lunedì 11 Maggio 2026
Politica italiana

Dal sindacato al governo: la svolta di Luigi Sbarra

“Giggi”, come lo chiamano gli amici calabresi e quelli della Cisl, il cuore a destra lo ha sempre avuto. Il suo problema semmai è stato quello di scegliere da che parte buttarsi, con tre partiti della maggioranza in concorrenza tra loro. Perché, se adesso – dopo che ha giurato come sottosegretario con delega al Sud nelle mani di Giorgia Meloni – sono lì tutti a dire «era scontato, era lì che doveva finire», sottolineando l’approdo in area Fratelli d’Italia dopo mesi di minuetti con “Giorgia”, all’inizio del governo Sbarra aveva puntato tutte le sue fiches sul verde della Lega. Un lungo avvicinamento, quello dell’allora segretario della Cisl a Matteo Salvini, che può essere incastonato con due gemme. La prima è l’inaugurazione in pompa magna della nuova sede nazionale dell’Ugl, il piccolo sindacato di destra che, in questi anni di collateralismo, è diventato una presenza fissa a tutti i tavoli che contano. Al taglio del nastro di questo elegante villino romano in via Nomentana, nel luglio del 2022, oltre al padrone di casa Paolo Capone, si presenta a sorpresa proprio Luigi Sbarra, che viene immortalato sorridente insieme a Matteo Salvini e al resto dello stato maggiore leghista: dal viceministro Alessandro Morelli a Claudio Durigon, potente responsabile del dipartimento lavoro della Lega. Un saluto di cortesia, ma che nel sindacato centrista – il sindacato di Franco Marini, fondatore del Pd, quello dove è ancora forte la memoria dei fischi dei cislini al XIV congresso contro Sergio D’Antoni per la sua sbandata con l’Udc – all’epoca aveva fatto rumore.
Benedetto fu il Ponte

Il feeling ricercato (e ricambiato) con Salvini era cresciuto nei primi mesi, fino ad arrivare alla clamorosa benedizione dell’autonomia differenziata e persino del Ponte sullo Stretto un anno più tardi. L’opera, molto contestata dagli ambientalisti e dagli altri sindacati, viene invece incensata con grandi turiboli da Sbarra, calabrese della Locride, in un convegno della Cisl organizzato a bordo della nave Elio della società Caronte, con Salvini come guest star e il segretario del sindacato a descrivere con sobrietà «un’opera unica al mondo, almeno in questo inizio secolo. Un’opera strategica, fondamentale per lo sviluppo del Sud, del Paese, dell’Europa». Ma questo rapporto a Sbarra, un uomo di mondo ma soprattutto capace di misurare con il bilancino i pesi e le leggerezze del potere, alla fine deve essere sembrato un po’ troppo… unilaterale.

Certo, al segretario della Cisl il mondo dei trasporti del vicepremier leghista è sempre stato a cuore. Nessuno dimentica il miracolo dell’assunzione all’Anas, la società della manutenzione stradale, il primo ottobre del 2004 – un venerdì– e l’ottenimento del distacco sindacale retribuito il lunedì successivo. Tre giorni di lavoro, weekend compreso. Un record assoluto, benché fatto rispettando la legge, a cui la trasmissione Report dedicò un’approfondita inchiesta rimasta senza risposte. All’epoca della vicenda Anas la destra post-missina non ha ancora maturato un grande feeling con l’allora segretario calabrese del sindacato. I post-fascisti calabresi si mobilitano. Il circolo territoriale Giorgio Almirante di Canna e il circolo di Azione giovani Sergio Ramelli di San Giovanni in fiore mandano a tutti i giornali comunicati pieni di sdegno, denunciando il «comportamento deplorevole» di Sbarra per l’assunzione all’Anas, ricordando anche la moglie presa alla sede calabrese di Sviluppo Italia e la sorella al patronato Cisl di Reggio Calabria. Affari di famiglia oggi dimenticati dalla destra, come le citazioni (non penalmente rilevanti ma che dimostravano certe pratiche di assunzioni facili) di Sbarra e famigli nelle carte dell’inchiesta Why Not di Luigi De Magistris.Per tornare ai tempi recenti, quel feeling tra Sbarra e il vicepremier leghista inizia comunque a raffreddarsi. Pian pianino, Sbarra deve rendersi conto che, per le sue ambizioni, è meglio imboccare l’autostrada di un partito del 30 per cento piuttosto che restare parcheggiato su una stradina leghista che vale soltanto l’8. Così, ecco l’inizio del corteggiamento di Giggi a Giorgia. Solidarietà per gli attacchi che riceve. E poi la simpatica offerta di iscriversi al suo sindacato, quando la premier dice scherzando di non potersi assentare dal lavoro nemmeno un giorno nonostante l’influenza: «Farebbe una buona scelta iscrivendosi alla Cisl, entrerebbe nella grande famiglia di un sindacato responsabile». Attenzione a quell’aggettivo, “responsabile”, scelto dall’accortissimo Sbarra. Segnala alla leader di Fratelli d’Italia che la Cisl intende perseguire una strada opposta rispetto agli altri due sindacati confederali, la Cgil di Maurizio Landini e la Uil di Pierpaolo Bombardieri. Non a caso non aderisce agli scioperi generali degli altri due. E quando, a febbraio di quest’anno, Sbarra chiama a Roma i delegati per l’assemblea nazionale della Cisl, l’invito più importante arriva proprio a Meloni.
Due cuori contro Landini

Sul palco, davanti alle telecamere e a centinaia di quadri e dirigenti, l’idillio è quasi imbarazzante. A essere preso a schiaffi da entrambi è l’assente segretario della Cgil, Maurizio Landini. La presidente del Consiglio sbandiera il suo «rispetto profondo» per la Cisl, una organizzazione che apprezza perché capace di «superare una volta per tutte questa tossica visione conflittuale che anche nel mondo del sindacato qualcuno si ostina ancora a sostenere». Per Sbarra è un invito a nozze ed ecco le critiche alle «divisioni pregiudiziali», la filippica contro «gli antagonismi» e «il populismo» delle altre sigle come Cgil e Uil, perché il Paese «ha bisogno di crescere insieme senza steccati, senza divisioni pregiudiziali, senza antagonismi e massimalismi». La Cisl invece… ah quanto piace a Meloni la Cisl di Sbarra. La premier non può che applaudire convinta: «Sapevamo che avevamo di fronte qualcuno a cui interessava il bene dei lavoratori, non di una parte politica».Il più è fatto. La strada verso il governo è stata pavimentata e Sbarra, che sta per lasciare la guida della Cisl alla fedelissima Daniela Fumarola, ha un futuro assicurato. Anche l’ultimo schizzo di fango di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta è stato schivato e non ha lasciato traccia. Un fatto locale. Un sindacalista Cisl di Torino, Domenico Ceravolo, viene arrestato per associazione mafiosa. È accusato di aver favorito i boss calabresi che puntano a controllare il settore delle costruzioni. I pm torinesi scrivono che Ceravolo ha rapporti stretti con un altro sindacalista, a conoscenza delle sue frequentazioni ‘ndranghetiste. E questo ultimo, si legge nelle carte della procura, «in una intercettazione fra i due viene definito “gli occhi” del segretario della Cisl Luigi Sbarra». La cosa comunque finisce lì. Sbarra protesta la sua innocenza e si dichiara «totalmente estraneo alla vicenda, sia dal punto di vista giuridico che fattuale, non avendo mai avuto alcun contatto diretto o indiretto con i soggetti sottoposti a indagine».

La Cisl sospende Ceravolo e si costituisce parte civile al processo contro di lui.Nulla può più fermare la corsa di Sbarra verso la destra. Anche i pochi dissensi sono messi nel conto. L’unico a dimettersi per protesta dalla Cisl è Francesco Meli. Già segretario dei metalmeccanici di Bologna, Meli si chiede se con la nomina di Sbarra a sottosegretario, «sostenendo senza se e senza ma questo governo, la Cisl ha servito i lavoratori oppure si è preoccupata di tutelare solo i suoi gruppi dirigenti?». Una domanda destinata a restare senza risposta in quello che fu il sindacato fondato da due protagonisti della Resistenza come Giulio Pastore e Carlo Donat-Cattin. «Il nostro antifascismo è quotidiano: è nei luoghi di lavoro, nella lotta per la dignità», diceva Donat-Cattin. Non poteva immaginare cosa sarebbe accaduto alla sua Cisl cinquant’anni dopo.