Il “metodo informativo” italiano

Un attimo dopo lo strappo
da Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini è stato attaccato dalla stampa
e dalle tv del Cavaliere.
E’ incredibile come questa
distorsione dell’informazione in Italia sia costantemente ignorata
dagli italiani.
E’ incredibile che un
parlamentare del Pdl, Giorgio Stracquadanio, invochi un trattamento
Boffo (dimessosi dalla carica di direttore di “Avvenire” dopo le
false insinuazioni de “Il Giornale” di Feltri) nei confronti di
Gianfranco Fini e tra gli elettori del Pdl non si sollevi neanche un
“ma forse non è giusto…”
L’utilizzo da parte di
Berlusconi della “macchina informativa” a proprio uso e consumo
non è nuova, anzi ha già dei tristi precedenti:
-
Indro Montanelli, “un
giorno considerato il più grande giornalista italiano del XX secolo
poi, quando ha rifiutato di seguire gli ordini di Berlusconi, subito
attaccato come un ingrato, una voltagabbana, un vecchio fascista
camuffato, ecc.”; -
Umberto Bossi, “ora
alleato fedele di Berlusconi e quindi trattato con grande rispetto
dagli organi del Cavaliere, massacrato durante i mesi del cosiddetto
“ribaltone” quando “tradì” Berlusconi e si alleò con il
centro-sinistra”; -
Marco Follini che nel
2004 era segretario dell’Udc (allora alleato di Berlusconi) che
dichiarò “La monarchia è finita, deve cominciare La
Repubblica”. Berlusconi reagì con queste parole: “Marco,
continua così e vedrai come ti tratteranno nei prossimi giorni le
mie televisioni. (…) Non fare finta di non capire, la questione
della par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda
conto visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”.
Follini fece notare che negli ultimi trenta giorni sulle reti tv del
Premier era stato presente solo per 42 secondi e allora il premier
rispose: “Non dire sciocchezze la verità è che su Mediaset
nessuno ti attacca mai”. “Ci mancherebbe pure che mi
attacchino”. “Eppure se continui così te ne accorgerai”.
E Follini replicò: “Voglio che sia messo a verbale che sono
stato minacciato”.
Questo è il “metodo”
di Berlusconi per mettere a silenzio chi non la pensa come lui.
Tuttavia questo “metodo”
non ha nel solo Berlusconi il proprio colpevole: credo infatti che la
responsabilità si debba “spartire” equamente anche con:
-
i “giornalisti”
che accettano e assecondano questo “metodo”; -
tutti quei quotidiani
nazionali che fanno finta che in Italia l’informazione sia libera e
plurale; -
tutti quei cittadini,
quella massa di votanti che non si indignano e che con la loro
passività condannano il nostro Paese alla deriva etica e culturale; -
quell’opposizione
politica che non mette al primo posto della sua agenda partitica la
soluzione del conflitto di interessi.
