venerdì 24 Maggio 2024
Medioriente

Israele, il peccato di esistere fa sparire la sigla dei terroristi

La rappresentazione della tragedia di Gaza in un sabato po-
meriggio milanese è semplificata di brutto: leghisti pro-I-
sraele da una parte; sinistra radicale pro-Palestina dall’al-
tra. Il comitato promotore di questo secondo appuntamento ha
un nome lungo, ma per me invitante: “Milano antifascista, an-
tirazzista, meticcia e solidale”. Aderiscono più di 60 sigle tra cui
varie sezioni dell’Anpi e associazioni di base. Deve essere stato
faticoso concordare il testo della convocazione che si dilunga as-
sai sotto le parole d’ordine: “Cessate il fuoco”, “Fermiamo il ge-
nocidio del popolo palestinese”, “Festa delle Forze Armate niente
da festeggiare”, “Disertiamo la guerra, fermiamo il razzismo”. Lo
leggo e lo rileggo. Mi colpisce che per mettere d’accordo tutti ne
abbiano dovuto espungere la parola Hamas. Assente. Non mi pa-
re un dettaglio da poco. E difatti i civili israeliani assassinati da
Hamas nel testo compaiono, dopo l’ampia e giusta denuncia del-
le atrocità subite dalla po-
polazione di Gaza, solo in
una breve frase concessi-
va: “E se è vero, perché è
vero, che anche molti ci-
vili in Israele hanno sof-
ferto morte e dolore, le ra-
dici di quella morte e di
quel dolore sono in quei
75 anni di oppressione”.
Tutto si tiene. Meglio non
nominare Hamas perché
molti dei partecipanti ri-
fiuterebbero di definire
criminale il suo operato.
Mentre si ritiene doveroso indicare la na-
scita dello Stato d’Israele, 75 anni fa, nel
1948, come nefasta origine di quello che a
più riprese viene definito un “genocidio”.
Parola anch’essa scelta non a caso, accusa
suprema rivolta agli eredi di un popolo che
in Europa fu oggetto di genocidio. Ma im-
propria: perché in tre quarti di secolo i pa-
lestinesi hanno subito, certo, terribili per-
secuzioni e deportazioni, non però lo ster-
minio generalizzato cui vuole alludere.
Con disagio, ma vado lo stesso a Porta Venezia. Vengo salutato
da molti con cordialità, in quanto ebreo “critico”. Solo qualche
improperio in lingua araba ai margini del corteo, niente di che.
Nei raduni della Lega e di Forza Nuova ne ho sentite di peggio.
Bello lo striscione coi colori della bandiera palestinese e la scritta:
“Restiamo umani”. Quando però risuona la rima in lingua inglese
Palestine free, from the river to the sea, trovo conferma ai miei
sospetti. Perché, inutile nascondersi dietro a un dito, quando in-
vochi una Palestina libera dal fiume Giordano al mar Mediter-
raneo, che tu lo sappia o che tu non lo sappia, stai negando il di-
ritto all’esistenza dello Stato d’Israele, colpevole per sua stessa
natura fin dalla nascita.
So che a molti lettori ha dato fastidio giovedì scorso che Do-
natella Di Cesare ci ricordasse che esiste anche un antisemitismo
di sinistra. Si sono sentiti offesi, e li capisco. Le accuse di anti-
semitismo rivolte a chiunque critichi l’operato dei governi di I-
sraele sono state spesso pretestuose, e suonano addirittura grot-
tesche sulla bocca di un Salvini o dei post-fascisti. Ma l’“ondata di
antico livore, di irriducibile astio” descritta da Donatella Di Ce-
sare, alimentata dalla convinzione che “Israele ha un peccato o-
riginale da farsi perdonare”, resta un veleno circolante; e può in-
fettare anche la giusta solidarietà per i civili innocenti di Gaza. Un
vecchio compagno ieri accanto a me, quando il corteo scandiva
“Palestina libera”, soggiungeva a mezza voce: “Palestina rossa”.
Magari… Il fanatismo islamista di Hamas è l’esatto contrario dei
suoi ideali.