venerdì 23 Febbraio 2024
Ambiente

OXFAM :1% del mondo ricco inquina quanto 5 miliardi di persone

L’Oxfam denuncia i super-inquinatori:

Il report dell’Oxfam denuncia che l’1% più ricco della popolazione inquina quanto 5 miliardi di persone e causerà 1,3 milioni di vittime.

L’1% più ricco della popolazione inquina quanto 5 miliardi di persone. L’allarme viene lanciato da Oxfam in nuovo rapporto diffuso a pochi giorni dall’inizio della Cop28 sul clima di Dubai, che si terrà dal 30 novembre al 12 dicembre.

Il dossier denuncia che è la parte di popolazione più ricca in termini di reddito a essere responsabile di una quota elevatissima di emissioni di Co2 nel 2019: un dato pari alle emissioni prodotte da cinque miliardi di persone, ovvero due terzi dell’umanità.

L’allarme dell’Oxfam: l’1% più ricco della popolazione inquina quanto 5 miliardi di persone

Secondo lo studio le emissioni di cui è responsabile l’1% più ricco del mondo saranno la causa di 1,3 milioni di vittime a causa degli effetti del riscaldamento globale e la maggior parte di queste si registrerà entro il 2030.

Il rapporto è stato realizzato in collaborazione con lo Stockholm Environment Institute (Sei) ed evidenzia i livelli di emissioni per diversi gruppi di reddito nel 2019, ultimo anno per cui sono disponibili dati completi. Nel 2019 l’1% più ricco del pianeta, rappresentato da 77 milioni di persone, è stato responsabile del 16% delle emissioni globale di Co2 derivanti dai consumi.

Questa percentuale è superiore a quella prodotta da tutte le automobili in circolazione e dagli altri mezzi di trasporto su strada. Invece il 10% più ricco della popolazione mondiale è responsabile della metà delle emissioni globale legate ai consumi.

Chi rientra nell’1% più ricco del pianeta, inquina in media in un anno quanto inquinerebbe in 1.500 anni una persona che appartiene al restante 99%. Quindi ogni anno le emissioni dei super ricchi annullano la riduzione di emissioni di Co2 derivanti dall’impiego di quasi un milione di turbine elettriche.

 

Guterres: alla COP28 serve un’azione drastica sul clima

Gli impegni dei Paesi per la riduzione dei gas serra mettono la Terra sulla strada del riscaldamento ben oltre i limiti fondamentali, forse fino a un catastrofico 2,9 gradi Celsius in questo secolo

20 novembre 2023

AGI – Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto che i colloqui cruciali della COP28 a Dubai delineino “un’azione drastica per il clima”, avvertendo che “siamo fuori strada” sul riscaldamento globale. Il capo dell’Onu ha lanciato il suo appello mentre l’organismo globale ha avvertito in un nuovo rapporto che gli impegni dei Paesi per la riduzione dei gas serra mettono la Terra sulla strada del riscaldamento ben oltre i limiti fondamentali – forse fino a un catastrofico 2,9 gradi Celsius in questo secolo.

“I leader non possono continuare a prendere a calci il barattolo”, ha detto Guterres. Le tendenze attuali stanno facendo precipitare il nostro pianeta in un vicolo cieco di tre gradi di aumento della temperatura”. In breve, il rapporto mostra che il divario delle emissioni è più simile a un canyon di emissioni. Un canyon disseminato di promesse non mantenute, vite non mantenute e record non rispettati”, ha proseguito.

“Tutto questo è un fallimento della leadership, un tradimento dei vulnerabili e un’enorme opportunità mancata”. La risposta deve “accendere la miccia per un’esplosione di ambizione nel 2025”, ha detto. “Ciò significa piani nazionali con obiettivi chiari per il 2030 e il 2035, che si allineino a 1,5 gradi, che coprano l’intera economia e che traccino una rotta per porre fine ai combustibili fossili”.

Tenendo conto dei piani di riduzione delle emissioni di anidride carbonica dei vari Paesi, le Nazioni Unite hanno avvertito che il pianeta è sulla strada di un riscaldamento disastroso tra i 2,5 e i 2,9 gradi entro il 2100. Sulla base delle politiche esistenti e degli sforzi di riduzione delle emissioni, il riscaldamento globale raggiungerebbe i 3 C.

Ma il mondo continua a pompare livelli record di gas serra nell’atmosfera, con un aumento delle emissioni dell’1,2% dal 2021 al 2022, sostiene il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, aggiungendo che l’aumento è stato in gran parte guidato dalla combustione di combustibili fossili e dai processi industriali. I colloqui sul clima della COP28 inizieranno a fine mese a Dubai.

Il paradosso: i sussidi ai combustibili fossili continuano ad aumentare

La crisi dell’energia e la ripresa post-Covid hanno innescato un preoccupante incremento dei sussidi ai combustibili fossili

Per tamponare l’aumento dei prezzi di energia e carburante, i governi hanno sovvenzionato le fonti fossili
28.08.2023-Valori

Si può discutere su quali siano gli approcci più efficaci per arginare il riscaldamento globale prima che sia troppo tardi, ma c’è un principio che ormai dovrebbe essere cristallino. Visto che le fonti fossili sono le sue principali responsabili, bisogna scoraggiarne l’uso. Con tutti i mezzi: tecnologici, culturali, legali, economici. Sembra una tautologia. Eppure, ancora oggi, gli Stati spendono montagne di denaro (in buona parte pubblico) per fare tutto il contrario. Anzi: nel periodo della guerra in Ucraina e della ripresa economica post-Covid, i sussidi ai combustibili fossili sono addirittura aumentati. Raggiungendo livelli record.

Lo confermano due studi distinti, ad opera dell’International Institute for Sustainable Development (IISD) e del Fondo monetario internazionale (FMI).

L’Italia si rimangia le promesse sul finanziamento ai fossili

I Paesi del G20 «alimentano le fiamme»

Il think tank International Institute for Sustainable Development (IISD) ha intitolato il suo report Fanning the Flames, «alimentare le fiamme». Perché è esattamente ciò che fanno le economie avanzate del G20, erogando – solo nel 2022 – un totale di 1.400 miliardi di dollari in sussidi ai combustibili fossili. Soldi pubblici, direttamente orientati dai governi.

Una cifra che raddoppia rispetto all’anno precedente, prevalentemente per le misure volte a calmierare i prezzi dell’energia e del carburante, schizzati alle stelle a causa delle tensioni geopolitiche in atto. L’IISD ci tiene a precisare una cosa: aiutare cittadini e imprese durante una crisi energetica è «comprensibile e necessario». Ma non è pensabile che l’unico modo sia quello di rendersi ancora più dipendenti da carbone, petrolio e gas. Fonti che ci allontanano (in modo forse irreversibile) dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi. E che si sono rivelate ampiamente inaffidabili anche in termini economici, come dimostra la volatilità dei prezzi dell’ultimo anno.

In questo, i Paesi del G20 brillano per incoerenza, visto che già nel 2009 avevano promesso di «eliminare gradualmente e razionalizzare nel medio termine gli inefficienti sussidi ai combustibili fossili, fornendo al contempo un sostegno mirato ai più poveri». Un impegno che, da allora, è stato ribadito più volte. Ma soltanto a parole.

I governi spendono di più per le fonti fossili che per la scuola

A delineare un quadro ancora più completo è il Fondo monetario internazionale. Il suo report, recentemente aggiornato, riguarda infatti 170 Paesi (e non solo i venti più industrializzati). Anche il metodo di calcolo è differente, cosa che giustifica le discrepanze rispetto ai dati dell’IISD.

Lo studio distingue tra due tipologie di sussidi ai combustibili fossili. Quelli espliciti sono i sistemi per fare pagare di meno i costi di fornitura e ammontano, nel 2022, a 1.300 miliardi di dollari. Un’enormità, tanto più perché nel 2021 erano pari a 700 milioni e nel 2020 a 500. Ma la stragrande maggioranza è rappresentata dagli incentivi impliciti, cioè gli sconti fiscali e relativi ai costi ambientali. Anch’essi sono aumentati visibilmente nell’arco di un anno, passando da 5.200 a 5.700 miliardi di dollari.

Il totale supera dunque i 7mila miliardi di dollari, cioè il 7,1% del prodotto interno lordo (PIL) globale. Per avere un termine di paragone, la spesa sanitaria ammonta al 10,9% del PIL. Quella per l’educazione si ferma al 4,3%.

I sussidi ai combustibili fossili continuano ad aumentare © Fondo monetario internazionale

Cosa significa tagliare i sussidi ai combustibili fossili

Iniziare a dare il giusto prezzo ai combustibili fossili, rispecchiando anche i loro costi ambientali e imponendo una tassa per la CO2 (carbon tax), non è la cosa più facile del mondo. Anche in termini di consenso, perché significa innescare un aumento dei prezzi di carburante ed energia. Ma il FMI ribadisce che, così facendo, cittadini e imprese si orienterebbero verso alternative con un minore impatto sul clima.

Ciò farebbe calare le emissioni e l’inquinamento, con tutte le conseguenze positive che ne derivano. Il Fondo monetario internazionale le ha calcolate: 1,6 milioni di morti premature in meno ogni anno; livelli di CO2 in atmosfera compatibili con l’Accordo di Parigi; 4.400 miliardi di dollari in più di gettito fiscale.

 

I petrolieri investono su più petrolio, una scommessa sul disastro climatico

Le grandi aziende fossili, da Chevron a Exxon, investono decine di miliardi su grandi acquisizioni e sul consolidamento del business. Ma la transizione sta andando spedita, nel 2023 è stata installata una quota record di rinnovabili e la percentuale di combustibili fossili nocivi per il clima sta finalmente iniziando a scendere

 

Lo studio “The Lancet Countdown” dà le colpe ai Governi e ai sistemi industriali

Cambio climatico, un disastro globale in termini di costi, vite umane e perdite di posti di lavoro

16 novembre 2023.

Da 1.437000 a 1.212000, quasi un 16% in meno, nel numero delle morti globali tra il 2005 e il 2020 grazie alla riduzione di utilizzo di combustibili fossili ( carbone, gas e petrolio ). Questo ben augurante risultato proviene dall’ ultimo studio di “The Lancet Countdown”. Al lavoro hanno preso parte 114 scienziati e ricercatori e oltre 50 Istituzioni internazionali. E’ ormai fuor di dubbio che i combustibili fossili, e le loro velenose particelle emesse, sono i principali responsabili non solo del cambiamento climatico (gas serra) ma pure di un impatto pesantissimo sulla salute dell’uomo causando milioni di morti premature. La strada da prendere per risolvere parte del problema sembrerebbe essere quella giusta. Si è notata, ad esempio, una riduzione della mortalità (pari all’80%) di cui sono responsabili  le micro particelle PM₂,₅,grazie ad un minor uso del carbone. E non basta, perchè riducendo l’inquinamento dell’aria (meno carbonio) si riescono a salvare più di 200000 vite ogni anno.

Cambio climatico, i ritardi nella trasformazione sulle rinnovabili sono ancora grandi

Nonostante questo buon trend i ritardi nel sostituire questa energia “cattiva” con quella “buona”, quella delle rinnovabili , sono ancora molto forti. Questo ritardo si traduce anche nell’aumento di morti, per eccesso di caldo, per alimenti non salubri, per mancanza di acqua, senza dimenticare i tanti problemi economici pure legati ai danni per eventi naturali drammatici. Dal primo rapporto Lancet del 2016 ad ora “ci sono stati ben pochi cambiamenti” ha confermato l’analisi. Il cambiamento climatico sta influenzando sempre più la salute e la sopravvivenza delle persone, in particolare senior, in tutto il mondo. I dati parlano chiaro: I decessi legati al caldo sono stati dell’85% più alti nel periodo tra il 2013 e il 2022 rispetto al periodo tra il 1991 e il 2000. Ma la crisi ambientale si riflette anche sull’economia. Il rapporto rileva che le perdite derivanti dai soli eventi meteorologici estremi sono aumentate del 23% rispetto al periodo 2010-2014 con quello 2018-2022. Solo nel 2022, questi danni legati a eventi come le inondazioni ammontavano a 264 miliardi di dollari. A ciò si aggiungono le perdite legate al calore, stimate in 863.000 milioni.

Cambio climatico, importante mantenere l’aumento medio a due gradi

Nello studio si legge che “È la prima volta che abbiamo proiezioni che ci mostrano che anche se manteniamo l’aumento delle temperature a due gradi, tutti gli impatti che vediamo oggi saranno notevolmente ridotti. I nostri sistemi sanitari, che sono già saturi, probabilmente non possono far fronte ad un mondo sempre più caldo”. In ogni caso con un riscaldamento mantenuto ad aumenti di due gradi  le perdite di posti di lavoro per il caldo aumenteranno del 50% entro la metà del secolo. Inoltre, le sole ondate di caldo potrebbero causare un’insicurezza alimentare da moderata a grave per altri 524,9 milioni di persone tra il 2041 e il 2060, “aggravando il rischio globale di malnutrizione”. Chi sono i principali colpevoli di questo disinteresse e colpevole ritardo? Lo studio punta il dito sulla “negligenza di governi, aziende e banche che continuano a investire denaro nell’industria del petrolio e del gas. Senza l’attuazione di misure di mitigazione forti e rapide per affrontare le cause alla base del cambiamento climatico, la salute dell’umanità è in serio pericolo”.

 

 

Associazioni dell’Africa orientale esortano i politici ad abbandonare i combustibili fossili per le energie rinnovabili

L’ulteriore sviluppo di petrolio, gas e carbone non dovrebbe avere spazio nei Paesi africani”, si legge in una nuova lettera. “Dobbiamo passare a progetti di energia pulita che siano incentrati sulle persone e che vadano innanzitutto a beneficio delle comunità locali”. 

Questa settimana più di tre dozzine di associazioni progressiste hanno implorato i leader dell’Africa orientale di smettere di finanziare i progetti sui combustibili fossili e di aumentare invece gli investimenti nella produzione di energia rinnovabile e in altre iniziative economiche verdi.

“La promozione e/o l’ulteriore sviluppo di petrolio, gas e carbone non dovrebbero avere spazio nei Paesi africani”, si legge in una nuova lettera aperta inviata da 41 organizzazioni della società civile dell’Africa orientale ai capi di Stato della regione. “Dobbiamo passare a progetti di energia pulita che siano incentrati sulle persone e che vadano innanzitutto a beneficio delle comunità locali. Dobbiamo promuovere approcci che rafforzino l’accesso all’energia e i diritti fondiari per tutti gli africani, garantendo al contempo la protezione della natura e dei nostri beni comuni”.

La lettera è stata inviata nel corso della 10a East African Petroleum Conference and Exhibition (EAPCE). Il tema del summit di tre giorni, che si è tenuto da martedì a giovedì a Kampala, in Uganda, è stato “L’Africa orientale come polo di investimento nell’esplorazione e nello sfruttamento delle risorse petrolifere per uno sviluppo energetico e socioeconomico sostenibile”.