La guerra in Siria

A Idlib è in corso una catastrofe umanitaria di proporzioni spaventose. Non ci sono né cibo né acqua, le persone bruciano i propri vestiti per scaldarsi. In queste ore ci sono bambini che muoiono di fame e di freddo a Idlib, ma si direbbe che questo lasci indifferenti i leader del pianeta”.
A dirlo è Raed al Saleh che da sei anni guida la Syria Civil Defence, l’organizzazione di 3 mila volontari conosciuti come i Caschi Bianchi che opera in Siria nelle zone non sotto il controllo del governo per tentare di salvare il maggior numero possibile di civili dalle bombe. Sono accusati dalla Russia e dal regime siriano di intelligenza con i terroristi per aver documentato i crimini di guerra in Siria.
Oggi il numero di sfollati è altissimo: oltre un milione di civili, di cui metà sono bambini.

Esplosa per chiedere la fine di una dittatura quarantennale, la guerra in Siria c’è dal 2011.
Gran parte del paese oggi è sotto il controllo del regime siriano, della Turchia o, nell’est del paese, delle forze curde sostenute dagli Stati Uniti. In molti riconoscono che potrebbe essere solo questione di tempo prima che le zone curde siano riconquistate da Damasco.
Chi osserva questo conflitto dall’esterno potrebbe essere stufo della guerra. Eppure l’evolversi della situazione a Idlib, l’ultima area in mano ai ribelli, merita nuova attenzione. Non solo perché l’implacabile campagna militare lanciata dal regime e dai suoi allegati russi e iraniani sta causando uno dei peggiori disastri umanitari della storia recente, ma anche perché le ricadute, dopo la carneficina, potrebbero influenzare gli eventi per un’intera generazione.

Il malessere che ha spinto i siriani di ogni parte del paese a ribellarsi non è passato, si è acuito. La macchina della morte e della tortura del regime ha distrutto tantissime famiglie in tutta la Siria. Il logoramento, come dimostrano i conflitti passati, per esempio quello in Iraq, non porta a una pace duratura. Le forze jihadiste sicuramente diventeranno portabandiera della lotta contro Assad e assorbiranno le energie di chi ancora è pronto a battersi per la causa.
Idlib è diventata l’area in cui si sono radunati i gruppi ribelli più irriducibili. Non bisognerebbe giudicare il conflitto solo dalla sua evoluzione negli ultimi anni, con il regime siriano e i suoi alleati internazionali (Russia in primis) che hanno riconquistato i territori attraverso campagna di terrore feroci e spietate.
Sta per arrivare un altro capitolo significativo, che potrebbe avere conseguenze estremamente importanti.

Due giorni fa è stato siglato un accordo tra Russia (che appoggia il governo siriano) e Turchia (che appoggia i ribelli) per una tregua duratura. Speriamo che tutte le parti si impegnino davvero a fermare i bombardamenti, ma più volte in passato si è assistito ad accordi non rispettati.
Occorre mobilitarsi a sostegno dei civili in Siria. Si chiede assistenza e protezione per un popolo massacrato. E una no fly zone che impedisca alle bombe di fare altri morti.