Prova di forza dei M5S per zittire i critici interni

Non si può scansare la sensazione che anche quella di ieri sia stata un’iniziativa con una forte eco elettorale: soprattutto per Di Maio, ossessionato dal voto «verde»

di Massimo Franco

 

C’è da sperare che il protocollo firmato ieri a Caserta per bonificare la famigerata «Terra dei fuochi» abbia un seguito concreto. Avere portato lì un presidente del Consiglio, due vice e quattro ministri, oltre al governatore della Campania, dovrebbe sottolineare l’interesse prioritario che il governo attribuisce al tema di un ambiente devastato dall’inquinamento. Il fatto che il leader leghista abbia disertato la conferenza stampa finale per «altri impegni» non dovrebbe sgualcire l’iniziativa: se non fosse che su rifiuti e inceneritori aveva litigato fino a poche ore prima col suo omologo dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio. Sono istantanee di un contrasto quotidiano: così scontato da insospettire un po’. Non si può scansare la sensazione che anche quella di ieri sia stata un’iniziativa con una forte eco elettorale: soprattutto per Di Maio, ossessionato dal voto «verde». La trasferta di un pezzo dell’esecutivo nel suo collegio è parsa una prova di forza; e un modo per mostrare alle frange più insofferenti del Movimento quanto voglia rilanciare il suo profilo «di lotta». È stato criticato per avere accettato che l’Ilva di Taranto rimanesse aperta. Sull’Alta velocità la situazione è in bilico.

Lo schermo del «contratto di governo»

E il buon rapporto con il capo del Carroccio si affida sempre più allo schermo del «contratto di governo», non a caso citato anche ieri dal premier Giuseppe Conte. Ebbene, dalla «sua» Campania Di Maio cerca di zittire i critici interni: una regione dove ha ricevuto una messe di voti anche il presidente della Camera, Roberto Fico: uno dei più scettici sull’intesa tra Movimento e Lega. A sentire il vicepremier, sarebbe stata scelta «la strada più difficile, non quella degli slogan». D’altronde, il tema e la Terra dei fuochi sono «suoi», non di Salvini: se non altro per il modo in cui il M5S vuole risolvere lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di un ambientalismo che torna utile, in un momento di tensioni. In fondo, appare funzionale perfino l’assenza di Salvini dalla conferenza stampa. «Silvio Berlusconi e la Lega sono alleati», ha chiosato Di Maio, «noi abbiamo un contratto». Tanto, i due vicepremier sanno che il vero conflitto si giocherà sulla tenuta dei conti pubblici. Lo spread ieri ha toccato la soglia pericolosa dei 322 punti. E la durezza dell’Europa sta mostrando quanto fossero sbagliati i calcoli del governo italiano. Salvini, che definisce «ingenerose» le «eventuali sanzioni» contro l’Italia, forse comincia a farsi qualche domanda. Ma crescono le incognite su un possibile voto anticipato, magari provocato dai «due vincitori» del 4 marzo per scappare dall’imbuto pericoloso nel quale stanno infilando l’Italia. Sanno, però, che l’ultima parola spetta al Quirinale.