«Legge 194, troppi medici obiettori Tre su quattro al San Salvatore»
Daniela Barbaresi, segretaria della Cgil: «Quello che sta succedendo in Regione non è casuale E in Umbria si sta lavorando per mettere a punto un intervento normativo su questa materia»
Il messaggio è meno forte di quello diffuso lo scorso autunno, quando la pillola abortiva era stata paragonata alla mela di Biancaneve. Questa volta per manifestare il proprio dissenso rispetto alla Ru486 gli ultra cattolici anti-abortisti hanno usato dei camion-vela tappezzati con manifesti in cui si legge «Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta #stopaborto». Ad Ancona questi mezzi sono in circolazione da ieri, ma si sono già attirati una valanga di reazioni indignate Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche, come interpreta questa campagna? «Nell’unico modo possibile. C’è una strategia per arrivare a riformare la legge sull’aborto» Come fa a dirlo? «La consegna dei pannolini alla consigliera Manuela Bora da parte del medico antiabortista di Fabriano, precedute dalle dichiarazioni dall’assessora alle Pari Opportunità, Giorgia Latini, e seguite dall’intervento in consiglio di Carlo Ciccioli, non sono casuali». L’obiettivo è rivedere la legge? «Il segnale è questo. Tra l’altro in Umbria la giunta sta lavorando proprio su un intervento legislativo regionale in questa materia» Su cui le donne si sono già mobilitate, vero? «Certo, anche nelle Marche basta vedere le reazioni di questi giorni delle organizzazioni femminili più impegnate per capire che questo tentativo retrogrado e pericoloso di riportarci indietro di cinquant’anni non passerà tanto facilmente. Ma il problema è un altro..» Quale? «Che questa azione restauratrice arriva quando invece avremmo bisogno di rivendicare la piena applicazione della 194». Qual è la situazione nelle Marche? «Solo il 6 per cento delle interruzioni volontarie di gravidanza avviene con metodo farmacologico. Quasi una donna su dieci deve andare fuori regione per abortire. I medici obiettori rappresentano il 70 per cento dei ginecologi ospedalieri e il 30 per cento di quelli dei consultori familiari». E in provincia di Pesaro-Urbino? «I dati più recenti, che risalgono al 2018, ci dicono che ci sono il 75 per cento dei medici obiettori al San Salvatore, il 53 al Santa Croce, il 20 all’ospedale di Urbino. Quest’ultima è una delle tre strutture marchigiane insieme a Senigallia e San Benedetto più attenta ai diritti delle donne e dove è possibile l’aborto farmacologico. Nei consultori invece siamo ad un medico obiettore su 3». Il rischio è riportare le donne nell’illegalità? «C’è un dato, che aggiorniamo tutti gli anni, ed è quello degli aborti spontanei che sta crescendo in modo preoccupante. In parte il fenomeno è sicuramente legato all’età sempre più avanzata, e al rischio, delle gestanti. Ma c’è anche un altro aspetto: su internet c’è la possibilità di procurarsi qualsiasi farmaco e sappiamo che alcuni possono provocare l’interruzione di gravidanza. Abbiamo il sospetto che dietro molti aborti spontanei ci siano tentativi fai-da-te. A questo si aggiunge la posizione della Regione che contesta le linee guida del Ministero nell’applicazione della 194, non permettendo che la pillola abortiva sia somministrata anche nei consultori e senza ricovero. Ma indigna ritornare a fare una battaglia ideologica sul corpo delle donne». Simona Spagnoli
