Che fine farà l’Europa?

In Europa è in atto uno scontro tra la Polonia e la Commissione Europea sul rispetto dello Stato di diritto dopo che la Corte costituzionale polacca ha decretato che alcuni articoli dei Trattati Ue sono “incompatibili” con la Costituzione del Paese.

Ma nel momento in cui un Paese aderisce all’Ue riconosce la supremazia dei Trattati europei sulle leggi nazionali. Quindi o si cambia la Costituzione polacca o si cambiano i Trattati. Oppure la Polonia esce dalla Ue. Neppure i britannici erano arrivati a tanto.
Questa situazione ci insegna che la democrazia non si conquista una volta per sempre. Anzi, la democrazia liberale, come ha scritto Ernst-Wolfgang Böckenförde, vive su “presupposti che non è in grado di garantire” con il suo solo ordinamento. La democrazia richiede una cultura, un’etica condivisa. La prospettiva della fortezza blindata rischia solo di marginalizzare l’Unione. Ormai i nostri paesi sono già dei vasi comunicanti. Come si trasmette il virus, si trasmettono qualità, diritti, esperienze, stili di vita. Costruire l’Europa vuol dire far crescere la possibilità di farla diventare cultura condivisa.
Se alcuni Paesi europei non hanno chiaro questo concetto, forse occorre prenderne atto.

Questo discorso vale anche per la richiesta dei 12 Paesi europei sulla costruzione di un muro anti migranti. L’Unione non può diventare una fortezza contro la povera gente che scappa per la guerra, la fame o da regimi infami. Sarebbe smentire la nostra storia, la nostra identità di terra libera, di società aperta, accogliente. Proteggere i nostri confini, specie quando sono minacciati da regimi autoritari, è un dovere nei confronti dei nostri cittadini, ma alzare muri contro persone disperate sarebbe rinnegare i nostri valori e perdere la nostra umanità.

Il punto vero è che, davanti a un muro, non sparisce l’immigrazione, cambiano soltanto le rotte. Occorre assumere le frontiere esterne come frontiere di tutti e lavorare per soluzioni comuni.
Il destino di questa richiesta è quindi la bocciatura, ma otterrà comunque la finalità di stressare i rapporti tra alleati, soprattutto in vista del prossimo consiglio europeo di fine ottobre, al cui ordine del giorno figura anche l’emergenza migranti. Ecco allora la vera finalità, quella sostanziale e non formale. I 12 alzano la posta per bloccare una politica comunitaria più efficace reclamata dagli Stati più coinvolti come Italia e Spagna, i cui confini sono di mare e non di terra. Anzi, la soluzione prospettata sembra appositamente studiata per riversare sui Paesi del Mediterraneo l’intero peso dei flussi migratori.
In definitiva l’obiettivo dei “dodici” è che non si facciano passi in avanti sul fronte di una politica comune europea. E quindi non si comprende il motivo del perché Lega e Fratelli d’Italia applaudano a questa iniziativa dei “dodici”.