Salvarsi insieme

Conclusa l’emergenza Coronavirus tornano le notizie di sbarchi e di naufragi. Per capire cosa sta di nuovo accadendo nel Mediterraneo ci si può affidare allo sguardo di Alessandra Sciurba, ricercatrice di filosofia del diritto, ma soprattutto attivista per i diritti umani che da tempo solca il mare sulle barche delle ONG che salvano i naufraghi.

Per l’editore “Ponte alle grazie” Sciurba ha scritto il libro intitolato “Salvarsi insieme”, un diario di un salvataggio: la storia di 70 persone a bordo di un’imbarcazione di 18 metri abbandonata dai governi e costretti a vedersela con le guardie costiere libiche, che spesso sono navi in assetto da guerra.

La storia racconta di un mare trasformatosi in un cimitero e anche un po’ in un deserto. Neppure i pescatori lo attraversano più, per paura di essere abbordati dai libici, cosa che capita e spaventa. E soprattutto per non ritrovarsi davanti al terribile dilemma tra soccorre dei naufraghi e affrontare le conseguenze per averlo fatto. Perché invece che medaglie, in questo mondo capovolto rischiano settimane di sequestro della barca senza poter lavorare, persino pene severe e processi infiniti. Per questo hanno semplicemente cambiato rotta evitando anche le zone più pescose pur di non incrociare le vie d’acqua che portano dalla Libia a Lampedusa o a Malta.

Si legge con il fiato sospeso il racconto di Sciurba la quale alla fine ottiene ciò che si prefiggeva. Suscitare un sentimento di rispetto per la condizione umana in quanto tale.