Forum provinciale per i Beni comuni

«No all’ospedale temporaneo, potenziamo quelli esistenti»

Richiesta alla Regione perché segua l’esempio dell’Emilia Romagna: «Servono posti stabili, non temporanei come a Civitanova»

«La Regione ripensi la propria strategia rispetto ai provvedimenti da assumere per fronteggiare l’epidemia. E per le nuove degenze di terapia intensiva e sub intensiva segua l’esempio dell’Emilia Romagna». Con questa richiesta il Forum provinciale per i Beni comuni ribadisce la sua contrarietà ai 90 posti letto temporanei che dovranno essere allestiti al polo fieristico di Civitanova Marche, e invita Luca Ceriscioli e la sua giunta ad approfondire il progetto «Covid intensive care» già avviato in quattro città dell’Emilia Romagna. «Da fonti di stampa – recita la nota del Forum – apprendiamo che quella emiliano-romagnola è una rete di terapie intensive da 146 posti letto, utilizzabili anche in futuro per eventuali necessità in sei ospedali a Rimini, Bologna, Parma e Modena in cui verranno ristrutturati, completati o realizzati, reparti ospedalieri e strutture dedicate. Anche in questo caso sono previsti tempi brevissimi e un ruolo importante della Protezione civile nazionale per la fornitura di attrezzature». Secondo i membri del gruppo civico, contrari ad una mega struttura extra ospedaliera da utilizzare nel caso di una recrudescenza del virus sul modello di quella realizzata alla fiera di Milano, le alternative alla struttura temporanea a Civitanova quindi ci sono. «Il rallentamento dei contagi consentirebbe una nuova programmazione. Chiediamo pertanto che la Regione Marche torni a ragionare su questo progetto e decida di utilizzare le strutture ospedaliere esistenti per realizzare una dotazione aggiuntiva permanente di terapie intensive, liberando le strutture ad alta complessità da funzioni che potrebbero essere svolte altrove». In questo caso diventerebbe indispensabile il ruolo degli ospedali- filtro per le medie e basse complessità, con il conseguente reintegro nella rete delle 13 strutture ospedaliere perse, le cui potenzialità dovrebbero invece essere conservate nel sistema pubblico dedicandole immediatamente alla cura, alla prevenzione e alla riabilitazione. Una ipotesi rispetto alla quale Luca Ceriscioli ha finora fatto orecchie da mercante anche nell’ultima conferenza stampa anconetana, sollecitato dai giornalisti, ha ribadito che il Piano sanitario non subirà alcuna modifica alla luce dell’esperienza Coronavirus. Il Forum quindi conclude: «Anche per l’assistenza territoriale ribadiamo che, soprattutto per la fase che ci attende, è particolarmente importante il monitoraggio capillare dei contagiati e degli immuni, e la messa a regime di terapie domiciliari tempestive per ridurre l’evoluzione della malattia».