Arabia Saudita: Renzi ha il dovere di chiarire

A fine gennaio Matteo Renzi era a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, a intervistare il principe Mohammed bin Salman, discutendo di “rinascimento saudita” in un paese sotto accusa per violazione dei diritti umani. Ora che un rapporto della Cia indica il principe saudita come mandante dell’omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi[1], entrato con le sue gambe nel consolato saudita di Istanbul e uscito a pezzi dentro una valigia, la collaborazione del senatore Renzi con bin Salman assume per l’Italia le proporzioni di un problema di stato.
Riteniamo che il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman abbia approvato un’operazione a Istanbul, Turchia, per catturare o uccidere il giornalista Jamal Khashoggi”. Sono queste le righe all’inizio di un documento di 4 pagine che mette in equilibrio precario 76 anni di relazioni fra gli Stati Uniti e uno dei suoi più antichi e fedeli alleati nel mondo arabo, l’Arabia Saudita.

Renzi è senatore della Repubblica Italiana in commissione Difesa e questo fa di lui un rappresentante del paese intero, dell’Italia e di tutti gli italiani. Quando parla in pubblico, all’estero, con un ministro di un governo straniero non gli è possibile farlo a titolo personale. Ricordo che l’Italia ha inviato armi all’Arabia Saudita fino al 2019.

L’intervista in cui si rivolge a bin Salman come “grande principe ereditario” artefice di “un nuovo rinascimento arabo” non è perciò solo una questione di etica privata.
C’è inoltre la questione dei soldi. Il senatore Renzi viene pagato 80mila euro all’anno per far parte del board della Future Investment Iniziative, fondazione costituita dal principe sanguinario al principale scopo di far corona al suo prestigio, oltreché per incubare futuri affari.
Il minimo che si dovrebbe chiedere in questo caso a Renzi sarebbe di dimettersi dalla fondazione e non prendere soldi da chi fa a prezzi i dissidenti.
E’ arrivato il momento che Renzi chiarisca fino in fondo la natura dei suoi rapporti con l’Arabia Saudita e il motivo per cui abbia fatto da testimonial a un regime autocratico dietro pagamento di lauti compensi.

 

[1]                     Avvenuto il 2 ottobre 2018