L’informazione secondo Crimi

In questi giorni ho avuto occasione di confrontarmi con alcuni lettori de “Il Fatto Quotidiano” (e probabilmente elettori del Movimento 5 Stelle). Erano sicuri che solo il “loro” quotidiano non riceveva finanziamenti pubblici.
Come prova mi hanno consegnato “l’intitolato” della testata del Fatto Quotidiano dove compare la scritta “non riceve alcun finanziamento pubblico”.

Siccome è l’unico a riportare quella frase pensavano, ovviamente, che gli altri avessero una specie di tubo “succhiasoldi” che collegato alle casse dello Stato riempisse quotidianamente le tasche dei vari sedicenti “giornaloni”.

Ma la realtà, come sempre, è più complessa…
Per spiegarla utilizzo le affermazioni di un “brillante” politico italiano: Vito Crimi del Movimento 5 Stelle!

Vito Crimi, sottosegretario all’Editoria, a pochi giorni dal suo insediamento alla presidenza del Consiglio, ha spiegato cosa vuole fare per garantire un’informazione libera e pluralista: l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali (vecchio cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle).

Peccato che il finanziamento pubblico ai giornali non esiste da tempo. Quotidiani come Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa o il Fatto non ricevono soldi dei contribuenti, ma vivono delle copie che vendono e della pubblicità. Finanziamenti sono previsti solo per giornali di fondazioni, cooperative e testate parrocchiali, ma non per i “giornaloni” che il Movimento ama sbeffeggiare.
Le cose sono due: o Crimi non sa di cosa sta parlando oppure ha rivolto un attacco e una delegittimazione verso la stampa che critica il suo Governo. Quale delle due è peggio?

Io personalmente non sono affatto d’accordo nell’eliminare il finanziamento pubblico ai giornali di fondazioni, cooperative e testate parrocchiali. In uno stato democratico che intenda tutelare la libertà di espressione contro le censure politiche ed economiche l’utilizzo della leva pubblica è indispensabile. Del resto, in numerosi paesi è così. Con cifre superiori a quelle italiane.
Ci sono ed è fondamentale che continuino a vivere i giornali che arricchiscono il tessuto comunicativo, altrimenti inaridito e rinchiuso nelle cittadelle dei trust. O esposto all’assalto degli oligarchi della rete e dei dati.
Ma non sono sicuro che il sottosegretario all’Editoria possa comprendere i principi come “tessuto comunicativo”, “stato democratico” o “libertà di espressione”.
Difatti sempre Crimi, in alcune interviste, ha annunciato di voler togliere l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di diffondere attraverso i giornali gli avvisi sugli appalti e le gare.
Perché questa decisione considerato che si tratta di una forma di trasparenza nell’uso del denaro dei contribuenti?
Anche qui: o Crimi parla tanto per aprire la bocca oppure è un modo per togliere un introito ai quotidiani, per metterli in difficoltà. Quale delle due è peggio?
Vorrei ricordare che anche Renzi provò a fare la stessa cosa, anche allora come oggi gli editori la vissero come una minaccia.

Sempre Vito Crimi chiede poi che ci sia più trasparenza sugli inserzionisti dei quotidiani. Cosa significa?
Basta acquistare i giornali e sfogliargli per vedere chi fa la pubblicità! Le aziende pubblicano i bilanci dove si può verificare quanto spendono e gli editori pubblicano a loro volta i loro bilanci dove si può valutare l’incidenza della pubblicità sul fatturato.
Ma allora che messaggio vuole inviare Crimi all’editoria?
Non sarà che ha in mente ciò che accade in Ungheria e in Polonia dove i governi di quei due Paesi intervengano pesantemente per bloccare la pubblicità sui giornali d’opposizione, premendo su tutti i gruppi che hanno partecipazioni statali e indicando a tutti gli altri chi sono i nemici?
Francesco… sempre a pensar male!

Infine la ciliegina sulla torta.
Crimi, intervistato sul mensile Prima Comunicazione, ragiona sulle motivazioni che collocano l’Italia al quarantaseiesimo posto nella classifica della libertà di stampa.
Per Crimi sono tre motivi:

  • mancanza di editori puri;
  • mancanza di una vera tutela della professione che garantisca la libertà dei giornalisti;
  • finanziamenti pubblici “dati a pioggia e senza freni” (sembra il chiodo fisso di Crimi).

Qualcuno dovrebbe avvisare Crimi che purtroppo siamo in fondo a quella classifica per ben altri motivi:

  • perché abbiamo un numero record di giornalisti nel mirino delle mafie e della criminalità organizzata che vivono sotto scorta;
  • perché nel nostro Paese la libertà di stampa è minacciata da un numero abnorme di querele fatte dai poteri politici e economici per intimidire chi fa informazione;
  • perché da noi la diffamazione a mezzo stampa è un reato penale per cui è prevista la galera, caso unico in Occidente.

Quindi, dalle parole di Crimi, desumo che nel nuovo Governo c’è una preoccupante aria di bavaglio.
Un “classico” di ogni Governo…

Se poi volessimo dirla tutta nell’ultimo rapporto di Reporters sans frontières, sempre molto citato dal M5S (quando era all’opposizione), viene sottolineato come “numerosi addetti dell’informazione sono sempre più preoccupati per la recente vittoria alle elezioni legislative di un partito, il Movimento 5 Stelle, che ha spesso condannato la stampa per il suo lavoro e che non esita a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che lo disturbano“.

Crimi, sveglia!

 

Fonti: La Repubblica, Il Manifesto, Il Fatto Quotidiano, Reporters sans frontières.