Più tempo libero e meno lavoro: questo è il partito Capibara. E parte da qui
Più tempo libero e meno lavoro: questo è il partito Capibara. E parte da qui

A marzo c’è stata la prima presentazione
in Bolognina. Si tratta di un movimento nazionale nato sul Web: l’obiettivo sono le firme per le politiche del 2027
Bologna la rossa e quella del campo largo. Ma anche quella del Vaffa-Day del 2007. E ora ecco la Bologna dei Capibara: il meme che si fa partito. Durante il Covid, l’animale invase le piscine dei ricchi in Argentina e diventò simbolo di riscossa, relax e tempo libero. Così fanno i Capibara-politici: «Siamo un’idea che irrompe nella realtà», dice Davide Dibitonto, xenodibi sui social, 31 anni, due lauree, uno dei più attivi del movimento. «Vogliamo aggredire la realtà da una prospettiva sistemica e strutturale. Non mettere delle toppe».
Mark Fisher e l’evento gratuito
Bologna è stata la città che per prima ha introiettato l’immaginario Capibara, comparso circa dieci anni fa e che arriva dall’accelerazionismo di Mark Fisher. Nel 2019 il primo collettivo. Tre anni dopo le azioni: “lusso per tutti”, scritte nelle vie del centro. E, soprattutto, a fine marzo, la presentazione del “Partito Capibara” in Bolognina e l’evento gratuitista in un parco della città. Perché hanno idee come: «Il gratuito fornisce una base materiale per una trasformazione antropologica». Un programma scandaloso per il lessico della politica tradizionale. E progetti ambiziosi: una settimana lavorativa di 24 ore con salario minimo mensile da 1.560 euro, un reddito di base da 500 euro e la gratuità di sei bisogni fondamentali (casa, cibo, trasporti, sanità, istruzione, utenze). Sei bisogni che, spiega Davide, «sono ragioni per cui siamo obbligati ad andare a lavorare». I Capibara vogliono «risvegliare le coscienze». Perché, dice ancora Davide, «viviamo nell’abbondanza, ma continuiamo a comportarci come se vivessimo nella scarsità». Niente comunali o regionali: loro vogliono solo il Parlamento. Per ora non li conoscono in tanti, ma stanno per lanciare un sito. E una raccolta firme – prima digitale, una specie di test – poi coi banchetti.
Il primo traguardo politico
Obiettivo: arrivare a 120mila. «Le elezioni del 2027 sono una tappa intermedia. L’orizzonte è il 2032». La promessa è arrivare al potere con riforme già scritte: sanità, casa, trasporti. «Sono decreti attuativi, progettazioni pronte». Non sono (solo) sognatori utopici. Sono anche attenti contabili. Hanno già scritto una riforma sulle 24 ore. E quella sulla sanità l’ha fatta Giuseppe Graziano, ex direttore del Policlinico Umberto I di Roma. Il progetto mette a sistema alcune delle più importanti riforme sanitarie della storia. «E abbiamo calcolato tutto: 14.487 microaree da massimo 5mila abitanti, aggregate in Usl da 30mila abitanti, 530 ospedali di zona, 68 di alta specializzazione. Abbiamo calcolato organici, professioni, attrezzature necessarie, strutture».
E spunta la patrimoniale
E poi c’è la patrimoniale. Non l’1 per cento, ma un tetto massimo alla ricchezza personale: 6 milioni e 660mila euro. «Molti dei nostri progetti passano da lì». Il primo ottobre, edito da Transeuropa, «uscirà la nostra Riforma delle 24 ore. A marzo quella della sanità». C’è una piattaforma (SinistraVerso). I numeri sono ancora piccoli, ma non solo virtuali: «Siamo circa 70 militanti attivi sparsi in giro per l’Italia». I collettivi sono a Milano, Torino, Roma, Padova, Firenze e appunto Bologna. E però, spiega Davide, «essendo una cosa nata su internet sarebbe riduttivo limitarla ai gruppi fisici». Chi sono i Capibara lo dice anche Luca Martignani, sociologo, docente all’Alma Mater, autore di un saggio dal titolo “Una avanguardia culturale?”, che ha analizzato il fenomeno da un punto di vista scientifico. «Non li definirei soltanto attivisti. Sono persone animate da un certo entusiasmo critico. La scelta di un partito politico è la cosa che mi lascia più perplesso, perché paradossalmente è la meno nuova». E Bologna? «Non è indifferente alle innovazioni del pensiero e alle proposte di una società più libera. Però la praticabilità di queste idee è da dimostrare». Capibara al potere, insomma. Sembra una provocazione. Invece no. «Noi siamo lisergici. Dobbiamo alterare la percezione», dice Davide. E Bologna, ancora una volta, fa da incubatore.
