Sudan

Lo scorso 11 aprile l’ex presidente del paese Omar al-Bashir, dittatore in carica da quasi 30 anni, è stato rimosso dopo le proteste della popolazione. Da allora, il Paese africano (il terzo più grande del continente) è stato teatro di assassinii, centinaia le vittime, i cadaveri sono stati anche gettati nel fiume Nilo. E stupri, rapine e torture di ogni tipo: tutte compiute dalle forze militari. Una situazione seguita da tutti i media mondiali, ma forse non abbastanza.

A due mesi da quella che è iniziata come una protesta non violenta, stiamo assistendo a una vera e propria carneficina di civili perpetuata questa volta dal Consiglio Militare Transitorio, oggi al potere, che dopo aver tradito le promesse fatte durante la Primavera Sudanese, sembra intenzionato a ricalcare le modalità di repressione di al-Bashir. Cosa sta succedendo in Sudan? Una guerra civile che vede da una parte l’esercito e i para militari e dall’altra i manifestanti, un tempo dalla stessa parte contro al-Bashir. I rappresentanti del movimento pro-democrazia, guidato dall’Associazione dei professionisti sudanesi, chiedono pacificamente che vengano rispettate le promesse iniziali, ovvero che il governo del Paese venga affidato a una delegazione mista composta da militari e da civili con l’intenzione di costruire un piano triennale per portare il Paese alle elezioni seguendo una giusta transizione alla democrazia.

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Fonte: Nena News, Il Manifesto