C’era una volta l’educazione civica

Diversi ragazzi sembrano indifferenti rispetto alla Cittadinanza attiva[1]. Percepisco la sfiducia di molti giovani di oggi nelle istituzioni.

Ma c’era una volta l’educazione civica! Un’ora ad hoc dedicata a Costituzione, diritto pubblico e leggi, con tanto di libro e interrogazione.

Dal 2008 si chiama “Cittadinanza e Costituzione” ed è una materia trasversale, senza uno spazio tutto suo che si “spalma” su tutte le altre. E’ obbligatoria, ma sono scuole e insegnanti a decidere come parlare di democrazia, legalità, diritti, doveri, uguaglianza, rispetto dell’altro e delle regole: tutte “competenze” che dal prossimo giugno entrano per la prima volta nell’esame orale di terza media e dal 2019 in quello di maturità. Lo scorso febbraio, la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha giustamente inviato a tutte le scuole le “indicazioni nazionali” perché nei programmi vengano “rilanciate e rafforzate”, in quanto “vero sfondo integratore e punto di riferimento di tutte le discipline”.
A mio avviso però tutto questo non basta, vanno rimessi al centro i capisaldi del vivere in comunità, insegnare ai ragazzi a essere e sentirsi cittadini.

Condivido la proposta di Antonio Decaro, presidente dell’Anci, a una legge popolare “da presentare al nuovo Parlamento” per ripristinare l’ora di educazione civica come “materia autonoma e con voto indipendente”.
L’insegnante di educazione civica oggi potrebbe essere la chiave per aiutare i ragazzi a combattere la diffusione dell’ignoranza e l’orgoglio dell’ignoranza.

Che cosa dovrebbe essere l’educazione civica?
Primo: una piccola lezione del passato. I giovani devono sapere da dove arriviamo, com’è nata e in quale momento la Costituzione, devono conoscere le tappe principali dell’Italia.
Secondo: deve essere una lazione di diritto e politica. Non basta spiegare le norme, bisogna immergerle nella vita concreta.
Terzo: bisogna far capire come funziona un partito, cosa sono i sindacati, le formazioni sociali come le Ong.

Affrontare con i ragazzi i temi cruciali come l’immigrazione, dedicando parecchio spazio all’informazione.
I giovani devono sapere perché è importante leggere i giornali: perché c’è bisogno di qualcuno che scelga le notizie che contano, che faccia capire il senso delle cose, che tiri fuori la testa dei ragazzi da quell’alveare fatto da migliaia di informazioni ogni giorno.

 

 

Fonte: Il Corriere della Sera del 29/04/2018

[1] Con cittadinanza attiva s’intende la partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla vita civile del Paese, onorando i propri doveri, conoscendo ed esigendo i diritti propri e quelli altrui.