Rapporto sul clima

Il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Ipcc), l’ente delle Nazioni Unite che studia il riscaldamento del pianeta, ha pubblicato ieri il sesto rapporto[1] sullo stato del clima del pianeta, prendendo in esame oltre 14.000 articoli di letteratura scientifica e sintetizzandoli, nella maniera più rigorosa possibile, in un singolo documento. Senza giri di parole, le conclusioni su cosa stia accadendo al clima della Terra e quali siano le proiezioni sul prossimo futuro non possono altro che essere descritte come catastrofiche.
Neanche lo stile freddo e tecnico della comunicazione scientifica riesce a mascherare l’inquietudine per quello che sta accadendo.

Otto anni fa l’Ipcc nel suo quinto rapporto lanciava soprattutto moniti.
L’accordo di Parigi del 2015 aveva fissato la linea rossa da non superare in 1,5-2 gradi di aumento rispetto all’epoca preindustriale. Oltre questo limite, scrive l’Ipcc oggi “le condizioni ambientali cambieranno al di là della capacità di adattamento di molte specie”. Ma a giugno, ultimo mese con misurazioni ufficiali, eravamo già a 1,4° di aumento sulla terraferma, secondo l’americana Noaa “National Oceanic and Atmospheric Administration), con un decennio di anticipo sulle previsioni.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc (in realtà esce solo il primo capitolo, gli altri sono previsti nei prossimi mesi), nel 2030 potremo arrivare a 3 gradi e nel 2100 fino a 4.

Come scrive l’Ipcc: “Il peggio deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi”. La cura per riportare il termometro in equilibrio consiste nel dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e portarle a uno zero netto entro il 2050.
La parola chiave del rapporto è tipping point: punto di non ritorno. È come quando una barca si inclina oltre il limite e diventa impossibile raddrizzarla. Se l’anidride carbonica salirà troppo e la temperatura del pianeta supererà di 1,5° la media degli ultimi 150 anni, non ci saranno meccanismi efficienti per riportarla nella norma. Se i ghiacci dei poli si fonderanno oltre un certo limite, sarà impossibile che ritornino allo stato solido come facevano prima. Se roghi e siccità continueranno a erodere la foresta amazzonica, difficilmente la vedremo ricrescere nell’arco di una vita umana. Laddove si creerà un deserto, non rifioriranno più prati o boschi. E se una specie si estinguerà, nessuno potrà più resuscitarla.
Tutto questo, secondo il rapporto dell’Ipcc, non è inevitabile. Però è diventato ormai “probabile in assenza di interventi”. Al Guardian il sottosegretario britannico Alok Sharma, che a novembre guiderà la conferenza mondiale sul clima Cop26 a Glasgow, ha detto che “non siamo ancora fuori tempo massimo, ma non possiamo più aspettare. Il momento di agire è adesso”.
L’agenzia dell’Onu non dice che per questo necessariamente ci estingueremo, ma solo che le cose non saranno mai più le stesse. La nostra vita nel complesso diventerà più insicura. Alcune delle soluzioni suggerite sono passare ad auto elettriche, piantare alberi, ridurre la carne nella dieta a favore dei vegetali, riabbassando un livello di anidride carbonica che mai è stato così alto negli ultimi 800mila anni. Dobbiamo ridefinire stili di vita e consumo scrive il rapporto.

Un altro punto importante del sesto rapporto dell’Ipcc è l’incipit: “È inequivocabile che l’influenza umana ha riscaldato l’atmosfera, l’oceano e la Terra”. È l’uomo che ha causato tutto questo. A differenza dei precedenti rapporti dell’Ipcc, per la prima volta, la responsabilità umana è “inequivocabile”.
Sembrerebbe un paradosso, ma se vogliamo trovare una buona notizia nell’intero documento, questa sta proprio in quell’aggettivo: inequivocabile. Senza incertezza, in maniera chiara e indubbia, sappiamo oggi che il riscaldamento globale è causato dall’attività umana.
Fosse stata la conseguenza dei cicli geologici o delle variazioni nell’attività solare, o delle tante immaginifiche cause al di fuori della nostra azione, raccontateci dai negazionisti negli ultimi decenni, sarebbe stato molto peggio. Il fatto che dipenda da noi, è una buona notizia: vuol dire che possiamo porci rimedio.
A partire dalla prossima conferenza di novembre sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (Cop26) dove l’Italia può e deve fare il possibile perché si adottino risoluzioni più efficaci rispetto al passato.
Certamente il passo tenuto negli ultimi decenni non è più tollerabile. Per verificare se le azioni hanno prodotto qualche risultato basta guardare alla concentrazione della CO2 nell’atmosfera. È il dato significativo, un po’ come il numero di morti per Covid. Finché non diminuisce vuol dire che le soluzioni adottate non sono state efficaci. La stessa cosa accade per il riscaldamento globale: fino a quando la CO2 continuerà a salire vorrà dire che non stiamo facendo ciò che è necessario. Nel decennio dal 1990 al 2000 la CO2 nell’atmosfera è aumentata in media di 1,5 ppm (parti per milione) per anno, dal 2000 al 2010 è aumentata di 2ppm per anno e dal 2010 al 2020 di circa 2,5ppm per anno. Un andamento che sembra disinteressarsi completamene di ogni nostra risoluzione. È chiaro che l’uso dei combustibili fossili non dovrebbe più essere tollerato. Ma questa strada, per quanto ineludibile, potrebbe richiedere troppo tempo. Ed il tempo è proprio ciò che ci manca.

È questa la grande sfida sul clima.

 

Fonti: Elena Dusi “La Repubblica”; Stefano Mancuso; Il Fatto Quotidiano

 

Rassegna Stampa:

https://ipccitalia.cmcc.it/cose-lipcc/

https://www.scienzainrete.it/articolo/riscaldamento-globale-sintesi-della-prima-parte-del-sesto-rapporto-ipcc/annalisa-cherchi

https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2021/08/09/clima-annalisa-cherchi-ipcc-in-europa-aumentano-gli-eventi-estremi_e818a1d2-a601-4f63-bba3-882e2c8f9443.html

https://www.corriere.it/pianeta2020/21_agosto_09/climate-change-ricetta-panel-onu-non-basta-tagliare-emissioni-co2-stop-metano-2f2bb030-f82a-11eb-b07f-1a8bf3bb59b3.shtml

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/08/09/i-cambiamenti-climatici-non-sono-mai-stati-cosi-veloci-concentrazione-gas-serra-record-da-800mila-anni-i-dati-del-rapporto-ipcc/6286611/

 

[1] Al testo hanno lavorato 234 scienziati di 195 paesi.