| La presa di Goma ha segnato un punto di svolta nella storia di questa ribellione dell’M23, formato in gran parte da combattenti appartenenti all’etnia tutsi (lo stesso gruppo etnico del presidente ruandese Paul Kagame). Il Movimento 23 marzo è uno dei più di cento gruppi armati attivi nell’est della Rdc, un territorio che dai tempi del genocidio ruandese del 1994 (in cui gli estremisti hutu ruandesi uccisero circa 800mila tutsi e hutu moderati) non ha praticamente mai conosciuto la pace, proprio a causa della presenza di una miriade di milizie interessate a sfruttare e contrabbandare le ricchezze minerarie della zona. Il gruppo M23, che oggi conta circa ottomila combattenti, si formò intorno al 2012, anno in cui riuscì a occupare brevemente Goma una prima volta, prima di scendere a patti con il governo e ritirarsi. Per una decina d’anni è rimasto inattivo, ma quattro anni fa ha ripreso le armi contro il governo del presidente congolese Félix Tshisekedi. Nei territori che man mano è riuscito a conquistare ha cominciato a riscuotere le tasse sull’estrazione dei minerali, in particolare il coltan, e ha messo in piedi un’amministrazione parallela a quello dello stato congolese, che in questa regione è molto assente. Secondo l’Onu, l’M23 riesce a riscuotere circa 800mila dollari al mese dalla produzione dei minerali.
Il Ruanda è da tempo considerato il sostenitore materiale e finanziario dei ribelli, ma continua a negare di sostenerli, anche se i fatti degli ultimi giorni lo contraddicono. Jean-Pierre Lacroix, il capo delle operazioni di pace dell’Onu, ha dichiarato che la presenza di truppe ruandesi a Goma è innegabile, anche se è difficile stabilire il loro numero esatto. I ribelli dell’M23 hanno inoltre a disposizione armi sofisticate, che altre milizie ribelli non hanno. I soldati congolesi che all’arrivo dei ribelli a Goma si sono arresi sono stati portati in Ruanda, così come i circa 300 mercenari romeni che affiancavano le forze congolesi e che il 29 gennaio sono stati condotti a Kigali per essere rimpatriati.
Perché Paul Kagame sostiene i ribelli? Innanzitutto, una prima motivazione potrebbe essere difensiva: li appoggia per contrastare un’altra milizia, le Forze democratiche di liberazione del Ruanda. “Questo gruppo di ribelli è tuttora attivo nell’est della Rdc, notoriamente instabile, e comprende ancora alcuni dei responsabili del genocidio. Kagame, che nel 1994 comandava i ribelli tutsi che misero fine ai massacri, considera questa milizia una minaccia esistenziale”, scrive la Bbc. Un altro motivo è che i ribelli dell’M23 controllano il contrabbando di minerali preziosi, di cui il Ruanda approfitta vendendoli come propri. Non è un caso se il 28 gennaio la ministra degli esteri congolese, Thérèse Kayikwamba Wagner, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu d’imporre delle sanzioni, tra cui “un embargo totale sulle esportazioni di minerali etichettati come ruandesi, in particolare il coltan e l’oro”. |