sabato 5 Settembre 2026
Mafia

Affari delle nuove mafie «Droga e frodi fiscali Il centro-nord fa gola»

Il generale Bruno Bartoloni, guida il comando interregionale per l’Italia Centro-Settentrionale (Toscana, Emilia-Romagna e Marche)

ll motto ‘Nella tradizione il futuro’ descrive in modo chiaro l’essenza e la proiezione della Guardia di Finanza. Il Corpo, che ieri ha festeggiato i 252 anni della sua fondazione, forse più delle altre forze di polizia, ha a che fare con fenomeni criminali in continuo mutamento e per questo deve essere in grado di innovarsi, senza però snaturarsi. Ne abbiamo parlato con il generale Bruno Bartoloni, alla guida del comando interregionale per l’Italia Centro-Settentrionale (Toscana, Emilia-Romagna e Marche).

Generale, è il 25° anniversario della rimodulazione in polizia economico-finanziaria. Com’è cambiata la vostra attività?

«La Guardia di Finanza è diventata un’organizzazione capace di operare a protezione dei bilanci pubblici, sia per le entrate quanto per le spese, e dei mercati, tutelando cittadini e imprese. Oggi svolge una funzione delicata: deve salvaguardare i cittadini e vigilare l’aspetto economico finanziario della sfera pubblica».

Come si traduce sul campo?

«All’attività di controllo del territorio si è aggiunta una costante analisi dei rischi volta alla ricerca dei fenomeni che attraversano le nostre regioni. Anche se in Toscana, Emilia-Romagna o Marche alcune organizzazioni criminali non hanno i loro quartier generali, è indubbio che per tali consorterie si tratti di territori ricchi e interessanti sia per riciclare i loro capitali, sia per commettere reati di natura economica. Si tratta di un assetto economico illegale e invisibile».

Quali sono oggi i fenomeni criminali più preoccupanti?

«La criminalità albanese e quella cinese. Stiamo contrastando in maniera continua e sempre con più frequenza le loro reti criminali. La prima è attiva nel traffico degli stupefacenti e nel riciclaggio, la seconda si occupa di fatturazioni false, manodopera illecita per abbassare i costi di produzione, crediti fiscali inesistenti, servizio di trasferimento di fondi illeciti».

Come sono cambiati i crimini fiscali-economici nell’era digitale ?

«Oggi si può acquistare un servizio digitale pagando con una moneta virtuale, questo impone di dover sorvegliare con attenzione questa dimensione. Per esempio, se qualcuno offre illecitamente prodotti finanziari on line e riceve bitcoin dal tavolo di un bar in piazza, la pattuglia presente in quella piazza non se ne accorgerebbe. Quindi anche noi operiamo nella dimensione digitale, ripercorrendo i flussi di dati alla ricerca dei nodi che sviluppano i fenomeni. Naturalmente la tecnologia non sostituisce il finanziere».

L’intelligenza artificiale vi aiuta?

«Usiamo l’analisi di rischio attraverso l’impiego incrociato di numerose banche dati. E vari software di analisi ci consentono il monitoraggio e la rappresentazione dei fenomeni considerati. Queste tecniche potranno avere un ulteriore forte impulso allorquando saranno impiegate soluzioni basate anche sull’IA, per la quale però va definito il profilo normativo di impiego».

Come siete riusciti a restare al passo con queste nuove forme di criminalità?

«Abbiamo sviluppato abilità in grado di contrastarle. Competenze che ora, i finanzieri più esperti, stanno tramandando alle nuove generazioni. È infatti in corso un ricambio del personale imponente. Negli ultimi anni sono entrate in Guardia di Finanza molte donne: una presenza che è valore aggiunto e contribuisce ad arricchire il Corpo».

Che tipo di realtà ha trovato in Toscana, Emilia-Romagna e Marche?

«Il clima che si respira è di collaborazione sia con le comunità sia con le istituzioni. Sono territori con un’alta sensibilità alla legalità e modelli virtuosi di società».