Difendere la Costituzione

Davide Casaleggio ci ha detto che “tra un paio di lustri del Parlamento non avremo più bisogno”.

Il capo?, guru?, proprietario? del Movimento 5 Stelle sostiene che la rete potrebbe rispondere con assai maggiore prontezza ed efficacia alla domanda di democrazia.

Casaleggio jr. sembra voler dire “perché attardarsi nelle ritualità della democrazia parlamentare rappresentativa, quando il popolo sovrano può essere chiamato a decidere su ogni questione, in ogni momento?”
La questione potrebbe avere il suo fascino, se non fosse per un problema assai rilevante.

Il progetto di ridurre progressivamente il peso e il ruolo istituzionale delle assemblee rappresentative è in campo da più di venti anni. Va in tale senso, ad esempio, il mantra dell’elezione del leader con la sua maggioranza, che ha accomunato centrodestra e centrosinistra sin dal passaggio dal proporzionale al maggioritario nel 1993, e ha visto gli attacchi più duri con le leggi elettorali a premio di maggioranza.
Stesso segno i tentativi di consolidare la posizione del leader con meccanismi come le liste bloccate, o le ipotesi di modifiche alle regole sul rapporto parlamento-governo. La trovata del mandato imperativo è solo l’ultima di una lunga serie.

L’uscita di Casaleggio preoccupa per la concreta probabilità di veder partire un’altra stagione riformatrice (si fa per dire) volta ancora una volta a indebolire il ruolo e il peso istituzionale del Parlamento.

Molti intellettuali greci criticarono la democrazia, perché attribuiva la nomina dei governanti a una moltitudine composta in maggioranza da persone povere, senza istruzione e senza competenza. Perciò inclusero la democrazia fra le forme di governo che giudicavano cattive, come la tirannide e l’oligarchia, perché in tutte e tre chi deteneva il potere, che fosse un singolo, pochi o molti, governava nel proprio interesse e non per il bene comune. Tuttavia, Aristotele considerava la democrazia la migliore fra le cattive forme di governo. Al filosofo greco fece eco venticinque secoli dopo Winston Churchill quando disse alla Camera dei Comuni, l’11 novembre 1947, che “in questo mondo di peccato e di dolore, molte forme di governo sono state e saranno sperimentate. Nessuno pretende che la democrazia sia perfetta o onnisciente. In verità, è stato detto che la democrazia è la peggiore forma di governo, eccetto tutte le altre forme sperimentate nelle diverse epoche”.
Churchill si riferiva alla democrazia rappresentativa, ciò che non piace a Casaleggio: le discussioni, i contrasti, le lungaggini, le mediazioni, le complicazioni di meccanismi complessi derivanti dal votare assemblee rappresentative.

Ma proprio l’esperienza M5S ha dimostrato i limiti della rete, di cui è emersa la fragilità, la permeabilità verso influenze e controlli indebiti e occulti, la incapacità di produrre mediazioni complesse e sintesi efficaci. La democrazia istantanea del web è una fake democracy. La rete può essere utile correttivo di una politica che vive secondo i modelli antichi, ma non strumento che possa sostituirsi al Parlamento. Quand’anche tutto funzionasse al meglio secondo il modello Casaleggio, avremmo una quotidiana e permanente dittatura della maggioranza (chi detiene i dati e chi gestisce la rete). Il che con la democrazia non ha proprio nulla a che fare.

Personalmente mi batterò perché fra un paio di lustri vi sia ancora un Parlamento forte e rappresentativo.
Come sempre, si tratta di difendere la Costituzione.

 

Aggiornamento del 13 agosto:
Sul quotidiano “La Repubblica” del 10 agosto c’è un’intervista di Riccardo Fraccaro titolare dei Rapporti con il Parlamento (M5S).
Viene riportato che il Governo sta pensando a una riforma costituzionale.
Prendo atto che ogni Governo propone una “sua” riforma costituzionale. E’ più forte di loro…
Ma questi potrebbero essere ancora più pericolosi, considerato quello che pensa Casaleggio.