Plastic Tax, uno scontro di plastica su 4 centesimi in più a bottiglia

A settembre scattavano i selfie con gli studenti in piazza contro l’emergenza climatica e per la giustizia sociale e ambientale. A novembre si massacrano a colpi di dichiarazioni perché non vogliono l’aumento della tassa sulle bottigliette di plastica usa e getta, una misura simbolica della «plastic tax» che aumenterà l’imposta di un euro per ogni chilo di imballaggi di plastica dal primo giugno 2020. Il governo pensa di ottenere un miliardo, 2,2 l’anno prossimo, 4 in tutto dalle nuove micro-tasse introdotte dalla manovra. La polemica è nata da una precisazione del ministro dell’economia Roberto Gualtieri secondo il quale la tassa sarà sulle bottigliette di acqua minerale, ma non sulla borraccia che viene riempita più volte. Apriti cielo. Dopo lo scontro epico sull’aumento delle tasse sulle auto aziendali, ora ridotte al 60%, la «plastic tax» ieri è diventata il motivo scatenante di una polemica di plastica tra i «No tax» renziani di Italia Viva e il Partito Democratico. Su questo ballava ieri la maggioranza che sostiene l’epocale svolta del «Green New Deal». Ci si chiede cosa accadrà quando dovrà affrontare i grandi temi dell’ecologia politica: il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi già rinviato dal «decreto clima» alla legge di bilancio in arrivo alle Camere, ad esempio. Per non parlare della riconversione del sistema produttivo che pone un problema non da poco: come uscire dal capitalismo basato sulle energie fossili? Per il momento si sono fermati alla stazione degli imballaggi.

QUATTRO o cinque centesimi in più a bottiglia. Ad avere quantificato in l’importo dell’eventuale tassa di scopo è stato ieri il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano (Pd): « (Fino a ieri?) non le volevate nelle vostre foto. Oggi valgono la vostra polemica? Valgono il vostro posizionamento? No, io credo di no. E se ci pensate un momento, non ci credete nemmeno voi – ha detto rivolgendosi ai renziani – L’imposta sulla plastica esiste in molti paesi europei e ha lo scopo di disincentivare i prodotti monouso e promuovere materie compostabili ed eco-compatibili». «Le polemiche sulla plastica fanno capire molte cose sull’autonomia della politica in Italia – ha aggiunto Andrea Orlando, vice segretario del Pd – Nella manovra, peraltro, non c’è una tassa sulla plastica ma sulla plastica monouso utilizzata negli imballaggi. Le polemiche sterili trovano sempre qualche esponente politico pronto a difenderli anche con l’uso di una propaganda distorta e fake news».

SI PARLA DI RENZI e, sullo sfondo, si intravede il solito problema del «centrosinistra»: vogliono togliere gli argomenti alla destra, rischiano di diventare come la destra. L’immigrazione è un tragico esempio. Sulle tasse, si arriva a vette sublimi. Lo scontro è duro perché Renzi ha in mano la golden share del governo. E non passa giorno che lo ricordi. Gli altri, per il momento, resistono. E dire che tutti stanno nello stesso consiglio dei ministri. «Salvo intese», ovviamente. E si vede.

LA SITUAZIONE è sembrata così seria da spingere ad intervenire Paolo Gentiloni, nominato commissario all’economia nell’esecutivo europeo di Ursula Von der Leyen in attesa ancora di entrare in carica. «Meno plastiche monouso, più materiali biodegradabili e riciclabili. Ovvio, no? – si è chiesto – No. Appena questo obiettivo si traduce in misure economiche si scatena un pandemonio». L’intervento di Gentiloni è interessante perché esplicita il fatto che sulla transizione ecologica «non c’è un consenso unanime» e che l’opposizione è sostenuta da un «partito del carbone che cerca di dipingere la lotta al cambiamento climatico come affare delle élites», mentre invece riguarda «gli esseri umani». Si tratta di quell’«industria della negazione» di cui ha parlato George Monbiot che finanzia una strategia politica e discorsiva al fine di deviare l’attenzione con allusioni cospirative e delegittimanti. Non è proprio un complimento a chi, come Renzi, si oppone alla «plastic tax». Tra l’altro, Gentiloni è stato il ministro degli esteri di Renzi ed è subentrato a palazzo Chigi. Uno scambio di cortesie tra ex colleghi.

LA «PLASTIC TAX» è un cantiere. Non sarà una passeggiata in parlamento. E nemmeno fuori. Per il ministro dell’ambiente Sergio Costa (M5S) «va assolutamente rimodulata» perché tassare «tutto ciò che non è riciclabile ha un senso, ciò che è riciclabile non va assolutamente tassato». «Dovrebbe esserci, anche se i tempi sono ridotti, un confronto con le aziende e tutti gli operatori del settore – ha detto Rossella Muroni (LeU) – La tassa non può essere lineare ma modulare. Tenga conto della composizione dei prodotti e della facilità di riciclo». I sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil hanno chiesto un incontro. L’attuale versione della «plastic tax» «non incentiva gli investimenti per la riconversione industriale o la spinta all’economia circolare, ma ha la sola finalità di reperire risorse per fare cassa». Si rischia l’aumento del «10 per cento del prezzo di prodotti di larghissimo consumo» e porrebbe problemi all’occupazione in «circa duemila aziende, con oltre 50 mila dipendenti».