giovedì 30 Aprile 2026
Politica italiana

Mozioni Consip, la maggioranza regge ma è scontro Pd-Mdp

Attesa e temuta, la giornata delle mozioni sul caso Consip in Senato finisce senza incidenti che mettano a rischio il governo. Anzi. A passare con 185 voti, con l’apporto corposo di Forza Italia e di Ala, è la mozione di maggioranza a prima firma Luigi Zanda, capogruppo Pd, che si limita a impegnare il governo al rinnovo in tempi celeri dei vertici Consip (che sono già dimissionari dopo l’addio di due consiglieri, come ricorda il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in una lettera che è stata letta in Aula prima della discussione sulle mozioni). Mentre sulla mozione del senatore Andrea Augello, sulla quale i numeri della maggioranza erano a rischio, il governo e l’esponente di Idea trovano infine un’intesa: Augello elimina l’unico punto sul quale l’esecutivo avrebbe dato parere contrario – ossia il punto in cui si chiedeva al governo di valutare la sospensione delle gare in cui l’ad di Consip Luigi Marroni sia stato oggetto «di richieste e favori» – e la mozione passa con una quota bipartisan: 244 voti. Praticamente tutti i presenti tranne i senatori bersaniani di Mdp. A “salvare” il ministro per lo Sport nonché braccio destro di Matteo Renzi Luca Lotti, coinvolto nell’indagine Consip, contribuisce anche il presidente del Senato Pietro Grasso che, pur non accogliendo l’invito di Zanda di rinviare il dibattito a dopo l’assemblea Consip convocata dallo stesso Marroni per il 27 giugno, non ammette la mozione di Mdp nella parte in cui si chiedeva al governo «di valutare la sospensione delle deleghe» al ministro Lotti.

Tutto bene, dunque? In realtà solo l’appuntamento con i ballottaggi di domenica, dove Pd e bersaniani di Mdp sono alleati quasi ovunque, evita che lo scontro nella maggioranza deflagri. Ma i renziani sono furiosi per i toni “grillini” sfoderati da Mdp in Aula, in particolare dal senatore Miguel Gotor. È tutto l’atteggiamento tenuto sulla vicenda da un partito alleato di governo a non andare giù a Largo del Nazareno: i bersaniani si sono sfilati dalla mozione di maggioranza e hanno insistito fino alla fine per mettere sullo stesso piano la decadenza dell’ad di Consip Marroni e quella del ministro Lotti ottenendo per questo l’appoggio del M5S in Aula. Lo stesso leader del Pd Renzi, commentando la vicenda con i suoi, non può fare a meno di notare che le parole infuocate di Gotor nell’Aula di Palazzo Madama, frutto solo «di odio personale», mettono la pietra tombale su ogni ipotesi di alleanza con gli scissionisti per le prossime elezioni politiche, Pisapia o non Pisapia. E i toni usati dai senatori bersaniani nell’attaccare un ministro del suo governo non sono piaciuti neanche al premier Paolo Gentiloni, che contrariamente alle sue abitudini fa trapelare «irritazione» e «sconcerto» per il comportamento degli alleati bersaniani. «Da una parte si ergono a primi difensori del governo e della sua durata fino al 2018, dall’altra fanno queste cose…», è la considerazione che si fa a Palazzo Chigi.

È il senatore renziano Andrea Marcucci a chiedere subito una «verifica politica» nella maggioranza «per uscire da questa ambiguità con Mdp». Poi, dopo il voto sulle mozioni senza incidenti, lo stesso Marcucci ridimensiona la richiesta di verifica: «Ma resta il messaggio politico al premier Gentiloni alla luce del voto grave e incomprensibile di Mdp». L’avvertimento è rivolto anche al Colle: la finestra per il voto anticipato si chiuderà a ottobre, in piena sessione di bilancio, e a quel punto Mdp avrà le mani libere per votare contro la manovra. Con tutti i rischi del caso. Ad ogni modo, vista da Palazzo Chigi, la maggioranza ieri ha tenuto bene. Ma è fin troppo facile notare come il voto sulle mozioni Consip disegni un abbozzo di larghe intese: in favore della mozione Zanda hanno infatti votato i 28 senatori di Forza Italia presenti in Aula, 8 senatori di Ala e 3 della Federazione della libertà, il nuovo gruppo creato dal leader di Idea Gaetano Quagliariello.

Intanto, sul fronte giudiziario, le presunte irregolarità che potrebbero essere state compiute nel filone napoletano dell’inchiesta Consip, di cui sono titolari i pm Henry John Woodcock e Celestina Carrano, finiscono al vaglio del Csm. Dopo mesi di incertezze il comitato di presidenza ha deciso ieri di investire del caso la prima commissione, competente sul trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale dei magistrati, e di sollecitarla a esaminare un’altra pratica che pende quasi da due anni a Palazzo dei marescialli: quella sulle intercettazioni ambientali tra il generale della Gdf Adinolfi e l’allora premier Renzi disposte nell’ambito di un’altra inchiesta della procura di Napoli, su Cpl Concordia, e finite sulle pagine dei giornali.

Emilia Patta