sabato 5 Settembre 2026
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Giorgio Parisi: “Con l’IA ho risolto un problema decennale”

Si sono messi al tavolino e ne hanno discusso insieme. Si sono dati spunti e corretti a vicenda. Poi hanno trovato la soluzione esatta. Giorgio Parisi, Nobel per la fisica in carne e ossa, ha risolto con Claude, intelligenza artificiale, un problema matematico che nessuno riusciva a dipanare da oltre un decennio. «Lui ha trovato l’idea giusta. Io però l’avevo instradato», spiega lo scienziato dell’Accademia dei Lincei e dell’Università La Sapienza, distribuendo i meriti. La dimostrazione è pubblicata oggi con il contributo di un altro fisico teorico della Sapienza, Francesco Zamponi, sul Journal of Statistical Mechanics.

 

 

Fa rabbia farsi suggerire la soluzione da un computer?

«Sapevo che Claude era bravo a scrivere programmi, ma non credevo che sarebbe riuscito a trovare la soluzione. Ho provato quasi per caso e quando ho letto la sua risposta ero scettico. Poi ho chiesto a Francesco Zamponi di rivedere i conti, e abbiamo visto che effettivamente tornava. No, nessuna rabbia, siamo più che altro contenti».

 

 

Il prossimo Nobel lo daranno a un’intelligenza artificiale?

«Neanche Claude ci sarebbe mai arrivato, se non l’avessimo istruito e instradato per giorni e giorni».

Di che problema si trattava?

«Un problema di cui in realtà avevamo già trovato la soluzione dal punto di vista numerico. Però non sapevamo spiegare il perché. Claude ha fornito la dimostrazione, e questo per noi fisici ha grande importanza. Possiamo provare a spiegarlo immaginando una scatola piena di palle da biliardo di grandezze diverse. Alcune sono ben a contatto, altre hanno più spazio in mezzo. Noi abbiamo bisogno di calcolare come variano gli spazi vuoti al variare delle dimensioni delle palle da biliardo».

A che scopo?

«È un problema classico di fisica statistica. Si studia da tanto tempo. Se al posto delle palle da biliardo mettiamo atomi di dimensioni diverse, la soluzione descrive la proprietà di alcuni materiali, ad esempio i vetri alle bassissime temperature. Queste ricerche sono ampiamente citate nelle motivazioni del mio Nobel del 2021».

Claude cosa ha fatto?

«Gli abbiamo prima insegnato le operazioni matematiche. Lui ha studiato bene le equazioni e ha imparato a risolvere il problema dal punto di vista numerico. Sapevamo farlo anche noi, ma in effetti lui era più rapido. Poi gli abbiamo chiesto: puoi anche dimostrarlo?».

E lui?

«All’inizio ha avuto le idee che avevamo già esplorato. L’ho corretto, gli ho dato dei suggerimenti. Effettivamente a un certo punto ha avuto un’idea che ci era sfuggita. Era una strada un po’ impervia dal punto di vista matematico, non impossibile, ma lunga e piena di quei calcoli tediosi in cui è facile sbagliare. Assomigliava a quelle espressioni infinite del liceo in cui sempre ti distraevi e sbagliavi un calcolo. Forse con un po’ più di convinzione e perseveranza ci saremmo arrivati anche noi, ma va bene così».

Se avevate già la soluzione numerica, qual è il passo avanti?

«Se devo misurare i lati di un triangolo rettangolo posso farlo con un righello, ma non sarò mai preciso abbastanza, oppure posso sfruttare il teorema di Pitagora. La seconda strada è senz’altro preferibile. Una teoria pulita e ben dimostrata può essere applicata a tante situazioni simili».

Siete davvero sicuri che la teoria di Claude sia giusta?

«Sì, torna con gli esperimenti fatti in passato. C’è stata gente che ha preso 40mila palline, le ha messe in un secchio di plastica e ha misurato gli spazi vuoti con una tomografia. Teoria ed esperimenti dialogano sempre».

Un gruppo di suoi colleghi di recente si è lamentato perché l’intelligenza artificiale risolve in un batter d’occhio i problemi di media difficoltà usati da sempre come palestra per i giovani matematici.

«Ci ragionavo lavorando con Claude. Mi sono chiesto: ma perché devo perdere tempo con i calcoli, se lui è tanto veloce? Poi mi sono reso conto che senza quella, tra virgolette, perdita di tempo non avrei capito a fondo il problema e non sarei stato in grado di instradare Claude. L’intelligenza artificiale può sollevarci da tanti pesi. A un certo punto però serve un’idea nuova o si rischia di restare fermi sempre nello stesso punto».

Vale anche per gli ambiti diversi dalla scienza?

«Per qualunque problema, anche il più banale. L’intelligenza artificiale ci dice a che ora devo uscire di casa per raggiungere un’altra città, laddove in passato dovevo calcolare i tempi di percorrenza. I navigatori rendono superflua la nostra capacità di orientamento. Ogni tecnologia ci solleva da un problema, ma ci sottrae anche una facoltà. Oggi non sappiamo più usare le mani né compiere sforzi fisici. Riemann, il matematico dell’800 che ha elaborato la teoria dei numeri primi, aveva bisogno di soldi e una volta alla settimana andava insegnare a piedi in una città a 50 chilometri. Oggi risparmierebbe un sacco di tempo. Con l’intelligenza artificiale però il problema si pone in modo diverso. Stavolta quella che rischiamo di perdere è la nostra facoltà di pensare».