domenica 21 Luglio 2024
Disarmo / Nonviolenza

Sull’uso delle armi americane vacilla l’ultima linea rossa per gli ucraini: i rischi di escalation e l’incubo nucleare

È questo il preoccupante bilancio di due rapporti sullo stato degli armamenti non convenzionali nel mondo: «Non vedevamo le armi nucleari svolgere un ruolo così prominente nelle relazioni internazionali dal tempo della Guerra fredda», commenta Wilfred Wan, direttore del programma sulle armi di distruzione di massa dell’Istituto internazionale per la Pace di Stoccolma. I nove Paesi dotati di armi nucleari continuano a investire in questo tipo di ordigni e a modernizzarli. Il rapporto dell’Istituto di Stoccolma indica che circa 2.100 dei missili balistici a testata atomica sono attualmente in stato di massima allerta operativa: appartengono quasi tutti a Stati Uniti e Russia, ma per la prima volta anche alla Cina, la potenza che accresce l’arsenale più velocemente.

 

La guerra in Ucraina è tra le ragioni principali del fenomeno. A maggio Russia e Bielorussia hanno condotto esercitazioni con armi nucleari. E il presidente russo Vladimir Putin ha minacciato più volte l’uso di «armi nucleari tattiche». Una situazione che ha spinto anche gli Usa e le altre potenze al potenziamento dei propri arsenali a scopo deterrente. Di conseguenza, su un inventario globale di 12.121 testate nucleari, il rapporto dell’Istituto di Stoccolma calcola che a dicembre 3.904 fossero installate su missili o aerei (il 60 per cento in più rispetto al gennaio 2023), con 2.100 in stato di «alta allerta», in sostanza pronte per l’uso.

 

Separatamente, un rapporto dell’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons rivela che la spesa globale sulle armi atomiche è salita del 13 per cento nel 2023 rispetto ai dodici mesi precedenti, per un totale record di 91 miliardi e mezzo di dollari, In testa alla classifica di chi ha speso di più nel 2023 per le armi nucleari ci sono gli Usa (51 miliardi di dollari), seguiti da Cina (11 miliardi), Russia (8,3 miliardi), Regno Unito (8,1) e Francia (6). Ma le stime di questo genere sono più difficili per la scarsa trasparenza delle informazioni al riguardo in Paesi non democratici come Russia, Cina e Corea del Nord, o in Paesi che non dichiarano pubblicamente di avere armi nucleari, come India, Pakistan e Israele. «Il mondo è vicino a spendere 100 miliardi di dollari l’anno per le armi nucleari», avverte Suzy Snider, una degli autori dello studio, «soldi che potrebbero essere impiegati per programmi ambientali e sociali».