Arresto ragazzo neonazista: cos’è è il gruppo “Werwolf Division” finito sotto inchiesta a Bologna
Arresto ragazzo neonazista: cos’è è il gruppo “Werwolf Division” finito sotto inchiesta a Bologna
Il diciassettenne che stava programmando una strage in una scuola a Pescara era in contatto con una cellula di suprematisti indagati nel 2024
Stava programmando una strage a scuola ed era in contatto con una cellula del gruppo neonazista “Werwolf Division” che a dicembre del 2024 è finito nel mirino di un’indagine della procura di Bologna, portando all’arresto di 12 persone (25 in tutto gli indagati) in diverse regioni.
Indagine ancora aperta, ma che sarebbe ormai alle battute finali. Secondo l’inchiesta della Digos bolognese il gruppo mirava al “sovvertimento dell’ordinamento” al fine di instaurare “uno Stato etico e autoritario incentrato sulla razza ariana”, anche con il progetto di azioni violente nei confronti di alte cariche istituzionali.
Nelle chat del 2023, che utilizzavano per parlare tra loro, il gruppo era arrivato a ipotizzare un attentato alla premier, senza mai citare il nome di Giorgia Meloni, e a un economista del World Economic Forum. Per questo, reclutavano “uomini e donne pronte alla rivoluzione” attraverso gruppi Telegram denominati “Werwolf division discussioni” e “Movimento Nuova alba”,quest’ultimo nato con lo scopo di formare “guerrieri” e organizzare incontri nel bolognese.
I suprematisti erano accusati di associazione con finalità di terrorismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e detenzione illegale di arma da fuoco.
L’inchiesta
L’inchiesta era partita dai contatti tra alcuni esponenti di vertice dell’organizzazione con i leader di un’altra associazione sovversiva di stampo negazionista e suprematista denominata “Ordine di Hagal”, attiva sul territorio nazionale e disarticolata a fine 2022 dalla Digos di Napoli.
Dalle chat che usavano per dialogare tra di loro emergeva come tra i punti di riferimento ci fossero i Nar, i nuclei armati rivoluzionari di estrema destra capaci di mettere in crisi lo Stato verso la fine degli anni ‘70. Tra di loro si passavano le interviste di Vincenzo Vinciguerra e Pierluigi Concutelli, i neofascisti che “non si sono mai pentiti”. Assassini che a Bologna hanno sfilato nei processi per la strage del 2 agosto 1980, ma che per loro erano un esempio. Ne parlavano in una conversazione su Telegram del 5 giugno 2022 e discutevano della possibilità di “rischiare tutto” e del fatto che i Nar, che pur essendo “non più di 20”, hanno “quasi rovesciato il Governo”.
In quest’ottica i componenti della “Werwolf Division” bolognese nel corso del 2023 avevano discusso in chat diverse volte della premier Giorgia Meloni, definendola tra l’altro una “fascista che perseguita i fascisti”. Secondo quanto emergeva dagli atti ci sarebbero stati anche dialoghi da cui emergeva un’attività di sopralluogo nelle zone di Palazzo Chigi e Montecitorio per studiare i luoghi dove compiere un possibile attentato: “C’è un albergo davanti al Parlamento – è una dei dialoghi intercettati – da lì puoi sparare dall’alto”.
Gli indagati
Uno degli indagati, dopo le perquisizioni del maggio 2023, intercettato dagli investigatori, sosteneva di aver “allenato” cinque persone, “potenzialmente guerriglieri” che avrebbero dovuto sparare alla premier. Sempre su questo tema, un altro indagato in un dialogo diceva: “Trovami un cecchino e attueremo il tuo piano”. Per il Gip Nadia Buttelli, il progetto eversivo con la presidente del Consiglio nel mirino, “lungi dall’essere meramente teorico”.La “Werewolf Division” (il nome viene dai “lupi mannari” nazisti guidati da Heinrich Himmler per contrastare l’avanzata delle forze alleate e sovietiche in Germania alla fine della Seconda guerra mondiale) bolognese teneva dentro un po’ di tutto. Sui profili social personali come uninco filo conduttore c’era il negazionismo e il complottismo.
Si andava dai No Vax che postano le teorie più strampalate scovate sul dark web, alle tesi negazioniste sull’Olocausto. Pagine e pagine per tentare di dimostrare come lo sterminio di milioni di essere umani altro non era “che un falso”. Tra di loro citano autori americani e scrittori francesi che fanno a gara per affermare la “superiorità della razza ariana” o semplicemente “di quella bianca”. Tra i guru del gruppo Heinrich Himmler e Adolf Hitler, di cui riportavano frasi, e interi passi di discorsi. Nelle immagini esibivano le bandiere della X Mas e magliette con teschi e scritte “Belli come la vita e neri come la morte”. E poi ancora fotografie delle “Gloriose SS”, dei reparti speciali tedeschi e, naturalmente del Duce.
Nelle carte dell’inchiesta del 2024 venivano segnalati i siti web da cui “traevano ispirazione”, come “Aristocrazia fascista” e “Ardire”. E tra gli obiettivi del gruppo c’era volantinaggi finalizzati ad “attizzare il fuoco”. Teorici della violenza alcuni degli indagati postavano foto con armi in pugno o al poligono.
Dopo una perquisizione nel 2023 a chi gli chiedeva cosa avesse detto alla Digos, il perquisito rispondeva sprezzante: “Cosa devo dire secondo te? Che allevavo cinque potenziali guerriglieri da dargli un’arma in mano, per andare davanti alla Meloni e spararle in testa, cosa dovevo dire?”. Dei guerriglieri la polizia non ha trovato traccia, ma le parole restano.
