Dissenso verso il rinnovo del Memorandum di intesa con la Libia

La Scuola di Pace di Senigallia “V. Buccelletti” esprime il suo dissenso verso il rinnovo del Memorandum di intesa con la Libia

Dobbiamo dirlo con chiarezza: il tentativo di controllare le migrazioni illegali dalla Libia verso l’Europa e di mettere ordine nel caos libico da parte dell’Italia con il Memorandum di intesa firmato nel 2017 dal governo italiano, per iniziativa del Ministro dell’Interno Minniti ed ora sottoposto ad un rinnovo, è stato del tutto fallimentare. Non c’è stato nessuno smantellamento dei campi di detenzione libici, dove vengono continuamente calpestati i diritti umani. Non c’è stato nessun argine alla violenza subita dai migranti in quei campi e i corridoi umanitari in Libia non sono stati mai attivati in modo efficace. Secondo le informazioni raccolte da “Avvenire” in una inchiesta di questi giorni, risulta inoltre del tutto incerta la destinazione degli aiuti finanziari pagati dall’Italia per sostenere il lavoro della guardia costiera libica. Non si sa chi riceva quei soldi e quale sia il loro utilizzo, si sospetta che servano a finanziare l’acquisto di armi da parte della fazione armata che sostiene Al Serraj  o che vengano adoperati per favorire il traffico illegale di petrolio. Sono soldi di noi contribuenti italiani e dovevano servire a porre un argine al traffico illegale delle persone ma sembra, al contrario, che abbiano contribuito a sostenere illegalità e crudeltà di ogni tipo. Addirittura, è stato posto il segreto di Stato su alcuni documenti che riguardano il rapporto tra le guardie costiere europee.
Di fronte a queste notizie, la Scuola di Pace di Senigallia esprime un fermo dissenso verso il rinnovo del Memorandum d’intesa con la Libia. Non si possono finanziare in modo occulto attività illegali: al contrario, vanno potenziate, anche con adeguati sostegni finanziari, le azioni di soggetti credibili, a partire dalle Nazioni Unite, che dovrebbero intervenire in Libia con un piano di azione più incisivo e di lunga durata. La situazione libica è complessa ed è il frutto amaro di politiche sbagliate, soprattutto dello scellerato attacco voluto nel 2011 da Cameron, il primo ministro britannico, e da Sarkozy, il presidente francese, con l’appoggio, seppure non troppo convinto, dell’Italia di Berlusconi. La fine violenta della dittatura, altrettanto violenta, di Gheddafi ha provocato soltanto disordini, morti e sofferenze e ha aperto la strada a organizzazioni criminali di tutti i tipi che ora spadroneggiano in Libia.
L’Europa non può limitarsi, quando poi riesce a farlo, a ripartire i migranti provenienti dalla Libia che riescono a raggiungere i paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo né può voltarsi dalla parte opposta, sapendo che tante persone muoiono in mare. Il diritto internazionale obbliga a salvare dalle acque chi è in pericolo di vita e a portarlo al sicuro: fino a quando continueranno le partenze e gli sbarchi occorre che le navi delle guardie costiere dei paesi europei, a cominciare dall’Italia, prestino una adeguata azione di pattugliamento e di soccorso, come durante l’operazione Mare Nostrum. Questo compito non va certo affidato alla guardia costiera libica, visto che i fatti di questi ultimi anni testimoniano la sua totale inadeguatezza a svolgerlo e che i migranti che vengono riportati in Libia finiscono di nuovo nelle mani degli aguzzini che gestiscono i campi di detenzione.
L’Europa di oggi è nata per evitare che si ripetano gli orrori del nazifascismo, che proprio nei campi di concentramento e di sterminio, ha provocato la morte di milioni di persone. Chi rischia di morire in mare va dunque salvato senza tentennamenti, ma parallelamente è necessario che le Nazioni Unite, su eventuale proposta italiana, coordinino un’azione di polizia internazionale capace di pacificare la Libia e di portare alla definitiva chiusura dei campi di detenzione.

Per far sentire la propria voce di dissenso al rinnovo del Memorandum di intensa con la Libia, la Scuola di Pace invita ad aderire alla campagna, ancora in corso, promossa di IOACCOLGO. Tutte le informazioni sono sul sito


http://www.cronachediordinariorazzismo.org/scrivi-al-governo-per-annullare-gli-accordi-italia-libia/