giovedì 30 Maggio 2024
DirittiPolitica locale

Lezione di libertà Gli studenti in carcere, i detenuti si confessano: «Non fate come noi»

Il carcere che fa pagare con la libertà gli sbagli fatti ma anche il carcere che dà un riscatto di vita a chi ha sbagliato. Doppia lezione ieri per due scolaresche che hanno avuto il privilegio di visitare il carcere di massima sicurezza di Fossombrone, quello dove sono detenute anche persone che devono scontare l’ergastolo. La struttura, blindatissima, ha aperto le sue porte per la prima volta alla scuola, accogliendo due classi quinte dell’istituto Enrico Mattei di Urbino e anche ai giornalisti. Per tre ore è stato possibile ascoltare le storie di chi è recluso e visitare i laboratori dove i detenuti imparano un mestiere e studiano per prendere il diploma e la laurea. Un carcere ritenuto modello perché proprio lì dentro, grazie alle attività proposte, avviene il cambiamento di chi si è visto privare il bene più prezioso, la libertà personale. A volere l’incontro è stato il procuratore generale della Corte di Appello di Ancona Roberto Rossi. Ha dato lui il benvenuto ai ragazzi, privati per tutta la durata dell’iniziativa dello strumento che più di tutti li fa sentire liberi, il cellulare. «Ho voluto farvi conoscere questa realtà – ha detto il magistrato – perché se vi dico la parola ‘carcere’ sapete tutti cos’è ma cosa si fa dentro nessuno lo sa. Quando si finisce qui non ci sono più passeggiate con la fidanzata, niente gite al mare, niente aperitivi né telefonini. Per anni c’è una vita dura e il concetto ‘tanto non mi succede niente’ non esiste perché gli errori si pagano. Il carcere ha uno scopo che non è solo quello dovete soffrire perché avete fatto del male se no sarebbe una vendetta di Stato. È lo scopo di riscattarsi, avere la possibilità di una nuova vita, dare un’opportunità». La scelta di Fossombrone, che conta 84 detenuti di cui solo tre stranieri e 20 all’ergastolo, è stata perché sono poche le carceri che possono far fare attività ai detenuti «perché purtroppo mancano gli spazi e non si investe nelle strutture – ha sottolineato il procuratore – eppure da qui escono persone migliori, a volte anche migliori di tante altre persone libere». Un merito è stato riconosciuto anche alla polizia penitenziaria, dove la comandante è una donna, Marta Bianco, con agenti che operano all’interno e devono gestire la sicurezza con impegno e sacrifici quotidiani. Accompagnati dalla direttrice del carcere, anche lei una donna, Daniela Minelli, gli studenti hanno potuto toccare con mano l’ala dei laboratori, ricavati da una ex sala operatoria di cui la struttura (costruita nel 1870) disponeva in passato. Lì dipingono, realizzano iconografie, fanno origami, cuciono, ricamano, realizzano cesti fatti a mano, intagliano il legno, imparano un lavoro, studiano, appendono i diplomi e le lauree. «Il nostro è un istituto virtuoso – ha detto la direttrice Minelli – non perfetto. Tutti facciamo qualcosa per questa crescita e non è faclle né scontato il risultato».