Il Metauro ha troppi ‘bevitori’

– COLLI AL METAURO – GIAMPAOLO Baldelli, ex presidente dell’ordine regionale dei geologi, interviene sullo stato di ‘salute’ del Metauro. «Finalmente si comincia a parlare, sia pure in maniera timida, del contratto di fiume del Metauro – esordisce –. Il fiume più importante della regione per dimensioni, per portata, per il suo complesso ecosistema e anche per la sua storia; sottoposto, purtroppo, ad uno sfruttamento eccessivo e irrazionale. Il Metauro non ha acqua a sufficienza per dissetare la valle, Pesaro e Fano. È assurdo pensare di prelevare 700 litri al secondo quando la sua portata si riduce a meno di 400. Si tenga anche presente – aggiunge – che il nostro fiume ha un regime a carattere torrentizio, con un’alternanza di crisi idriche e di piene nei periodi piovosi o nevosi». SUL CONTRATTO di fiume Baldelli afferma: «Sono curioso di sapere che taglio gli verrà dato. Da idrogeologo ho grosse perplessità sulla complessità dei progetti e quindi degli interventi. Non vorrei che tutto finisse con dei palliativi, senza incidere radicalmente nella soluzione dei problemi. Peraltro, mi risulta che tra i contraenti non sia stato coinvolto Enel, che esercita un ruolo predominante nella gestione delle strutture idrauliche dell’intero corso d’acqua». Giampaolo Baldelli, propone poi la sua ricetta: «Per ridare vita a ‘nostro fratello fiume’ ci sono dei passaggi obbligati. Primo: Pesaro non può continuare a sfruttare la nostra risorsa idrica superficiale. Dovrà, invece, trasformare l’acqua salata del mare in acqua dolce. Secondo: Fano può rifornire il suo acquedotto attingendo da una falda idrica di subalveo che ricarica un lago artificiale avente grossi quantitativi di buona qualità. Terzo: alcune strutture idrauliche dell’Enel vanno riviste, se non eliminate, perché non permettono il trasporto solido dei materiali verso il mare e favoriscono l’erosione della costa». IL GEOLOGO prosegue: «Il canale Albani di Fano, che contribuisce ad interrare il porto, può essere eliminato. Si dovranno studiare e tenere sotto controllo le acque profonde della dorsale appenninica. E sarà doveroso monitorare attentamente i vari depuratori pubblici e privati che scaricano i loro reflui nel fiume». Fra gli altri ‘ingredienti’ di Baldelli figurano «opere per la laminazione delle piene, la regimazione delle acque superficiali dell’intero bacino idrografico e la pulitura a carico dei frontisti dei fossi che ricadono nel bacino».