La frontiera della rotta balcanica

Le condizioni di vita nel campo profughi di Lipa, nel nord-ovest della Bosnia-Erzegovina, devastato da un incendio, sono “disumane”. Lo sostengono da giorni le ONG e lo hanno confermato i membri di una delegazione di eurodeputati italiani del Partito Democratico che si è recata sul luogo con i volontari di Croce Rossa, Caritas e Istituto pace, sviluppo, innovazione delle ACLI. Parte dei migranti ha trovato riparo in tende scarsamente o per nulla riscaldate che offrono ben poco riparo dal gelido inverno della regione dove ha nevicato abbondantemente. Per tanti altri è ancora peggio: sono costretti a vivere in ripari di fortuna. Inoltre l’acqua è scarsa e i servizi igienici limitati.
Così hanno scritto gli eurodeputati: “Siamo al campo di Lipa e questo è ciò che abbiamo davanti: freddo, neve, centinaia di persone accampate e in attesa di risposte. Una situazione disumana, davanti alla quale noi europei non possiamo stare a guardare. Parliamo di persone, di storie, di famiglie. Di diritti negati a due passi dai nostri confini. La solidarietà straordinaria e commovente degli operatori e delle associazioni umanitarie non può essere sufficiente: serve una politica più vicina e attenta che, con canali umanitari per l’emergenza e soluzioni strutturali efficaci per la politica dell’immigrazione, superi queste situazioni inaccettabili”.
In molti si chiedono dove siano finiti gli aiuti stanziati da Bruxelles per la gestione dell’emergenza nel cantone di Una Sana dove si trova il campo di Lipa per la quale il 3 gennaio sono stati sbloccati altri 3,5 milioni di euro, in aggiunta a quelli inviati in precedenza. Complessivamente dal 2018 le autorità bosniache hanno ricevuto all’incirca 90 milioni di euro. Soldi che, secondo taluni, sono stati dirottati a favore di “politici corrotti e incapaci” come sostiene la politologa Ivana Maric.

Costruito lo scorso aprile per far fronte all’emergenza Covid, il campo migranti di Lipa, in Bosnia-Erzegovina, vicino al confine con la Croazia, è stato distrutto da un incendio il 23 dicembre 2020. Ospitava 1.487 persone: dopo l’incendio in mille sono rimasti nella zona, cercando di sopravvivere al gelo.