Chi ha affossato il ddl Zan
Metà dell’aula del Senato ha applaudito ed esultato mercoledì all’approvazione della richiesta di «non passaggio all’esame degli articoli» che ha con ogni probabilità affossato definitivamente il disegno di legge Zan: il ddl interveniva su due articoli del codice penale e ampliava la cosiddetta “legge Mancino” inserendo accanto alle discriminazioni per razza, etnia e religione (già contemplate) anche le discriminazioni per sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità.
Il Partito Democratico, principale promotore della legge, accusa Italia Viva, il partito di Matteo Renzi che aveva avuto un ruolo importante nelle discussioni sulla legge, di aver votato con il centrodestra; Italia Viva accusa il PD di aver gestito l’approvazione parlamentare della legge in modo dilettantesco. La parte moderata di Forza Italia critica a sua volta il PD, per essersi rifiutato di accettare un compromesso e aver fatto fallire consapevolmente la legge pur di non cambiarla; la destra invece esulta, essendo riuscita in un obiettivo identitario.
Capire chi effettivamente ha fatto fallire il ddl è difficile, considerato che il voto si è tenuto a scrutinio segreto, su richiesta di Lega e Fratelli d’Italia, che sapevano che in questo modo avrebbero avuto più possibilità di ottenere una vittoria.
Detto questo è curioso che nel giorno della votazione del ddl Zan Matteo Renzi sia andato in Arabia Saudita, un paese dove appunto i diritti degli omosessuali, come di altre minoranze e opposizioni, sono perseguitati.
Vedere poi i senatori di Lega e Fratelli d’Italia applaudire è stato uno spettacolo becero, un’esultanza che ha svelato i piani di coloro che in questi mesi hanno ostacolato l’iter del ddl Zan.
Ma la cosa avvilente è che dietro quel voto segreto e meschino si sono nascosti giochi politici. Chi ha bocciato il ddl Zan non ha voluto far fare un passo avanti al nostro Paese e non hanno voluto una norma che tutelasse maggiormente le persone che, per motivi di orientamento sessuale, hanno subito violenze verbali e fisiche.
Ma l’Italia è più avanti di questo voto e tanti giovani sanno che quella norma è già stata recepita dall’opinione pubblica. Prima o poi questo passo in avanti avverrà anche nel Parlamento, speriamo grazie a un’iniziativa popolare.
