domenica 26 Maggio 2024
ArticoliArticoli 2012

Finanziamenti ai produttori di armi nucleari

10032_a35827.jpg
Due gruppi bancari ampiamente operativi in Italia
figurano nella lista degli istituti di credito che sono maggiormente
attivi nel finanziamento all’industria degli armamenti nucleari.


Si tratta del gruppo francese BNP Paribas e della
tedesca Deutsche Bank che con le statunitensi Bank of America,
BlackRock e JP Morgan Chase e la giapponesi Mitsubishi UFJ Financial
formano il gruppo delle realtà finanziare “most heavily involved”
(più pesantemente coinvolti) nel sostegno ai produttori di armi
nucleari (p. 6).

Lo rivela il rapporto diffuso oggi dalla
Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari
(ICAN) dal titolo“Don’t Bank on the
Bomb. I finanziamenti globali ai produttori di armi nucleari”
.
Il rapporto, redatto sulla base dell’ampia indagine in campo
finanziario svolta dal gruppo di ricerca olandese Profundo,
identifica più di 300 tra banche, fondi pensione, compagnie
assicurative e gestori di fondi basati in 30 paesi che con ingenti
investimenti sostengono i produttori di armi nucleari. Lo studio di
180 pagine fornisce i dettagli delle transazioni finanziarie dei
gruppi bancari e assicurativi con le 20 aziende del nord America e
dell’Europa occidentale maggiormente attive nella fabbricazione,
manutenzione e modernizzazione degli armamenti nucleari di Stati
Uniti, Regno Unito, Francia e India.

Questa situazione di
sostegno finanziario alla produzione di armi nucleari si allinea al
poco coraggio dei Governi, compreso quello italiano, che non hanno
ancora dimostrato nei fatti di volere una Convenzione per la messa il
bando delle armi nucleari. L’Italia – come vedremo successivamente
– ha infatti votato di recente contro tutte le risoluzioni che
impegnerebbero la comunità internazionale ad iniziare un percorso di
disarmo nucleare globale

“Finanziando i produttori di armi
nucleari, i gruppi bancari e finanziari favoriscono a tutti gli
effetti la proliferazione nucleare. Ciò mina gli sforzi per
raggiungere un mondo libero dalle armi nucleari e aumenta il rischio
che un giorno queste armi di distruzione di massa siano utilizzate
ancora una volta” – ha dichiaratoTim
Wright
, attivista della campagna ICAN e
co-autore del rapporto. Gli attivisti per il disarmo nucleare si
appellano perciò alle istituzioni finanziarie chiedendo di
sospendere gli investimenti nell’industria degli armamenti
nucleari

“Dobbiamo affrontare la sfida con urgenza perché,
malgrado la fine della Guerra Fredda, il mondo rimane ad un passo
dalla catastrofe nucleare e ogni momento è cruciale” – afferma
nella prefazione del rapportoDesmond
Tutu, Premio Nobel per la Pace nel 1984
e sostenitore della campagna ICAN. “Banche e altri istituti
finanziari devono essere chiamati a fare la cosa giusta e sostenere,
anziché ostacolare, gli sforzi per eliminare la minaccia di
incenerimento radioattivo ponendo fine ai finanzianti all’immorale
industria delle armi nucleari” – aggiunge l’arcivescovo
anglicano. “Questo splendido e puntuale rapporto aiuterà le
persone in tutto il mondo ad dare il proprio contributo, per quanto
piccolo, a questa campagna di vitale importanza per un mondo più
sicuro” – conclude mons. Tutu nel ricordare che la campagna per
sospendere gli investimenti è stata fondamentale nella lotta per
porre fine all’apartheid in Sudafrica.

La campagna ICAN
attraverso il rapporto invita perciò i cittadini a scrivere e aprire
un dialogo con le istituzioni finanziarie sui loro investimenti alle
aziende produttrici di armamenti nucleari per contribuire a
incrementare la comprensione degli effetti delle armi nucleari e il
loro status nel diritto internazionale. “Prestando denaro alle
aziende di armi nucleari e acquistando le loro azioni e obbligazioni,
le banche e altre istituzioni finanziarie contribuiscono
indirettamente a favorire l’accumulo e la modernizzazione delle
forze nucleari, accrescendo così il rischio che un giorno queste
armi di distruzione possano essere di nuovo impiegate con
catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali. Disinvestire
(ritirare i propri investimenti) dalle aziende di armi nucleari è un
modo efficace per il mondo delle imprese (corporate world) per
promuovere l’obiettivo dell’abolizione delle armi nucleari”.
(p. 5)

Secondo il rapporto, le nazioni dotate di armi nucleari
spendono ogni anno più di 100 miliardi di dollari per il
mantenimento e la modernizzazione dei propri armamenti nucleari. Gran
parte di questo lavoro viene svolto da società come BAE Systems e
Babcock International nel Regno Unito, Lockheed Martin e Northrop
Grumman negli Stati Uniti, Thales e Safran in Francia e Larsen &
Toubro in India. Numerosi istituti finanziari investono in queste
società, fornendo prestiti e attraverso l’acquisto di azioni e
obbligazioni.

Tra le 322 istituzioni finanziarie individuate
nella relazione, circa la metà ha sede negli Stati Uniti e un terzo
in Europa. Le istituzioni finanziarie maggiormente attive nel
sostegno alle aziende produttrici di armi nucleari sono Bank of
America, BlackRock e JP Morgan Chase negli Stati Uniti, BNP Paribas
in Francia, Allianz e Deutsche Bank in Germania, Mistubishi UJF in
Giappone, BBVA e Banco Santander in Spagna; Credit Suisse e UBS in
Svizzera e Barclays, HSBC, Lloyds e Royal Bank of Scotland in Gran
Bretagna.

Va segnalato che il rapporto non prende in esame le
società statali produttrici di armi nucleari in paesi come la
Russia, Pakistan e India, così come le piccole aziende private in
altri Paesi che partecipano alla produzione di armi nucleari (p. 19):
sono quindi escluse tutte le realtà del mondo finanziario che
sostengono le società statali di questi paesi.

LE
AZIENDE E LE BANCHE ITALIANE

Tra
le aziende coinvolte nella produzione di armamenti nucleari e loro
vettori il rapporto di ICAN cita anche Finmeccanica, la compagnia
italiana di cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) è
il maggiore azionista (detiene il 32,45% delle azioni). Finmeccanica,
a sua volta, detiene 25% delle azioni di MBDA – un consorzio europeo
compartecipato dalla BAE Systems (37,5%) e dalla EADS (37,5%) –
azienda leader mondiale nella produzione di missili e sistemi
missilistici. “MBDA costruisce i missili nucleari ASMPA per le
Forze aeree francesi: il missile può essere lanciato dal caccia
Mirage 2000N e dal nuovo caccia Rafale. La fabbricazione dei missili
non prevede la produzione della testata nucleare che è fatta
dall’agenzia governativa Commissariat à l’Energie Atomique. Il
missile ASMPA è entrato in servizio nel novembre 2010” – si
legge nel rapporto (p. 47).

Tra i maggiori azionisti di
Finmeccanica, oltre al MEF, il rapporto identifica Nuveen Investments
(oltre 250 milioni di dollari e 5,83% di azioni), Capital Group
(124 milioni di dollari e 1,78% di azioni), BlackRock (105 milioni di
dollari e 2,38% di azioni), Libyan Investment Authority (116 milioni
di dollari e 2.01% di azioni), UBS (99 milioni di dollari e 2,23% di
azioni) e Bestinver (38 milioni di dollari e 0.55% di azioni).

Il
rapporto, inoltre, elenca 13 banche italiane o aventi sedi principali
in Italia che contribuiscono al finanziamento di aziende produttrici
di armamenti nucleari. Tra queste soprattutto Intesa Sanpaolo (con
finanziamenti a Bechtel, Boeing, EADS, Finmeccanica, General
Dynamics, Honeywell International, Lockheed Martin, Northrop Grumman
e Thales) e UniCredit (finanziamenti a EADS, Finmeccanica,
Honeywell International e Thales)

Le altre banche italiane
sono citate nel rapporto per i finanziamenti, prestiti e vendita di
azioni o obbligazioni di Finmeccanica: si tratta di Banca Monte dei
Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio,
Banca Popolare Emilia Romagna, Banca Popolare di Vicenza, Banco
Popolare, Credito Emiliano, Gruppo Carige, UBI Banca (che detiene
anche obbligazioni della Thales). Banca Leonardo detiene invece
obbligazioni di Safran.

Tra le banche ampiamente operative nel
nostro paese, il rapporto segnala soprattutto il gruppo francese BNP
Paribas (che svolge servizi o offre prestiti e finanziamenti a 14
delle 20 ditte internazionali produttrici di armamenti nucleari) e la
tedesca Deutsche Bank (che svolge servizi o offre prestiti e
finanziamenti a 13 delle 20 ditte). Il rapporto segnala (si vedano
pp. 8-18) anche i gruppi francesi Crédit Agricole (che svolge
servizi o offre prestiti e finanziamenti a 11 delle 20 ditte) e
Société Générale (per servizi o prestiti e finanziamenti a 11
delle 20 ditte), la tedesca Allianz (per servizi o prestiti e
finanziamenti a 9 delle 20 ditte), le svizzere UBS (per servizi o
prestiti e finanziamenti a 10 delle 20 ditte) e Credit Suisse (per
servizi o prestiti e finanziamenti a 7 delle 20 ditte) e l’olandese
ING (per servizi o prestiti e finanziamenti a 4 delle 20 ditte).

“I
clienti di queste banche dovrebbero rendere chiaro ai propri istituti
di credito che non vogliono assolutamente che i propri risparmi siano
utilizzati per finanziare l’industria militare nucleare” –
commentaDaniela Varano, attivista
italiana ICAN
. “E’ importante e
urgente, quindi, che i correntisti scrivano a queste banche per
chiedere direttive che escludano il finanziamento alle industrie
produttrici di armi nucleari e affinché gli istituti di credito
rendano trasparente la propria partecipazione e i servizi che offrono
alle aziende che producono sistemi sia civili che militari” –
conclude Varano.

IL
GOVERNO ITALIANO E LA CONVENZIONE SULLE ARMI NUCLEARI

Oltre
a tenere d’occhio gli investimenti che permettono la costruzione di
componenti di armi nucleari, la campagna ICAN chiede all’Italia di
promuovere un dibattito parlamentare sulla posizione italiana
rispetto alla Convenzione sulle Armi Nucleari. L’Italia ha spesso
svolto un ruolo di leadership autorevole nei negoziati per la messa
al bando di armi capaci di provocare sofferenze estreme ai civili
come le mine anti-persona e le munizioni a grappolo. Ma sulle armi
nucleari l’Italia continua a votare contro le risoluzioni che
vengono presentate tutti gli anni all’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite: sono risoluzioni che chiedono di dare inizio a
negoziati multilaterali per il disarmo, in ottemperanza alla sentenza
della Corte Internazionale di Giustizia del 1996 nella quale si
ribadiva che tali negoziati rimanevano un obbligo giuridico per tutti
gli Stati. La maggioranza dei membri dell’ONU sono favorevoli e
anche Stati membri sia della Nato che dell’Unione Europea hanno
espresso posizioni favorevoli o si sono astenuti

L’Italia –
anche nell’ultima votazione del 2 dicembre 2011 – ha sempre votato
contro, non riflettendo affatto l’opinione degli italiani
(nell’ultimo sondaggio, nel 2007, oltre il 94% dei cittadini italiani
interpellati si sono dichiarati favorevoli ad una Convenzione). “Nel
caso di una decisione di fondamentale importanza per l’assetto
futuro del diritto internazionale, al fine di perseguire gli alti
ideali espressi nella Carta delle Nazioni Unite e nella Costituzione
Italiana, è necessario che sia il Parlamento a discutere ed istruire
il Governo su come si deve pronunciare l’’Italia” – affermaLisa
Clark di Rete Italiana Disarmo
.

Setsuko
Thurlow, un superstite del bombardamento atomico di Hiroshima da
parte degli Stati Uniti nel 1945, scrive nel rapporto: “Chiunque
abbia un conto in banca o un fondo pensione ha il potere di scegliere
di investire il proprio denaro eticamente”. I consumatori e clienti
delle banche coinvolte che devono pretendere trasparenza ed esigere
che le politiche d’investimento delle banche cambino a favore di
attività più etiche e sostenibili.

Il rapporto “Don’t
Bank on the Bomb” è il primo passo di una lunga serie di azioni a
livello nazionale ed internazionale che la campagna ICAN sta mettendo
in atto per sensibilizzare i finanziatori privati e pubblici delle
aziende produttrici di sistemi nucleari.

La
Campagna ICAN

La minaccia
rappresentata da oltre 20.000 armi nucleari è un problema di tutti.
Ecco perché centinaia di gruppi diversi di oltre 60 paesi si sono
riuniti sotto un’unica bandiera – la Campagna Internazionale per
l’Abolizione delle Armi nucleari (ICAN) – nello sforzo di
convincere i governi a negozi are un trattato completo e vincolante
per eliminare questi armi. Il lancio della campagna ICAN è avvenuto
nel 2007 da parte dell’International Physicians for the Prevention
of Nuclear War (IPPNW), una federazione globale di professionisti nel
campo della medicina. Oggi, più di 200 organizzazioni fanno parte di
ICAN e migliaia di persone ne hanno sottoscritto l’impegno per un
mondo libero dalle armi nucleari. ICAN dà voce alla schiacciante
maggioranza di cittadini in tutto il mondo che sono a favore
dell’abolizione.

Il rapporto in inglese“Don’t
Bank on the Bomb: The Global Financing of Nuclear Weapons Producers”
è scaricabile dal sito della Campagna ICAN e dal sito dedicato:

www.icanw.org

www.dontbankonthebomb.com