Ius soli, il muro di Grillo: «Invotabile, basta buonismo»

Secondo il meccanismo del pendolo (tra destra e sinistra, demagogia e moderazione, bizzarria e buon senso) ci si aspettava che dopo le uscite sui migranti dei giorni scorsi, nel Movimento 5 Stelle avrebbero giocato a rasserenare gli animi. Aveva seguito quel principio, ad esempio, Roberto Fico, parlando di «distanze siderali» dalla Lega e dei principi di solidarietà che dividono i grillini da Salvini, non lasciando spazio ad ogni ipotesi di alleanza. E invece proprio Beppe Grillo interviene, a testimoniare quanto il tema gli stia a cuore e soprattutto a chiudere il dibattito sullo ius soli e mortificare quanti dentro il M5S da giorni si aggrappavano ai cavilli per giustificare l’astensione al Senato, senza chiudere sul principio della cittadinanza in quanto tale per salvare la faccia. «Quello dell’immigrazione è un problema serio e sentito da tutti gli italiani – dice Grillo via Fb – Non parlarne e lasciare tutto come è, blaterando di xenofobia e populismo, conviene soltanto ai partiti che con le cooperative dell’immigrazione ci hanno lucrato per anni».

«Tutto com’è», se si seguisse la logica politica ordinaria, equivarrebbe a dire legge Bossi-Fini sull’immigrazione e decreto Minniti-Orlando su decoro e sicurezza urbana. Grillo invece descrive una situazione fuori controllo, in cui dominano lassismo e affaristi a scapito della gente comune. «La patina di buonismo sotto cui è nascosto questo business deve essere cancellata – prosegue – L’immigrazione deve essere gestita, le leggi devono essere rispettate, chi sbaglia paga. È buon senso. Chi è contrario non è di sinistra, è uno stupido o ci guadagna».

Se qualcuno poi avesse dei dubbi, come (tra i tanti) il deputato 5S Luigi Gallo, che solo due giorni fa chiedeva il voto online sulla legge sulla cittadinanza di suolo, arriva il niet definitivo: «Sullo ius soli il M5S si è astenuto alla Camera e come annunciato altrettanto farà, con coerenza, al Senato. Trattasi non di legge, ma di pastrocchio invotabile». Si raggiunge il culmine con la retorica del «prima gli italiani»: «È vergognoso tenere il parlamento in stallo per discutere di provvedimenti senza capo né coda, mentre non si fa nulla per dare una mano alle famiglie italiane che si trovano in grande difficoltà economica».

Grillo parla poi di alleanze. Indirettamente conferma lo schema di cui si era parlato a proposito dell’accordo con la Lega: cercare i voti di fiducia dopo aver ottenuto l’incarico, sulla base di affinità di contenuto. Ma mostra poi di avere una strana idea della Costituzione. Come aveva fatto Luigi Di Maio, infatti, Grillo inverte i passaggi parla di un M5S che prima va al governo e dopo cerca una maggioranza in Parlamento, sui singoli provvedimenti. «Nella nostra attività parlamentare abbiamo sostenuto proposte di tutti i partiti, l’unico requisito necessario era che fossero buone idee. Quando saremo al governo chiederemo a tutti in maniera trasparente di sostenere le nostre buone idee. Ma nessuna alleanza, nessun compromesso, nessun accordo segreto».

Le chat grilline si fanno roventi, in molti mostrano disagio. Anche se, come al solito, non sanno come manifestare il dissenso. Non tardano le reazioni politiche. Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ribadisce la sua posizione: «È arrivato il tempo di poter considerare a tutti gli effetti i bambini nati qui come cittadini italiani. E’ un atto doveroso e di civiltà. Mi auguro che il Parlamento lo faccia presto nelle prossime settimane».«Vorrei che Grillo e Di Maio venissero a trovarmi, gli presenterei gli amichetti di scuola di mio figlio, insieme ai loro papà e mamme provenienti da tanti Paesi del mondo. Perché è contro quei bimbi, contro anche un pezzo molto grande della classe di mio figlio, che i deputati M5S votano quando votano contro lo ius soli», afferma Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana. «Se ius soli è un pastrocchio indigeribile – twitta il deputato di Mdp Arturo Scotto – M5S assomiglia a una matrioska. Apri la statuina di Grillo e ti esce quella di Salvini».