Un miliardo per l’elettrodotto che non si vede

Parte da Cepagatti, si immerge in mare e termina a Fano l’Adriatic link voluto da Terna per incrementare il transito energetico

 

di Anna Marchetti I lavori inizieranno nel 2024 per concludersi nel 2029: si chiama Adriatic Link il nuovo elettrodotto, a corrente continua, che sarà realizzato tra l’Abruzzo e le Marche e che avrà nella città di Fano il suo punto terminale. A realizzare l’opera sarà Terna (società che gestisce la rete elettrica nazionale) per un importo di un miliardo e il coinvolgimento di 120 imprese. Adriatic Link è stato presentato ieri mattina dal responsabile Sviluppo e Progetti Speciali di Terna, Giacomo Donnini, prima agli organi di informazioni poi alle associazioni economiche e ambientaliste. In totale 285 chilometri di cavi, tra Abruzzo e Marche, «completamente invisibili»: un cavo sottomarino e due cavi terrestri, interrati. Sarà realizzata anche una nuova centrale elettrica, chiamata «stazione di conversione» non lontano da quella già esistente a Carrara. Tre i siti individuati per la nuova stazione: due nel territorio di Fano e uno nel Comune di Cartoceto. Nonostante l’importanza della nuova stazione – qualcuno parla di un vero e proprio edificio grande quanto un campo da calcio – il sindaco di Cartoceto Enrico Rossi tranquillizza che essendo una centrale a corrente continua e non alternata «il campo magnetico prodotto è inferiore al campo magnetico terrestre». Da Terna hanno assicurato che non esiste ancora un progetto vero e proprio, ma che dovrà essere costruito ascoltando le amministrazioni comunali coinvolte (per le Marche Fano e Cartoceto), i portatori di interessi (associazioni economiche, ambientaliste e di categoria) e i cittadini: «E’ infatti prevista una fase di consultazione pubblica che precede la richiesta di autorizzazione al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Ambiente». «Ogni singolo passo in avanti che sarà fatto – sottolinea il vicesindaco Cristian Fanesi – andrà condiviso per valutare il miglior progetto da sviluppare per il territorio». Sul tema «della trasparenza e della condivisione con momenti di confronto pubblico» ha insistito il vicepresidente della Regione Carloni. «Quest’opera – ha aggiunto – è fondamentale per la nostra Regione il cui consumo di energia elettrica è maggiore della produzione ( il deficit è del 67%). Senza contare le esigenze delle grandi aziende energivore (come Profilglass, ndr) che aspettano il potenziamento della rete». «I cavi in mare – fanno sapere da Terna – saranno ad una profondità di 250 metri, mentre per gli approdi (ne sono stati ipotizzati 3) si ricorrerà all’utilizzo della tecnica della perforazione orizzontale controllata (Toc) che permette di installare le tubazioni senza impatto sul litorale. In corrispondenza della battigia (dovrebbero essere privilegiate le spiagge senza concessioni o dove le concessioni sono meno numerose ndr) i cavi saranno posati a una profondità tra i 4 e gli 8 metri. Il tracciato terreste (15 chilometri per il tratto marchigiano) utilizzerà la viabilità stradale esistente attraverso la posa in opera di due cavi dentro trincee larghe 80 centimetri e profonde 1,60 metri. In corrispondenza degli attraversamenti sarà utilizzata una tecnica che riduce l’interferenza del cantiere con la viabilità». «Adriatic Link è un’opera strategica, nazionale, – ha spiegato Donnini – per favorire l’integrazione da fonti rinnovabili in tutta l’area centro sud e centro nord dell’Italia. Il collegamento in corrente continua, che unirà il nodo di Fano con Villanova di Cepagatti in Abruzzo, permetterà di incrementare in modo significativo il transito di energia tra centro sud e centro nord. Un progetto strategico anche per il processo di decarbonizzazione in atto, le cui linee guida sono state definite dal Piano nazionale energia e clima predisposto dal governo». «Parliamo di energie rinnovabili, di opere invisibili – ha chiarito il sindaco Seri – e parallelamente a questa opera si valuteranno altri interventi di razionalizzazione che porteranno benefici al nostro territorio».