‘Ndrangheta, segnali nelle Marche

La Guardia di Finanza di Ancona ha confiscato immobili e aziende in odore di ‘ndrangheta, un patrimonio di oltre 700mila euro 

che rappresenta, spiegano le forze di polizia, la “confisca patrimoniale più ingente mai eseguita nelle Marche mediante l’applicazione della normativa antimafia”.

Su richiesta della procura distrettuale antimafia di Ancona, in relazione a un’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle Marche, il Tribunale di Pesaro ha autorizzato l’apposizione di sigilli a 7 immobili e a 4 società riconducibili a Giuseppe Ioppolo, imprenditore edile residente a San Costanzo e originario di Melicucco, in provincia di Reggio Calabria.”

E’ quanto si apprende dal quotidiano “Corriere Adriatico” del 21 dicembre a firma del giornalista Lorenzo Furlani e sul quotidiano “Il Resto del Carlino” a firma della giornalista Alessandra Pascucci.

I beni confiscati sarebbero distribuiti tra le zone di Fano (Ponte Sasso) e Senigallia (Monterado e Ripe) e il provvedimento sarebbe collegato all’inchiesta svolta dal Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Finanza di Ancona (Gico). Si apprende da una nota del comando di Ancona che l’inchiesta “aveva consentito di individuare un sodalizio dedito alla commissione dei reati di trasferimento fraudolento di valori e di usura, nonché di rilevare collegamenti del soggetto calabrese con affiliati a cosche della ‘ndragheta. I successivi accertamenti e la ricostruzione della sua posizione reddituale e del proprio nucleo familiare hanno fatto emergere una situazione di completa difformità tra redditi dichiarati, tenore di vita e patrimonio, direttamente e indirettamente a lui riconducibili, acquisiti in virtù dei considerevoli profitti illeciti conseguiti dalla commissione dei reati, rendendo quindi applicabile la misura di prevenzione a carattere patrimoniale”.

La confisca preventiva, che nel maggio scorso era stata preceduta da un sequestro, è collegata all’operazione Aspromonte, che ha già portato a processo Ioppolo e altre 14 persone, accusate di aver creato un sodalizio che, attraverso operazioni immobiliari fittizie, avrebbe permesso di riciclare i soldi della ‘ndrangheta, che venivano impiegati in una serie di operazioni immobiliari e cantieri edili avviati nelle Marche.

Anche attraverso prestiti usurai, tre degli imputati sarebbero riusciti a prendere il controllo di aziende già presenti nel territorio marchigiano.

L’aggravante che avrebbe consentito l’applicazione della confisca antimafia è costituita dal fatto che gli inquirenti ritengono che Giuseppe Ioppolo sia un uomo vicino alla cosca della ‘ndrangheta Franconieri.

È giusto di una settimana fa, a Saltara di Colli al Metauro, l’operazione della Guardia di Finanza di Reggio Calabria che ha posto i sigilli a terreni, case e capannoni di proprietà dei fratelli Giuseppe e Carmelo Sposato. “Una famiglia di altissimo profilo criminale della ‘ndrangheta della zona di Taurianova” hanno dichiarato gli inquirenti.

Anche a Isola del Piano (PU) la criminalità organizzata aveva messo su casa.

La terra fertile di Isola del Piano, che è anche il simbolo dell’agricoltura biologica, era stata presa di mira dalla ‘ndrangheta. Ora in quelle “liberate” opera la Fattoria della Legalità.

Le Marche non rappresentano una regione tipicamente mafiosa e il numero dei beni confiscati è attualmente limitato, ma Isola del Piano, San Costanzo e Saltara sono segnali, se confermati dalla Magistratura, che ci avvisano che i nostri territori potrebbero non essere impermeabili a questo tipo di “infiltrazioni”.

Il fenomeno della criminalità organizzata non è difatti circoscritto alle sole regioni in cui mafia, camorra, ‘ndrangheta, Sacra Corona Unita sono capillarmente presenti, ma tocca ormai tutte le realtà territoriali del Paese, da nord a sud, nelle quali si sono sviluppate importanti attività di impresa e industriali e dove le organizzazioni criminali hanno sviluppato una capacità di penetrazione nei gangli dell’economia “pulita” difficile da individuare e contrastare.

Per mantenere alta l’attenzione sul tema criminalità, il gruppo Fuoritempo si propone due impegni: continuare a rappresentare lo spettacolo “La mafia non esiste” (ex “Ancora cento passi”) e, insieme a tante altre associazioni della provincia, proseguire con il progetto “La primavera della legalitàche nel 2018 sarà alla sua terza edizione.