Marche: terreno fertile per la criminalità

All’inaugurazione dell’anno giudiziario, celebrato al tribunale di Ancona in forma ridotta a causa dell’emergenza pandemica, il procuratore generale delle Marche Sergio Sottani, pur non segnalando un radicamento della mafia nelle Marche, ha lanciato l’allarme sulla criminalità organizzata: “Non ci si stancherà mai di sottolineare i pericoli connessi alla criminalità organizzata nella regione, nei cui confronti l’autorità inquirente deve prestare la massima attenzione. Ai pericoli rappresentati dall’infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività di ricostruzione ancora in atto dopo l’evento sismico del 2016, già oggetto di specifiche trattazioni negli ultimi tre anni ed alle quali si rinvia, si aggiungono quelli connessi alla terribile crisi economica determinata dalla situazione sanitaria”.

Il procuratore ha voluto porre l’attenzione sugli istituti bancari e sull’erogazione di finanziamenti: “L’attenzione va prestata indubbiamente nei confronti dei ‘clienti nuovi’ in quanto anche il rigetto della loro richiesta di finanziamento potrebbe rappresentare un segnale di allerta per l’autorità giudiziaria, posto che l’esito negativo dell’adeguata verifica potrebbe essere il segnale della presenza di una consorteria criminale, che si sta radicando sul territorio. Parimenti non va distolto lo sguardo dai ‘clienti vecchi’, in quanto dietro la formale rappresentazione societaria potrebbero verificarsi dei mutamenti del capitale sociale, con l’ingresso di soci portatori di beni di provenienza criminosa, anche ad opera di appartenenti ad associazioni della criminalità organizzata”.

Nonostante le Marche non costituiscano un territorio tipicamente mafioso, il procuratore Sottani ha evidenziato come la nostra regione “rappresenti un territorio ideale, proprio per la sua immagine di ‘zona franca’, per l’effettuazione di operazioni di riciclaggio e reimpiego di proventi derivanti da attività delittuosa”.

Preoccupa inoltre la criminalità giovanile definita da Sottani “inquietante, risse, consumo e spaccio di sostanze stupefacenti con autori minorenni sono segnali di una società malata che deve trovare al più presto gli anticorpi”.

La pandemia ha influito anche sulla giustizia con il blocco delle udienze impartito per due mesi da un decreto ministeriale nella prima emergenza del Covid-19. Se il virus ha fatto rallentare la macchina giudiziaria da un lato, dall’altro ha comportato una diminuzione dei furti in generale pari al -24% e ancora di più per quelli in abitazione che registrano un -37%.
Il procuratore generale ha inoltre sottolineato come “significativo è quello dei reati informatici, aumentati dell’80%, e quello per illecita erogazione di fondi statali, con un +63%, che ha visto coinvolto soprattutto il distretto maceratese legato al terremoto e relativo al contributo di autonoma sistemazione”.