mercoledì 29 Aprile 2026
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Cina-Taiwan-Usa

A lungo considerata una questione regionale di media intensità, la disputa su Taiwan, raro esempio di democrazia nella regione, è ormai fonte di preoccupazione globale. Erano quarant’anni che Pechino non minacciava così lo stato insulare, separato politicamente dalla Repubblica popolare dal 1949. La tensione è cresciuta dopo le frequenti allusioni del presidente cinese Xi Jinping a una prossima “riunificazione” e le oltre 150 incursioni che i jet militari cinesi hanno fatto dal 1° ottobre vicino alla zona di difesa aerea taiwanese.

Per il regime di Pechino l’esistenza di un modello cinese alternativo a soli 180 chilometri dalle sue coste è inaccettabile. Inoltre, dopo Hong Kong, Taiwan è chiaramente la prossima tappa nella realizzazione di “una sola Cina”.

Per gli Stati Uniti, convinti che Pechino voglia spodestarli dalla posizione di leadership militare ed economica nel mondo, è una sfida cruciale. Dal 1979, quando riconobbe la Repubblica popolare, Washington non è più formalmente vincolata alla difesa di Taiwan ma deve solo fornirle i mezzi per difendersi in caso d’attacco. Oggi, in un’atmosfera sempre più bellicosa, con la Cia che definisce la Cina “la più grande minaccia geopolitica”, gli Stati Uniti sanno che un’invasione cinese di Taiwan segnerebbe la fine del loro dominio nell’area dell’Indo-Pacifico.

C’è da sperare che Xi Jinping non sia così folle da scatenare una guerra. Bisogna fare il possibile perché Pechino e Taipei riprendano il dialogo interrotto nel 2016. Un’aggressione cinese potrebbe far scoppiare un conflitto con gli Stati Uniti, mettendo a rischio non solo la stabilità dell’Asia orientale, ma la pace nel mondo.

A questo si aggiunge la recente notizia che la Cina ha testato un missile ipersonico con capacità nucleare. Un missile che non ha propulsione propria ma viene lanciato da un missile balistico e rilasciato negli strati più alti dell’atmosfera da dove riesce a planare verso il bersaglio, modificando la sua traiettoria. Viene poi alimentato fino all’obiettivo da razzi o motori a reazione avanzati.
Un portavoce del Pentagono ha commentato: “E’ uno dei motivi per cui la Cina è la nostra sfida numero uno”.
La risposta cinese è affidata al portavoce dell’ambasciata a Washington: “Non abbiamo una strategia globale e piani militari come gli Usa. Non siamo interessati a partecipare a una corsa agli armamenti. Al contrario, negli ultimi anni gli Usa hanno inventato scuse come la ‘minaccia cinese’ per giustificare lo sviluppo di armi ipersoniche”.