricorda come l’ex consigliere si fosse ritagliato la funzione di voce critica e come in sua mancanza sia importante che gli altri consiglieri si attivino per portare in assemblea nuovi spunti e si facciano portavoce di critiche, anche alla luce del fatto che “non abbiamo l’opposizione”. Zenobi sta per dichiarare chiuso il consiglio quando Secchiaroli chiede aggiornamenti sul “discorso accoglienza”; il sindaco afferma che “ogni giorno ce n’è una nuova” e riassume ai presenti la situazione. Il comune ha provveduto a tutti gli adempimenti amministrativi ai fini delle autorizzazioni, la cooperativa si è mossa con la proprietà e con la presentazione della richiesta, ma ci sono stati alcuni problemi legati alla destinazione d’uso della struttura e ad altri aspetti tecnici che hanno causato ritardi alla cooperativa che però paga l’affitto già da giugno. I problemi però dovrebbero essersi risolti e quanto prima “la cooperativa dovrebbe riuscire a partire, se non ad agosto, a settembre”; nel frattempo si stanno muovendo due privati per il bando di prima accoglienza, uno a San Michele e uno a San Filippo. Zenobi sostiene di aver scritto subito al prefetto e al presidente dell’Anci Mangialardi perché “comunque c’è un accordo, che abbiamo un po’ sbandierato, che i comuni che volontariamente fanno uno Sprar e assolvono alla quota decisa dal Ministero sono esentati dalla prima accoglienza”. La prefettura ha risposto che lo Sprar non è ancora aperto, che verrà attivato successivamente al bando e soprattutto che c’è un’emergenza fuori dal comune che “sballa completamente gli equilibri di quota”. Il prossimo anno però i privati non potranno partecipare al bando e inoltre, superata la fase emergenziale, se i privati dovessero partire prima dello Sprar sarà cura del nostro comune premere sulla prefettura affinché l’accordo venga rispettato. Effettivamente l’emergenza permane e rappresenta un tema complesso che fa parte delle agende di vari paesi europei; c’è una ricaduta anche sui nostri territori, come per esempio l’arrivo di tredici ragazzi, tutti maggiorenni, a Montebello di Orciano. Il primo cittadino prosegue sostenendo di aver appreso solo recentemente, parlando con l’assessore ai servizi sociali di Pesaro, che “il nostro Sprar sui minori” fa riferimento al Fami, un fondo europeo per richiedenti asilo. Ancora Secchiaroli chiede quali siano i numeri dell’accoglienza dei privati nel nostro comune, Zenobi replica che saranno 5 a San Michele e 5 a San Filippo. Il sindaco ricorda inoltre che anche quest’anno è stato confermato un indennizzo al comune pari a 500 euro per ogni profugo per la prima accoglienza e a 700 per lo Sprar. Quando “avremo queste risorse, l’idea di massima è di destinarle ad interventi sociali, parchi o a decoro urbano”. Zenobi assicura che terrà informati i consiglieri con nuovi aggiornamenti e dichiara tolta la seduta alle ore 22.57.