mercoledì 29 Aprile 2026
Disarmo / Nonviolenza

Luci e ombre sulle armi nucleari

Trattato Onu. Si deve pretendere che l’Italia osservi il Tnp, definito
dal governo «pilastro del disarmo», ossia pretendere la completa
denuclearizzazione del nostro territorio nazionale

di Manlio Dinucci

In base a tale consapevolezza, i 122 stati che l’hanno votato si
impegnano a non produrre né possedere armi nucleari, a non usarle né a
minacciare di usarle, a non trasferirle né a riceverle direttamente o
indirettamente. Questo è il fondamentale punto di forza del Trattato che
mira a creare «uno strumento giuridicamente vincolante per la
proibizione delle armi nucleari, che porti verso la loro totale
eliminazione». Ferma restando la grande validità del Trattato – che
entrerà in vigore quando, a partire dal 20 settembre, sarà stato firmato
e ratificato da 50 stati – si deve prendere atto dei suoi limiti. Il
Trattato, giuridicamente vincolante solo per gli stati che vi
aderiscono, non proibisce loro di far parte di alleanze militari con
stati in possesso di armi nucleari. Inoltre, ciascuno degli stati
aderenti «ha il diritto di ritirarsi dal Trattato se decide che
straordinari eventi relativi alla materia del Trattato abbiano messo in
pericolo i supremi interessi del proprio paese». Formula vaga che
permette in qualsiasi momento a ciascuno stato aderente di stracciare
l’accordo, dotandosi di armi nucleari.

Il limite maggiore consiste nel fatto che non aderisce al Trattato
nessuno degli stati in possesso di armi nucleari: gli Stati uniti e le
altre due potenze nucleari della Nato, Francia e Gran Bretagna, che
possiedono complessivamente circa 8000 testate nucleari; la Russia che
ne possiede altrettante; Cina, Israele, India, Pakistan e Nord Corea,
con arsenali minori ma non per questo trascurabili. Non aderiscono al
Trattato neppure gli altri membri della Nato, in particolare Italia,
Germania, Belgio, Olanda e Turchia che ospitano bombe nucleari
statunitensi. L’Olanda, dopo aver partecipato ai negoziati, ha espresso
parere contrario al momento del voto. Non aderiscono al Trattato
complessivamente 73 stati membri delle Nazioni Unite, tra cui emergono i
principali partner Usa/Nato: Ucraina, Giappone e Australia. Il Trattato
non è dunque in grado, allo stato attuale, di rallentare la corsa agli
armamenti nucleari, che diviene sempre più pericolosa soprattutto sotto
l’aspetto qualitativo. In testa sono gli Stati uniti che hanno avviato,
con rivoluzionarie tecnologie, la modernizzazione delle loro forze
nucleari: come documenta Hans Kristensen della Federazione degli
scienziati americani, essa «triplica la potenza distruttiva degli
esistenti missili balistici Usa», come se si stesse pianificando di
avere «la capacità di combattere e vincere una guerra nucleare
disarmando i nemici con un first strike di sorpresa». Capacità che
comprende anche lo «scudo anti-missili» per neutralizzare la
rappresaglia nemica, tipo quello schierato dagli Usa in Europa contro la
Russia e in Corea del Sud contro la Cina. La Russia e la Cina sono
anch’esse impegnete nella modernizzazione dei propri arsenali nucleari.
Nel 2018 la Russia schiererà un nuovo missile balistico
intercontinentale, il Sarmat, con raggio fino a 18000 km, capace di
trasportare 10-15 testate nucleari che, rientrando nell’atmosfera a
velocità ipersonica (oltre 10 volte quella del suono), manovrano per
sfuggire ai missili intercettori forando lo «scudo».

Tra i paesi che non aderiscono al Trattato, sulla scia degli Stati
uniti, c’è l’Italia. La ragione è chiara: aderendo al Trattato, l’Italia
dovrebbe disfarsi delle bombe nucleari Usa schierate sul suo territorio.
Il governo Gentiloni, definendo il Trattato «un elemento fortemento
divisivo», dice però di essere impegnato per la «piena applicazione del
Trattato di non-proliferazione (Tnp), pilastro del disarmo». Trattato in
realtà violato dall’Italia, che l’ha ratificato nel 1975, poiché impegna
gli Stati militarmente non-nucleari a «non ricevere da chicchessia armi
nucleari, né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente».
L’Italia ha invece messo a disposizione degli Stati uniti il proprio
territorio per l’installazione di almeno 50 bombe nucleari B-61 ad
Aviano e 20 a Ghedi-Torre, al cui uso vengono addestrati anche piloti
italiani. Dal 2020 sarà schierata in Italia la B61-12: una nuova arma
Usa da first strike nucleare. In tal modo l’Italia, formalmente paese
non-nucleare, verrà trasformata in prima linea di un ancora più
pericoloso confronto nucleare tra Usa/Nato e Russia.

Perché il Trattato adottato dalle Nazioni Unite (ma ignorato
dall’Italia) non resti sulla carta, si deve pretendere che l’Italia
osservi il Tnp, definito dal governo «pilastro del disarmo», ossia
pretendere la completa denuclearizzazione del nostro territorio nazionale.