mercoledì 29 Aprile 2026
Politica italiana

Dl Sicurezza, incentivi agli avvocati per i rimpatri. È bufera. “Siamo a un passo dall’Ice di Trump”

Insorge il centrosinistra. Ma dicono no anche i legali e le correnti della Magistratura. Magi di + Europa scrive a Mattarella

“Allarmante”. Anzi: “Totalmente incostituzionale”. “Il modo più volgare per allettare gli avvocati e legittimare la remigrazione”. Uno scenario che ci trascinerebbe indietro di qualche secolo: “Come mettere una taglia tipo selvaggio west: pur di rimandare a casa i migranti”. Ecco come l’intero centrosinistra reagisce all’introduzione, nel decreto Sicurezza, della misura che prevede un incentivo economico, 615 euro, all’avvocato che convinca il proprio assistito ad aderire al “rimpatrio volontario”. Ma la questione non è solo politica, dopo l’approvazione in tempi record al Senato del provvedimento Meloni-Piantedosi che ora è pronto per il rush finale alla Camera, dove verrà posta la fiducia (con ulteriore azzeramento del confronto parlamentare). Il caso va ben oltre lo scontro tra maggioranza e opposizioni. Vede schierati contro il governo anche avvocati e magistrati, compresa l’Anm che ha espresso “sconcerto”. Mentre sulla questione “più generale e grave” dei tempi serrati, il parlamentare Riccardo Magi di +Europa ha appena scritto un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedergli “un incontro urgente”.

Le opposizioni: “L’incentivo come una taglia da Far West”

Ma che cosa prevede l’emendamento della discordia? L’articolo 30 bis, introdotto nella cascata di emendamenti della maratona parlamentare, prevede che il ministero dell’Interno possa stipulare accordi per programmi di rimpatrio volontario, anche con il Consiglio nazionale forense. “Il Cnf darà un premio economico all’avvocato nel caso in cui il suo assistito torni effettivamente al Paese d’origine. E sono gli stessi avvocati che, tra l’altro, perderanno il patrocinio a spese dello Stato nel caso in cui i migranti facciano ricorso contro l’espulsione. – sottolinea Debora Serracchiani del Pd – Una vergogna normativa che lede la stessa dignità dei professionisti e rispetto alla quale, mi auguro, che l’avvocatura faccia sentire la sua voce. Il decreto serve solo a reprimere e togliere diritti. E tutto produce, tranne la sicurezza, perché l’obiettivo è solo fare propaganda e creare allarme”.

Per la deputata Valentina D’Orso, dal M5S, “siamo di fronte a una classe politica che conferma di essere del tutto priva di una coscienza costituzionale, che intende strumentalizzare gli avvocati facendone il mezzo per realizzare le sue scelte politiche sull’immigrazione. E lo fa nel modo più volgare, tentando di allettare l’avvocato, suscitando un interesse economico personale al rimpatrio”. Mentre Magi ne coglie un frammento “inquietante, di Italia trumpiana”: “siamo a un passo dall’Ice di Trump: la maggioranza prevede il premio in denaro per quegli avvocati che fanno rimpatriare i loro clienti migranti. Praticamente una taglia tipo Selvaggio West, dove i diritti sono calpestati e chi dovrebbe tutelare i diritti dei cittadini stranieri viene incentivato economicamente a non farlo”.

La norma, insomma, non ancora resa definitiva dal secondo sì alla Camera – in programma irrevocabilmente per la prossima settimana – è già un boomerang per il governo: perché lo stesso sindacato degli avvocati, l’organismo che fino a qualche settimana fa marciava compatto accanto al governo per il sì al referendum, adesso prende nettamente le distanze.

Gli avvocati: stupiti, norma incompatibile con la Carta

“Noi non ne sapevamo nulla: né prima, né durante, né dopo. E ci teniamo ad essere chiari su questo punto “, sottolinea a Repubblica il presidente del Cnf, Francesco Greco. Che poi nella nota sintetizza: “Il Cnf precisa di non essere mai stato informato” e chiede che “il Parlamento intervenga per eliminare ogni coinvolgimento”, sottolineando che “le attività previste non rientrano nelle proprie competenze”. Una bocciatura persino superata, nelle stesse ore, dalla durissima presa di posizione dell’Organismo congressuale forense, l’Ocf, il braccio più politico del Consiglio forense, guidato da Fedele Moretti, e per il penale, da Carlo Morace. Che, riunito in assemblea per precedenti impegni, sottolinea “la posizione critica già manifestata in ordine a numerose norme del decreto sicurezza”, ribadisce il “forte stupore” e la “ferma contrarietà” per quella norma sugli incentivi agli avvocati per i clienti che tornano nel loro Paese d’origine e proclama “lo stato di agitazione dell’intera avvocatura”. Forte è anche il no dell’Unione Camere penali, secondo cui ciò che il governo Meloni ha previsto “è incompatibile con la Costituzione e con i principi più elementari della deontologia forense”. In pratica: può una professione legata alla tutela dei diritti fondamentali essere “contaminata” da spinte di tipo economico o incentivi verso una direzione auspicata dall’esecutivo? Una questione che espone anche gli uffici legislativi coinvolti in quel percorso: possibile, è la domanda, che nessuno abbia ravvisato i rischi? E le reazioni stavolta sono allineate con le critiche dure della magistratura. È Area, in particolare, la corrente progressista delle toghe guidata dal segretario Giovanni Zaccaro a contrastare quelle norme: “Siamo alla mortificazione della funzione dell’avvocatura che è la prima sentinella del diritto e dei diritti individuali – dice la sua nota – e non certamente un facilitatore delle politiche governative di remigrazione. Sicuramente l’avvocatura tutta farà sentire la sua voce, noi siamo dalla parte dei diritti e di chi li difende”. Stesso muro sollevato non solo dall’esecutivo di Magistratura democratica, il gruppo più a sinistra, guidato dal giudice e neo-segretario Simone Silvestri, che denuncia “la lesione di un diritto e di una funzione”, ma anche dai centristi di Unicost. Il cui presidente Michele Ciambellini, oggi a margine dell’assemblea nazionale della corrente, commenta con Repubblica: “Un norma di dubbia costituzionalità: che svilisce il ruolo dell’avvocato e mortifica la tutela dei diritti umani fondamentali”.

Anm: sconcerto per attacco a diritto di difesa

Esprime “sconcerto” anche l’Associazione nazionale magistrati che condivide “le preoccupazioni” arrivate “dal mondo dell’avvocatura. Il riconoscimento di incentivi economici connessi all’esito della procedura di rimpatrio volontario dei migranti e le limitazioni all’accesso al patrocinio a spese dello Stato in caso di impugnazione dei provvedimenti amministrativi di espulsione dello straniero pongono questioni che mettono a rischio l’effettività della tutela giurisdizionale – si legge nella nota della Giunta esecutiva centrale dell’Anm – Questo contrasta con l’idea stessa di difesa, perché collega il premio all’insuccesso della strategia difensiva, in contrasto con la logica, prima che con il diritto. In ogni ambito, il diritto di difesa deve rimanere pieno, libero e concretamente accessibile. Senza essere piegato a logiche diverse. La salvaguardia di tale diritto costituisce un presidio essenziale dello Stato di diritto e un elemento imprescindibile per la fiducia dei cittadini nell’amministrazione della giustizia”, conclude l’Anm.

L’appello di Magi a Mattarella: “Noi deputati esclusi dal processo democratico”

Sulla tempistica imposta al Dl Sicurezza, il segretario e deputato di +Europa scrive al Capo dello Stato. “Si tratta di un metodo grave e inaccettabile, e di una scansione dei tempi che desta seria preoccupazione sul piano della democrazia, del corretto equilibrio tra il governo e il Parlamento e dell’effettività della funzione legislativa della Camera dei deputati”, è l’appello consegnato a Mattarella. Dal momento che “i deputati di quelle forze politiche” minori, che non hanno rappresentanza nel Senato – com’è il caso di +Europa – “sono di fatto privati di ogni possibilità di concorrere all’esame del provvedimento”. Una situazione tale da richiedere l’intervento del Capo dello Stato “per una preoccupazione istituzionale che non riguarda solo il singolo provvedimento , ma più in generale la condizione del procedimento legislativo e il ruolo del Parlamento”.