Il dopo elezioni

Le elezioni in Emilia Romagna ci lasciano, a mio avviso, tre indicazioni:

  1. La missione di Salvini è fallita, il trionfo non c’è stato. Ha provato a forzare in tutti i modi anche provando a delocalizzare la sfida portandola su un piano nazionale, trasformandola in una battaglia sui sentimenti e sui valori. Anche attraverso scelte che hanno creato divisione come i citofoni della notte bolognese rievocando in qualche modo la “notte dei cristalli”.
  2. Il centrosinistra ha vinto prima di tutto per la capacità di Stefano Bonaccini nel ricordare a tutti, numeri alla mano, che modello è stato l’Emilia Romagna: pil procapite, reddito procapite, tasso di occupazione, disoccupazione ai minimi, export ai massimi.
    Il centrosinistra ha poi vinto grazie alla mobilitazione di un popolo che sembrava addormentato e rassegnato mentre invece le “sardine” hanno ridato energia e voglia di partecipare.
    Queste elezioni consolidano il centrosinistra e il governo anche se il cammino rimane ancora tortuoso. Il centrosinistra deve organizzare da subito un congresso di chiusura del Partito Democratico e ricostruzione di un nuovo soggetto politico che deve essere aperto anche e soprattutto ai ragazzi del popolo delle sardine.
  3. Il Movimento 5 Stelle sembra non esistere più. È scomparso nella regione dove tutto è cominciato (nel 2007 venne organizzato a Bologna il primo V-Day di Beppe Grillo).
    Il tripolarismo italiano da tempo inseguito da Luigi Di Maio con la celebre frase “non siamo né di destra né di sinistra” è già finito.
    Per il Movimento 5 Stelle è arrivato il momento di fare una scelta di campo.