Una guerra fredda che interessa l’Europa

Un’attività sottomarina ai livelli di quella della Guerra Fredda: così è stato definito il nuovo programma sottomarino russo, con il Cremlino che avrebbe inviato un numero considerevole di sommergibili nell’Atlantico.
Sembra che a interessare Mosca siano soprattutto i cavi posati sui fondali che collegano l’America al resto del mondo. Trecento linee almeno: un milione di chilometri di fibra ottica. Che garantiscono i collegamenti essenziali al funzionamento di Internet e su cui viaggiano 10 mila miliardi di transazioni finanziarie al giorno[1].

Sulla flotta dei sottomarini Mosca ha investito tantissimo fin dal 2011 costruendo sottomarini sempre più veloci, silenziosi e letali: come quei Krasnodar che si dice possano evitare i radar più sofisticati, li chiamano i “sottomarini invisibili”.

Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato ha dichiarato: “L’attività sottomarina dei russi è tornata a livelli da guerra fredda. Hanno investito massicciamente nelle loro flotta e ora si muovono lungo l’intero Atlantico. Sono una vera minaccia: per l’alleanza è essenziale garantire che le rotte atlantiche siano aperte e sicure“.

Il capo della Difesa britannico, il generale Stuart Peach[2], ha ammesso il timore: “La vulnerabilità dei cavi marini può mettere a rischio il nostro modo di vivere“. I movimenti sottomarini russi, ha poi aggiunto il generale,[3] sono stati registrati anche al largo del Regno Unito, in quella strozzatura nordatlantica chiamata Giuk Gap (dall’acronimo di Groenlandia, Islanda e Regno Unito) che dà accesso all’Atlantico: strategicamente importante fin dai tempi della guerra fredda. All’epoca, infatti, quell’area era costantemente monitorata da aerei Nato, proprio allo scopo di intercettare potenziali intrusioni russe. Un’attività abbandonata nel 2006 e che solo di recente si è deciso di ripristinare a partire dall’anno prossimo: perché il passaggio è considerato importantissimo dagli americani nel caso dovesse scoppiare una crisi in Europa.

Una tensione, purtroppo, che in Europa è in costante aumento come dimostrano questi passaggi:

  • Nel 2013 gli Stati Uniti decidono il dispiegamento di uno scudo antimissile in Europa, con installazioni in Polonia e Repubblica Ceca, ma anche realizzando basi militari statunitensi in Romania e Bulgaria;
  • La Russia risponde annettendo la Crimea nel marzo 2014;
  • La Nato schiera così le proprie truppe negli stati baltici;
  • Stati Uniti e Russia iniziano esercitazioni militari allo scopo di dare avvertimenti reciproci.
  • Donald Trump decide di fornire armi all’Ucraina per proteggersi dall’offensiva russa.
  • La decisione del Presidente degli Stati Uniti irrita notevolmente Mosca: tanto più dopo la pubblicazione delle nuove strategia per la sicurezza nazionale dove la Russia è indicata – insieme alla Cina – come “paese revisionista”: nel senso, cioè, che intende rivedere gli equilibri mondiali in funzione anti americana.

Il bilancio dei sottomarini a disposizione delle due superpotenze è di 60 sottomarini russi contro 66 americani: una distanza troppo corta per Washington che anche per questo ha deciso di rilanciare la produzione.

Una situazione delicata, con l’equilibrio est-ovest sempre più incerto. Basti sentire le parole del generale dei marines Robert Neller, che ai militari americani di base a Trondheim in Norvegia ha augurato così il Natale: “Spero di sbagliarmi, ma c’è una guerra all’orizzonte e voi ci finirete in mezzo”.

 

 

[1] Dati di Business Insider

[2] che nel 2018 sostituirà il ceco Petr Pavel alla guida del Comitato militare della Nato

[3] Come riportato nell’articolo di “La Repubblica” del 26 dicembre della giornalista Anna Lombardi