lunedì 27 Maggio 2024
Disarmo / Nonviolenza

Dal porto di Trieste partono carichi di bombe

A 73 anni dal bombardamento di Trieste, dal nostro porto partono carichi di bombe

II porto di Trieste è tra i punti di partenza di forniture di sistemi militari italiani che alimentano i conflitti e le tensioni nel mondo. Dopo le spedizioni di materiali bellici agli Emirati Arabi per oltre 12 milioni di euro nel 2013 e per più di 6 milioni di euro nel 2015, nel 2016 l’Istat segnala esportazione di “armi e munizioni” verso il Bangladesh per circa 2 milioni di euro. Lo riporta iI “Comitato pace e convivenza Danilo Dolci” in occasione della giornata iri ricordo dci bombardamenti Alleati che il 10 giugno del 1944 devastarono la città, mietendo 500 morti e 1000 feriti fra la popolazione civile.
“Non possiamo non denunciare ciò che sta accadendo” – afferma Alessandro Capuzzo. “Dal porto della nostra città, che assieme a Muggia fu distrutta dai bombardamenti, oggi partono carichi di bombe e altri materiali utilizzati dalla coalizione a guida Saudita per bombardare popolazioni inermi nello Yemen”.
Nonostante questo intervento militare non abbia mai ricevuto alcuna legittimazione da parte delle Nazioni Unite, l’Italia continua ad autorizzare forniture belliche all’Arabia Saudita, i cui bombardamenti sulle aree abitate da civili in Yemen hanno causato molte migliaia di morti, e nonostante già da tempo vari organismi Onu e lo stesso ex Segretario generale Ban Ki-moon li abbiano a più riprese condannati. Di recente, un gruppo di esperti dell’Onu ha trasmesso al Consiglio di Sicurezza un rapporto, che non solo ha dimostrato l’utilizzo di bombe italiane sulle aree civili in Yemen. ma ha chiaramente evidenziato come questi bombardamenti “may amount to war crimes” (“possano costituire crimini di guerra”).
“Il paradosso – commenta Giorgio Beretta. analista della Rete italiana per il disarmo – è che il governo italiano con una mano continua ad autorizzare le esportazioni di sistemi militari per bombardare lo Yemen, e con l’altra fornisce aiuti umanitari per soccorrerne la popolazione. Con una grossa differenza però: l’anno scorso è stata autorizzata l’esportazione di quasi 20mila bombe ai sauditi per un valore di 411 milioni di euro, mentre nei mesi scorsi sono stati destinati fondi per aiuti umanitari per non più di 7 milioni di euro. Briciole, che servono a lavarsi la coscienza”.
Per chiedere alle autorità competenti di verificare la legittimità delle forniture militari italiane all’Arabia Saudita. nel febbraio dello scorso anno un gruppo di cittadini triestini ha presentato un esposto in Procura, segnalando anche le spedizioni di materiali militari dal porto di Trieste agli Emirati Arabi Uniti, che sono parte della coalizione militare a guida saudita. Simili esposti erano stati presentati presso le Procure di altre città italiane e soprattutto in quelle di Brescia e Cagliari, dove ha sede l’azienda italiana RWM Italia, fabbricante degli ordigni destinati alle forze della coalizione a guida saudita. La procura di Brescia, dopo aver accuratamente indagato su eventuali inadempienze da parte dell’azienda, ha recentemente inviato il fascicolo alla Procura di Roma, competente per accertare eventuali violazioni di legge sulle esportazioni di sistemi militari: la legge 185 del 1990 vieta espressamente esportazioni di materiali d’armamento “verso i Paesi in stato di conflitto armato” e “verso Paesi la cui politica contrasti con i princìpi dell’articolo 11 della Costituzione”.
“La città di Trieste, che ha subito i devastanti bombardamenti del ’44, di cui ancora oggi piange le vittime innocenti – conclude il presidente del Comitato Pace “Dolci” Luciano Ferluga – deve far sentire la propria voce e chiedere al governo italiano di sospendere l’invio di sistemi militari a tutti i paesi in guerra, in particolare quelli che fanno parte della coalizione militare saudita. Chiediamo che le nostre autorità, a cominciare dal Sindaco e dalla Presidente della Regione, dicano chiaramente se dawero vogliono essere credibili, nel celebrare il ricordo delle vittime dei bombardamenti su Trieste.


Presentazione de “La Rivoluzione Disarmista” di Carlo Cassola, con Alfonso Navarra segretario della Lega per il Disarmo Unilaterale e Aurelio Juri ex sindaco di Capodistria ed europarlamentare.
Appendice sulla presenza triestina antinucleare a Comiso negli anni novanta, ed oggi per le lotte NoMuos a Niscemi

Siete invitati a trovarci domenica 11 giugno alle ore 11 presso il caffè san Marco, dove Alfonso Navarra segretario della Lega per il Disarmo Unilaterale e Aurelio Juri ex sindaco ed europarlamentare sloveno presenteranno “La Rivoluzione Disarmista” di Carlo Cassola, e la nuova prefazione al libro a cura di Alberto L’Abate, presidente di IPRI-rete Corpi civili di pace, cui la moglie di Cassola ha elargito le ultime copie del libro per la vendita a beneficio delle attività nonviolente. Qui il link alla prefazione:

Navarra è in procinto di partire per New York per partecipare quale rappresentante della società civile – anche triestina -all’Assemblea delle Nazioni Unite che approverà il nuovo Trattato “per la messa al bando delle armi nucleari”. Aurelio Juri è stato insignito a Sežana dove Danilo è nato, del premio “Danilo Dolci” per la sua attività di pace durante la guerra nella vicina Jugoslavia degli anni ’90.
L’agenzia delle entrate si è intanto fatta viva con gli acquirenti triestini del “metro quadro per la pace” a Comiso negli anni ’80, quando la battaglia contro gli euromissili fu condotta vittoriosamente – tra gli altri – da Pio La Torre. Oggi l’aeroporto, divenuto civile è a lui intitolato.
Qui di seguito il link alla pagina internet dove sono pubblicati i documenti riguardanti le proprietà del Movimento antinucleare, con lo stato della loro situazione attuale che contiene degli errori in via di soluzione, che riguardano anche i proprietari triestini.
A fine mese l’istituto italiano di ricerca per la pace di cui il Comitato Danilo Dolci fa parte, organizza a Comiso una settimana di mobilitazione nonviolenta, che culminerà il 1º luglio con una biciclettata da Comiso a Niscemi, dove nel pomeriggio andrà “in onda” la manifestazione NoMuos contro l’illegale installazione del Mobile Object Objective System, struttura di controllo della guerra elettronica planetaria, ad esclusivo vantaggio della Marina americana.

Per il Comitato Pace “Dolci” di Trieste, Alessandro Capuzzo