L’«eroina» che ha spezzato il fronte di Visegrád

Di questi tempi, per chi può votare un elettorato anti sistema, che vuole il cambiamento e odia la corruzione? Per la candidata europeista. Non stupitevi, perché è proprio questa la lezione appena uscita dalle urne presidenziali della Slovacchia.

Certo, la Slovacchia è un Paese piccolo e l’affluenza è stata bassa. È anche vero che l’emozione e la rabbia per l’uccisione del giornalista anti crimine Jan Kuciak e la sua fidanzata, lo scorso anno, sono ancora vivissime. Ma questo non basta a spiegare il segnale in controtendenza che giunge da Bratislava e dintorni.

Un segnale che la vincitrice Zuzana Caputova, avvocata divorziata con due figli e nessuna esperienza politica precedente, ha perfettamente sintetizzato. Il mio successo dimostra, ha detto, che è possibile non cedere al populismo, e che si può essere europeisti e insieme contrari a tutti gli stereotipi. Parole da ricordare non soltanto perché la Slovacchia è un membro di quel Gruppo di Visegrád che tanti grattacapi procura a Bruxelles e a noi italiani (non sono forse loro, con buona pace di Matteo Salvini, i più feroci avversari di una equa distribuzione dei rifugiati tra tutti i Paesi europei? ), ma anche perché la svolta slovacca giunge a meno di due mesi dalle elezioni europee e mentre il fronte nazional-populista tenta di dare l’ultimo assalto alla prova delle urne del 26 maggio.

Guardiamoci intorno. Lo psicodramma britannico della Brexit è ancora in alto mare e minaccia di concludersi con un divorzio senza accordi se almeno i separatisti del partito conservatore non cambieranno atteggiamento (ma non è detto che bastino, in un Parlamento di Westminster che sta bruciando in fretta il suo storico prestigio). In Francia quella di Macron è una presidenza molto inferiore alle aspettative iniziali e gli ultrapopulisti della signora Le Pen l’incalzano nei sondaggi. Populisti e sovranisti avanzano nel Nord Europa, ma anche in Spagna benché le etichette siano diverse. Come in Austria, come in Slovenia. Sull’Italia sappiamo tutto a memoria, sappiamo chi ci governa malgrado le liti continue tra le due campane dell’esecutivo. Per quelli di Visegrád abbiamo detto, e i populisti sono arrivati anche sul Baltico.

Eppure, la nuova presidente slovacca vince due volte quando dice che «è possibile non cedere al populismo». Anche lontano da Bratislava, anche in Paesi molto più grandi della Slovacchia, visto che l’ultimo sondaggio dell’Europarlamento prevede sì una avanzata dei movimenti sovranisti e populisti europei ma prevede anche che l’assemblea della Ue mantenga la stessa maggioranza di oggi, formata dal Partito popolare, dal gruppo socialdemocratico e dai liberali, con i verdi di riserva (ma l’accordo non sarebbe facilissimo) se servisse un vantaggio più netto. I nostri leghisti potrebbero diventare il secondo partito della minoranza, mentre per i penta stellati si deve ancora capire se la Gran Bretagna voterà a fine maggio oppure no (dovrebbe votare se Londra ottenesse da Bruxelles un nuovo rinvio più lungo dell’attuale). Da ciò potrebbe dipendere la presenza nel Parlamento europeo, proprio nell’attuale gruppo dei 5 Stelle, del partito di estrema destra Ukip che si è illustrato in passato soltanto in azioni di sabotaggio dell’Europa.

Zuzana Caputova, a conti fatti, merita di diventare la nostra eroina almeno per un po’. Perché lei non ha soltanto vinto. Ha dimostrato concretamente che «non cedere» si può, che la partita è aperta e che l’Europa non è obbligatoriamente destinata al declino. Ricordiamocelo almeno fino al 27 maggio.