La trattativa Stato-mafia spiegata da Travaglio

Nel 2001, diciassette anni fa, Marco Travaglio andò da Luttazzi a raccontare i rapporti tra Berlusconi, Dell’Utri e la mafia.

Non c’era bisogno né della sentenza Dell’Utri, né dell’arresto di Dell’Utri, né della sentenza ‘trattativa’ per conoscere esattamente quali rapporti legavano la mafia con Dell’Utri e tramite Dell’Utri Silvio Berlusconi.
Dell’Utri è stato arrestato quattro anni fa per mafia, è stato latitante, riacciuffato in Libano e riportato nelle carceri italiane. Adesso improvvisamente Salvini ‘scopre’ i rapporti tra Berlusconi e la mafia? Bastava che leggesse il quotidiano ‘La Padania’ che venti anni fa scriveva le stesse cose”. Sono queste le parole di Marco Travaglio, direttore de “Il Fatto Quotidiano”, durante la trasmissione Dimartedì nella puntata del 24 aprile.

Travaglio aggiunge: “C’è un piano giudiziario che dice che la mafia mette le bombe per ricattare lo Stato, i Governi in carica e per far venire fuori, al posto della classe politica che stava sparendo con Tangentopoli, una nuova classe politica ancora più genuflessa di quella di Andreotti, Salvo Lima e dei Ciancimino.
Lo Stato dichiara guerra alla mafia ma in segreto lo Stato manda i suoi esponenti a trattare con coloro che avevano ucciso Falcone, Borsellino, gli uomini della scorta e le dieci vittime (più trenta feriti) tra le stragi di Roma, Firenze e Milano. Fino a quando improvvisamente nel gennaio del 1994 le stragi finiscono! All’improvviso come erano cominciate. In perfetta coincidenza con la discesa in campo di Silvio Berlusconi alla testa di un partito ideato da Marcello Dell’Utri che noi sappiamo essere un uomo della mafia”.

Il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, sempre durante la trasmissione Dimartedì spiega il dispositivo relativo alla sentenza di primo grado sulla trattativa Stato-mafia, scindendo il piano giudiziario da quello etico e politico. Poi sottolinea: “Conosciamo una sentenza definitiva, quella per la quale Dell’Utri è in galera per concorso esterno in mafia. In quella sentenza definitiva c’è scritto che Dell’Utri propiziò nel 1974 un patto tra Silvio Berlusconi e Cosa Nostra con quelli che all’epoca erano i capi della mafia: Stefano Bontade, Mimmo Teresi, Francesco Di Carlo, Gaetano Cinà e il famoso “stalliere” Vittorio Mangano. Quest’ultimo da quel momento stazionò per due anni nella villa di Berlusconi ad Arcore e ogni tanto veniva anche arrestato per delitti. Ma nessuno aveva il coraggio di rimuoverlo. Dal ’74 fino al ’92 Berlusconi ogni sei mesi pagò un tot a Cosa Nostra”. “Non poteva essere un pizzo?”, chiede il conduttore Giovanni Floris. “Ma ti pare che noi possiamo avere in politica uno che paga per 20 anni Cosa Nostra?”, ribatte il direttore del Fatto. “Questa è una decisione del singolo elettore di Berlusconi”, commenta Floris. “Ma peggio per loro” – replica Travaglio – “Chi paga la mafia almeno dovrebbe evitare di andare a portare le corone di fiori sulle tombe di Falcone e di Borsellino. E dovrebbe vergognarsi”.

E’ una fortuna che in Italia abbiamo ancora giornalisti capaci di spiegare, in maniera comprensibile, fatti che possono sembrare complicati.

 

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano, La7