Una panchina rossa a Mondavio contro la violenza sulle donne
Non è propriamente una bella giornata di sole quella che si prospetta nella mattinata del 26 novembre: Mondavio e dintorni sono avvolti dalla foschia che ingrigisce e sbiadisce un po’ tutto. Solo un colore spicca nel grigiore diffuso ed è il rosso della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, che l’amministrazione comunale ha deciso di celebrare con l’inaugurazione di una panchina rossa a Mondavio. L’appuntamento è fissato per le dieci di mattina in via Picchi, nei pressi del campo sportivo del capoluogo, ma poiché le classi seconde del vicino istituto comprensivo “Giò Pomodoro” sono arrivate in anticipo, si comincia un po’ prima del previsto. Sono presenti anche diversi cittadini e alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine locali. Il sindaco Mirco Zenobi introduce l’iniziativa che quest’anno, a differenza dei precedenti quando si arrivava in ritardo all’appuntamento, è stata realizzata grazie all’impegno dell’assessore alla cultura Alice Bonifazi e dell’assessore alle pari opportunità Roberta Galassi, presenti accanto a lui. Zenobi ricorda che la violenza contro le donne costituisce un problema sociale ma soprattutto culturale e quindi quale migliore occasione per coinvolgere le nuove generazioni su questo tema. Prima di lasciare spazio ai ragazzi e ai loro lavori, il primo cittadino cede la parola a Bonifazi, che inizia il suo intervento con le parole di Alda Merini: “Siamo state amate e odiate, adorate e rinnegate, baciate e uccise, solo perché donne”. Parole che, prosegue l’assessore, “devono rimanere impresse nelle ragazze e nelle donne, perché la violenza, fisica o psicologica che sia, non ha niente a che fare con l’amore; perché imparino prima di tutto il rispetto per sé stesse, in modo da poter bloccare al primo segnale la mancanza di rispetto altrui”. Ma sono parole che vanno rivolte anche ai ragazzi “perché crescano nella cultura del rispetto e dell’uguaglianza nella diversità, agli uomini perché non esiste amore se non c’è rispetto di sé e dell’altro, ai genitori perché si facciano portatori e portatrici di valori educativi basati sull’uguaglianza, il rispetto e la parità”. Bonifazi ricorda che ad oggi è ancora necessario celebrare questa giornata perché ogni tre giorni una donna viene uccisa, ma le violenze domestiche, fisiche e psicologiche, sono molte di più. È necessario un processo culturale che parta dai ragazzi e quindi l’assessore rivolge un ringraziamento alle insegnanti, e in particolare alla professoressa Galli, che hanno discusso e ragionato con i loro allievi, annunciando infine che al termine dell’iniziativa verrà loro consegnata una pergamena con una poesia di Alda Merini in segno di ringraziamento per l’impegno e come ricordo della giornata. Gli ultimi ringraziamenti sono rivolti alle tre giovani donne che hanno scritto e personalizzato la panchina e al fioraio Morelli di Mondavio che ha donato una rosa rossa per l’occasione. Bonifazi e Galassi procedono quindi a scoprire la panchina rossa, che è stata posizionata sulla piattaforma dove anni fa era stata installata la casetta dell’acqua, poi la parola passa ai ragazzi, che portano dei nastri rossi legati al braccio. Le quattro classi si presentano una per volta: c’è chi racconta i propri ricordi legati alla giornata contro la violenza sulle donne, chi spiega il motivo della scelta della data del 25 novembre, giorno in cui nel 1960 sono state uccise le tre sorelle Mirabal, oppositrici del regime dittatoriale dominicano di Trujillo. Il rosso è il colore della violenza e la panchina è il simbolo dell’assenza di una donna che non c’è più: la presenza di una panchina rossa in un luogo pubblico è quindi simbolo del percorso di sensibilizzazione sul femminicidio. Vengono presentati pensieri e letture sul rispetto e sulla violenza, viene deposta una rosa bianca sulla panchina e vengono esposti i cartelloni con gli interessanti lavori dei ragazzi. L’iniziativa dovrebbe concludersi con un intervento dell’assessore alla pari opportunità di Fano Sara Cucchiarini, ma poiché quest’ultima non può essere presente causa sopravvenuti impegni, è l’assessore Galassi che congeda i ragazzi e i loro insegnanti ringraziandoli nuovamente per il loro impegno e per la loro presenza, seguita dal primo cittadino che consegna loro la pergamena ricordo con la poesia “Sorridi donna”.
Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma,
un battito d’ali,
un raggio di sole per tutti.


