| Se Nangaa è una figura nota della politica congolese, che solo recentemente ha voltato le spalle al governo di Kinshasa, il comandante militare dell’M23, Sultani Makenga, è invece un combattente di lungo corso, da tempo una spina nel fianco per le autorità congolesi. Uno di quei professionisti della guerra che da decenni hanno trovato libertà di manovra nell’est del paese, e che si arricchiscono con la predazione e il contrabbando di ricchezze minerarie. Molto più riservato, ha rilasciato poche interviste nel corso degli anni, ma alcune informazioni sulla sua vita le abbiamo.
“Le origini di questo complesso conflitto possono essere comprese attraverso la storia di un uomo, il leader dell’M23 Sultani Makenga, accusato di vari crimini di guerra”, scrive Wedaeli Chibelushi sul sito della Bbc. “Ripercorrere la sua vita fino a questo momento significa guardare a decenni di guerre, interventi stranieri e di bramosie per le preziose risorse minerarie del paese”. Makenga è nato nel 1973 a Masisi, nell’est della Rdc in una famiglia di etnia tutsi. A 17 anni lasciò la scuola per unirsi al Fronte patriottico ruandese (Rpf), un gruppo ribelle in Ruanda, che all’epoca era governato dal leader hutu Juvénal Habyarimana. Makenga e l’Rpf combatterono per anni contro l’esercito hutu ruandese, fino al genocidio del 1994 (in cui furono uccisi 800mila tutsi e hutu moderati) dopo il quale l’Rpf, guidato tra gli altri da Paul Kagame, riuscì a rovesciare il regime di Kigali.
All’inizio Makenga fu assorbito nel nuovo esercito ruandese, ma fu imprigionato per non aver seguito alcuni ordini e fu liberato solo per partecipare all’invasione della Rdc nel 1998. I combattimenti terminarono ufficialmente nel 2003, ma Makenga continuò a militare nei gruppi armati che si opponevano al governo congolese. A un certo punto partecipò a un programma di disarmo e di integrazione dei combattenti ribelli nelle forze armate congolesi, ma dopo poco tempo disertò per unirsi alla nascente ribellione dell’M23. |