giovedì 30 Aprile 2026
Disarmo / Nonviolenza

Otto medaglie d’onore per uomini di coraggio Il Giorno della Memoria celebra gli internati

Otto medaglie d’onore per uomini di coraggio Il Giorno della Memoria celebra gli internati

Solenne e sobria la cerimonia si è svolta in Prefettura. Coinvolgente è stato il contributo in musica e poesia degli studenti Ieri dato il riconoscimento pubblico, destinato dallo Stato, ai militari deportati dopo l’8 settembre. Toccanti le testimonianze dei parenti

Ieri per il Giorno della Memoria, nel salone Metaurense, il Prefetto Antonio Lapolla – insieme al sindaco Ricci, alle autorità civili, militari e ad una rappresentanza del mondo della scuola – ha consegnato otto medaglie d’onore ai cittadini italiani deportati ed internati nei lager nazisti. In memoria di Lazzaro Benvenuti a ritirarla è stato il figlio Bruno con Marco Perugini, presidente del Consiglio comunale; Per Luigi Foschi è stata la figlia Cristina; in onore di Giuseppe Miccoli l’ha presa la figlia Angela accompagnata dall’assessore Ceccarelli; per l’urbinate Arduino Martinelli è stata la figlia Marsina con l’assessore Guidi; per il fanese Leandro Benini,a ritirare il riconoscimento è stato il figlio Luciano accompgnato dal sindaco di Fano, Seri. In onore di Tommaso Fabriani a ritirare la medaglia d’onore è stato il figlio Donato mentre per Angelo Albertini, a ritirare la medaglia, è stata la nipote Mariangela accompagnata dal sindaco di Gradara, Filippo Gasperi. Infine in onore di Attilio Montesi, a ritirare la medaglia, è stato il nipote Francesco con il sindaco di di Mondavio Mirco Zenobi. Pregnanti le parole da provveditore allo studio, di Marcella Tinazzi sul dovere di ricordare, la necessità della coerenza storica e la responsabilità del singolo perché la storia sia maestra di vita. Molto prima di ascoltare gli studenti – Elisa Del Prete, Matteo Polidori e Michele Vischi Davide Lanzi – concludere una cerimonia carica di siggnificato – tutti sono stati coinvolti dal ricordo degli assenti. Nonostante la deportazione, la fame, le torture, il lavoro, le umiliazioni molti di loro ce la fecero a tornare a casa. Come Leandro Benini, internato a Wietzendorf, tornò a Fano, divenne notaio. Come Angelo Albertini che tornò a Gradara. Altri invece no, non tornarono più. Fu il caso di Tommaso Fabriani deportato in Germania a Dusseldorf dove è deceduto il 27 giugno 1944 e dove è ancora lì sepolto. Nonostante i 77 anni trascorsi Il figlio Donato, al momento di ritirare la medaglia, non ha frenato la commozione. «Della morte di mio padre l’abbiamo saputo da un vicino di casa rientrato dalla guerra. Sepolto nel cimitero militare di Francoforte, 15 anni dopo la sua morte, arrivò una lettera dove ci è stato proposto di riportare a casa la salma. Ma date le ristrettezze economiche non l’abbiamo mai potuto fare. Mia madre ha fatto tanti sacrifici per far studiare noi tre figli. Il ricordo di mio padre che non ho mai conosciuto è sempre vivo. Ringrazio di questa medaglia che racconta il suo valore». Già. «Ringrazio i presenti per questa cerimonia – ha detto Luciano Benini –. Siamo qui, parenti di queste persone per onorare la loro memoria. Fecero una scelta molto difficile: dopo l’8 settembre sappiamo tutti le consizioni in cui versava l’Italia. Queste persone avevano due strade davanti a sé: continuare al fianco del nazifascismo o rinunciare alla propria libertà ed essere deportati, verso la fame, il freddo e le torture. Una obiezione di coscienza da sottolineare. Loro ebbero la forza e il coraggio di essere giusti. Finalmente è importante che lo Stato, con una legge del 2006, abbia riconosciuto il loro valore». Solidea Vitali Rosati